martedì 19 dicembre 2017

Parte 1) La Stazione dei carabinieri del Divino Amore e l' arresto "memorabile"....parte 1

Nota: Racconto pubblicato sul blog Monia Lustri e in versione pubblica nell'anno 2015 prima di inviare Istanza al Procuratore Capo di Roma depositata in data 7 giugno 2016.

Ed è proprio la località Divino Amore a ripetersi più volte in vicende collegate alla medesima persona che, in questo racconto chiameremo con un nome di fantasia, Giuseppe Verdi.

Giuseppe Verdi stava scontando 8 mesi di detenzione domiciliare a seguito di un controllo al Sert sbagliato in cui relazionarono di non averlo mai visto
(chiaramente essendo il sert sbagliato, non potevano di certo averlo visto, avendo frequentato invece quello di competenza territoriale) quindi tale relazione negativa ma non veritiera,  portò Giuseppe Verdi a scontare gli 8 mesi in detenzione, già scontati con messa alla prova, a doverli di nuovo scontare totalmente ai domiciliari, dopo aver frequentato già il sert (da cui non attinsero a verifica, avendola avute da quello sbagliato).
Fra la frequentazione del Sert effettuato in modo corretto e il passaggio alla detenzione domiciliare sarà mandato in carcere. Più avanti nei racconti capirete il motivo per cui sottolineo questo passaggio.

Fine pena 1 settembre 2003 (totale di una pena di 8 mesi e 22 giorni);

17/12/1997 scarcerato per affidamento ai servizi sociali...

Mancavano 13 giorni al fine pena. Infatti il 1 settembre 2003 finiva la detenzione.

Esatto 13 giorni, avete letto bene!

Quella sera del 17 agosto l' ex compagna di Giuseppe, Antonia, porta a casa di Giuseppe una sua amica a cena L. Nizzi.
Che caso!

Atteniamoci alla realtà oggettiva dei fatti:

Durante la cena l' amica di Antonia, L. Nizzi, tossicodipendente, malata di HIV, candidosi, epatite c, ecc ecc, ci prova con Giuseppe che la respinge.
Tale situazione scatena le ire di Antonia e le due donne finiscono a picchiarsi.

Il tentativo di Giuseppe di separarla sarà vano.
Giuseppe le fa uscire di casa entrambe.

Era notte. Dopo la lite delle donne, resta la cena sul tavolo. Cena consumata parzialmente. L'unico tavolo presente in casa.
Perché inserisco il dettaglio del tavolo apparecchiato con la cena, bicchieri, ecc tutto ancora sullo stesso?
perché l'accusatrice indica la zona della violenza sessuale proprio sul tavolino da pranzo o meglio, l'unico tavolo presente nella casa.
Lo rilevano persino i carabinieri che nonostante abbiano constatato che sulla tavola nulla manca, riterranno credibile la denunciante.

I fatti giudiziari proseguiranno cosi:

L.  Lizzi resta sotto casa di Giuseppe per molto tempo, chiama il 112 e all' arrivo della pattuglia, dopo quasi un ora, dichiarerà di essere stata sequestrata, violentata e picchiata dalla coppia.

Nessuno sale da Giuseppe nonostante fosse in detenzione domiciliare, dichiareranno i carabinieri successivamente che non salirono per non destare sospetti.

La Nizzi, sara' portata prima in caserma della Stazione del Divino Amore, poi al pronto soccorso all' ospedale Sant' Eugenio a Roma.

Le visite riportano da subito esito negativo a qualsiasi tipo di violenza sessuale.
A seguito della negatività del risultato la Nizzi dirà in ospedale:
"te credo me l' ha messo nell' ano".... mentre durante le udienze mentre è interrogata alterna violenza anale a vaginale asserendo di averle subite entrambe.

Viene cosi richiesta, dopo la consulenza ginecologica che dava esito negativo in zona vulvo-perineo-anale, anche una consulenza chirurgica in cui a parte emorroidi non trovano nulla.
Nessuna traccia di liquidi ne di alterazioni da violenza sessuale subita. Nulla.
Il ginecologo farà fare anche i vetrini, di prassi, dalla biologa. Nessuna traccia di liquidi, nulla.

Ripetiamo la biografia della querelante
L. Nizzi : tossicodipendente, con diverse e molteplici malattie a trasmissione altamente infettive specie per via sessuale.

