domenica 26 aprile 2015

Avviso importante: alcune delle regole della nostra casa di seconda accoglienza

Ritengo questo avviso prioritario rispetto anche
a far conoscere la nostra casa di seconda accoglienza.
Il motivo principale e' racchiuso già nel nome stesso "casa di seconda accoglienza" o anche detto "di secondo livello".
Perché viene chiamata così lo spiego di seguito.
Le strutture di prima accoglienza si occupano di emergenza, o di recupero tossicodipendenti o/e alcolisti.
La casa di secondo livello non tratta l'emergenza, come ad esempio l'emergenza freddo, o il recupero cioè il trattamento medico di chi ha necessità di curarsi da dipendenze.

Il nostro "lavoro", reso a titolo completamente gratuito, nonostante lavoriamo 24 ore al giorno tutti i giorni festivi compresi, (si intende che anche nelle ore di riposo siamo reperibili sul posto), consiste nell'offrire ospitalità alloggiativa a persone in stato di disagio socio-economico.
Fra queste persone vi sono:
Chi ha perso tutto con fallimenti; chi ha perso il lavoro ed in età dai 50 ai 60 non trova nuovo impiego; chi vive con pensioni di invalidità e nulla più di circa 270/290 euro al mese; chi ha perso tutto per tossicodipendenza; chi ha commesso reati e proviene da stato di detenzione; chi ha avuto problemi di alcolismo, chi per questi motivi ha vissuto in strada in quei posti e in quelle realtà molto difficili da comprendere per chi le vede solo quando ci passa affianco, spesso anche disturbato da queste presenze, ecc.

Le nostre grandi soddisfazioni sono quando accogliendo queste persone, con programmi individuali e personalizzati, con la solidarietà reciproca fra di loro, con la socializzazione e la vita in comune, riscontri con il passare dei giorni, delle settimane e dei mesi, un validi e continuativo miglioramento nel ritrovare il sorriso, la fiducia nello stato (che in questo caso siamo noi), e la voglia di vivere di nuovo in un contesto sociale, di loro vedi chi si impegna a cercare un lavoretto o un lavoro e noti continuativamente grandi progressi.

Le nostre grandi immense delusioni sono invece quando nonostante la persona provenga da realtà molto dure quali la strada, fa il colloquio dicendo di aver magari avuto problemi di alcolismo o droga e che non ne fa più uso.
E' infatti tassativo nell'accedere nella nostra casa il fatto che la persona abbia già fatto un precedente percorso di recupero dalle dipendenze e ne sia uscito.
Ecco, la nostra delusione avviene quando in pochi giorni noti che la persona beve e lo nasconde (si vede), continui il programma continuando a far notare che l'alcol come la droga portano reazioni molto insidiose che non si possono prevedere. L'abuso può portare alla morte con varie malattie come la cerosi epatica.
Quando vedi che la persona passa le due settimane ed invece che apprezzare di aver raggiunto una stabilità da cui ripartire, si "rilassa" e comincia a bere, prima di nascosto poi in modo sempre più evidente.

Non di aiuta una persona se si lascia nella convinzione che non abbia un problema. Per capirci: non si può far finta di niente, questo sarebbe un danno al soggetto che invece deve, se vuole, rivolgersi a strutture adeguate al suo problema. Questo vale quando la persona riconosce di avere il problema.
La compassione in questi casi non è una cosa positiva.
La positività e' indirizzarlo nel posto adeguato, ma se non vuole, non può essere costretto a salvarsi. Noi non possiamo costringere nessuno a curarsi, ma altrettanto non possiamo accogliere chi ha patologie che possono sfociare nella violenza fisica.

A questo punto per tutelare tutti i nostri ospiti, chi si dimostra ancora pericolosamente affetto da dipendenza cronica, non può più stare nella struttura perché deve recarsi il una struttura curativa. Noi non trattiamo la disintossicazione, questo va evidenziato fortemente.

In questi casi, noi possiamo solo indirizzare nelle comunità con cui siamo in collaborazione, ma non possiamo forzare nessuno a farsi curare. La decisione e' personale del soggetto affetto da dipendenza.
Ma d'altro canto non possiamo nemmeno non intervenire. Cioè, non possiamo lasciare persone con evidente patologia convivere nella casa con chi ha fatto percorsi di recupero ed è nella fase di reinserimento alla vita sociale.

Ecco perché il soggetto affetto da evidente patologia da dipendenza (vale anche per il gioco di azzardo ormai legalizzato- forse non si chiama nemmeno più così ma quello era una volta ed era vietato dalla legge), non può convivere in una struttura atta al reinserimento di chi da quelle dipendenze ha faticato ad uscire.

Ospitare chi non riconosce di diversi curare, soprattutto quando si palesano stati di reazioni violente, comporterebbe primo un pericolo per gli altri ospiti e poi una regressione per chi ha faticato ad uscirne.

Quindi nel regolamento statutario esistono vari divieti e di questi i più importanti sono :
Il divieto di abusare si alcolici; di assumere droghe; di compiere reati.

Questo avviso viene divulgato affinché chi vuole rivolgersi a noi sappia che se non ha i requisiti richiesti e' meglio che non faccia neppure domanda di ammissione. Vale anche per chi lo fa per conto terzi.

Ad ogni persona a seconda del suo stato di salute, viene consigliato il corretto percorso.
Ribadisco che da noi si può fare richiesta di ammissione solo se non si è affetto da dipendenze in corso. Di norma chi fa richiesta da noi di accoglienza, se ha avuto un trascorso da alcolista o di tossicodipendenza o altri stati associati alle dipendenze, e che abbia fatto il giusto percorso di recupero, deve farlo attraverso il proprio assistente sociale il quale deve informarci dello stato attuale del candidato. In autonomia la persona che è' affetto da dipendenze in corso, non lo dichiarerebbe ma emergerebbe in tempi brevi. Fermo restando che già in fase di colloqui i sintomi sono ben visibili, ecco perché alcune candidature vengono rigettate.

Per fare domanda, quindi, per i casi di cui sopra, serve che la faccia il proprio assistente sociale e non il soggetto da valutare. Questo per evitare come accaduto che un candidato che si presenta autonomamente, e venga valutato non idoneo al tipo di struttura, continui poi a insistere di aver necessità di un posto letto. Non è il posto letto che noi offriamo, ma un percorso di convivenza in casa atta allo scopo di riportare le persone al reinserimento sociale, cosa che, assicuro, non può avvenire se la problematica alla fonte della persona e' di natura psicologica da impossibilità autonoma di distaccarsi dalle dipendenze da cui è' affetto.  Se non si riconosce di doversi prima curare, quindi disintossicare, non si è certamente pronti per essere aiutati al reinserimento.
Non essendo, quindi, una struttura curativa, una comunità di trattamento, non sarebbe utile alla persona che deve invece essere indirizzata alla giuste strutture di disintossicazione.

Spero sia chiaro.
Questo al fine di evitare che chi non accetta di curarsi, continui a girovagare di centro accoglienza in centro accoglienza, con il solo scopo di trovare letto e pasti ma non con lo scopo più importante che è quello di riprendere una vita sana.




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