Ah, dimenticavo, la querelante dichiara rapporto sessuale senza protezione.
Con emorroidi che anche solo con sforzetto di cacchina si rompono facendo uscire sangue, il contaggio è garantito.

Una Nizzi con alle spalle altre 2 o 3 querele dal contenuto identico di violenza sessuale verso "guardie" (spiegheranno i periti in udienza che avesse riferito loro essere guardie forestali o guardia di finanza), le predette querele furono tutte archiviate. Chiaramente infondate.

Questo era il biglietto da visita con cui la Nizzi si presentava a querelare una nuova denuncia di violenza sessuale e sequestro di persona.
Venendo per la prima ed unica volta considerata attendibile.
Le informative non riportavano le pregresse denuncie simili, identiche, infondate?

Inoltre la Nizzi accusa la coppia di aver fumato hashish e di averle strappato la maglietta, tanto che la pattuglia dichiara di averla trovata con una maglia che la stessa dichiara esserle stata data da due che abitavano al piano di sotto. (Non con vestitino di cotone eh! aggiunta del 20/12/2017)
La presunta maglietta non sarà mai cercata, ne risulta su alcun atto che le sia stata chiesta la descrizione.

Due considerazioni mi vengono al volo:

1) Perché non è stata fatta un analisi per constatare se la coppia avesse davvero fumato hashish?
Questo avrebbe subito stanato la querelante.
Nessuno aveva infatti fumato hashish.
Consideriamo che il signor Verdi non fuma nemmeno le sigarette.

2) Perché in nessun punto trovo domande circa la descrizione di questa presunta maglia strappata?
E nessuno la cerca. Strano no? Se io devo recarmi a fare una perquisizione devo sapere che maglietta portava e cercarla. Non vi è il minimo cenno.

Il motivo per cui mi faccio queste semplici domande lo capirete più avanti.

Era la notte del 17 agosto 2003, passata la mezzanotte era il 18.

Durante la notte nessuna pattuglia è salita dai presunti violentatori.

Lui, Giuseppe, era in detenzione domiciliare e tra 12 giorni finiva la pena.
Sarebbe stato finalmente libero.

Sapete cosa trovo alquanto strano nella denuncia portata avanti?
che i carabinieri che hanno arrestato (ricordate che troveremo 2 arresti agli atti in due giorni diversi ed entrambi avvenuti in casa)  Giuseppe Verdi non per violenza ma per evasione, non fanno alcun cenno al fatto che la Nizzi avesse precedenti penali ed è un elemento fondamentale perché la persona ai domiciliari non poteva aver contatti con pregiudicati/e.
Eppure questo elemento non viene nemmeno sfiorato, neppure sui rapporti inviati in procura, ne la procura se ne accorge?.
Quindi come dire che la Nizzi poteva stare li?
O che la Antonia poteva scendere da quelli del piano di sotto, anch'essi ai domiciliari nonostante la stessa fosse pregiudicata.

Quindi uno a cui mancano 13 giorni a finire la detenzione, sequestra, violenta, picchia, una donna tossicodipendente carica di malattie, e se ne sta beato in casa ad aspettare l' arresto.
Ah, senza nemmeno "occultare" prove della presenza in casa della tipa.

Nell'ordine:

Risulta agli atti una perquisizione personale effettuata al sig. Giuseppe Verdi (nome di fantasia) alle ore 09,50 del 18/08 del mattino negli uffici del comando Divino Amore.
Esito negativo.

Il 18/08 alle ore 12,25 la stazione invia il fax al comando di Pomezia ed in Procura

"nr. 32/33 p.to ore 09,30 circa 18 ago in Roma interno complesso vrg militari quest' arma traevano arresto detenuto domiciliari G.V. vrg per evasione perché seguito controllo propria abitazione ore 23,00 circa di ieri 17 cormes predetto risultava assente... Famigliari (quali?) informati atto arresto p.to prevenuto provvisoriamente trattenuto camera sicurezza arma T. D. C. Sarà tradotto mattina 19 cormes presso aule giudiziaria per udienza convalida et rito direttissimo (non risulta alla scrivente che ci sia stato, ricordiamo che sarebbe il direttissima per evasione e non vi è alcun cenno al Verdi sull'accusa per violenza) p.to fine"
A firma del maresciallo aiitamts s. U.P.S. Sergio Bennici.

Con protocollo del 19/08 ore 09,15 ufficio arrestati si trasmettono atti p.g.
- Verbale arresto
- Verbale nomina difensore ufficio
- Verbale perquisizione personale
- Copia del provvedimento di concessione agli arresti domiciliari
(Qui si nota il fine pena 12 giorni dopo il presunto fatto).

* Con data 19/08 ore 21,30 verbale perquisizione personale a G.V. effettuata nella propria abitazione.
Considerando che in data 19 agosto il Verdi non poteva essere in casa

* 19/08 ore 21,30 verbale di sequestro che Giuseppe rifiuta di firmare (sarebbe avvenuto sempre in casa il 19 agosto)

* 19/08 ore 21,30 verbale di perquisizione domiciliare per ricerca sostanze stupefacenti esito negativo

Fax del 19/08 ore 23,04
Da stazione Divino Amore a procura ufficio arrestati:

" ore 04,00 circa di ieri 18 cormes vrg L. Nizzi p.to veniva soccorsa e accompagnata presso ospecives s. Eugenio di Roma, dove refertata e giudicata guaribile in GG 4 per ecchimosi zigomo DX - 2 piccole ecchimosi coscia DX e una coscia SX (erano si scoprirà in seguito due lividi sotto il ginocchio non sulle coscie)
P.to peraltro ESAME CONSULENZA CHIRURGICA ALLEGATA REFERTO SUDDETTO DEPONEVA A FAVORE IPOTESI DELITTUOSA DENUNCIATA - sentito concorde parere PM. Turno esterno tribunale Roma dr Carlo La speranza vrg contattato prima volta ore 13,30 et informato esito operazione ore 21,30 - venivano sottoposti a fermo di indiziato delitto
(Nota: il pm viene avvisato per la prima volta alle 13.30 del giorno dopo)
Giuseppe V. È stato rintracciato presso l' abitazione
mentre Antonia P. è stata rintracciata alla stazione termini.
Perquisizione domiciliare esperita consentiva di rinvenire OCCULTATE IN UN CASSETTO chiavi appartamento et scarpe proprietà Nizzi.
(Le chiavi erano sul mobile del televisore a vista dove la stessa le aveva messe andando a cena).
Prevenuti dopo formalità rito associati rispettivamente Verdi at casa circondariale regina cieli Roma et P. Antonia at casa circondariale Roma rebibbia femminile."

Soffermiamici qui.

In questo documento non si può far a meno di notare due punti fondamentali:

1) la consulenza chirurgica che dichiarano essere positiva alla denunciante quando nel medesimo ospedale le consulenza sono state tutte negative.

2) la scomparsa della consulenza ginecologica che ricomparirà oltre un anno dopo durante l' interrogatorio del medico di pronto soccorso che non vedendola lo espone in udienza del 30/04. Con la sparizione di detta consulenza, non si era a conoscenza neppure del nome del ginecologo, ne della sua esistenza.

A tal proposito si riporta il commento sul passaggio dell' udienza del 30 aprile (8 mesi dopo) della Dott.ssa di pronto soccorso:

La Dott.ssa fu la prima a visitare la Nizzi e a chiedere le consulenze specialistiche.

Orbene, la consulenza chirurgica che si trova agli atti e che sarà inviata in procura dalla stazione cc Divino Amore il giorno 18 (?) agosto è quella scritta a mano sotto la richiesta della Dott.ssa.

Su questa consulenza si trova una firma indecifrabile e priva di timbro.

Per cui per tutto il processo nessuno si farà venire lo scrupolo di rintracciare l' autore.
Ma sarà fondamentalmente questo documento a firma ignota e scritto a mano a far emettere la sentenza di condanna a più di 6 anni al Giudice Sante Spinaci.

La stessa Dott.ssa non riconosce né questo tipo di metodo di redigere consulenze senza timbro, ne la firma.

A non riconoscere il medico a cui apparterrebbe la firma è lo stesso ginecologo e dirigente dell' ospedale Sant' Eugenio.

Si precisa che il ginecologo verrà ascoltato e citato tra i testi molto tempo più avanti nel processo in quanto la scomparsa della sua consulenza aveva prodotto anche che nessuno fosse a conoscenza della sua stessa esistenza.

Un dettaglio particolare:

Tra l' udienza del 30 aprile e la successiva del 21 maggio accade una cosa inattesa,
viene cambiato il PM, dal Dott. Carlo Lasperanza al Dott. Roberto Staffa.

Segue su seconda parte







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