martedì 1 agosto 2017

Parte 2) la Stazione dei Carabinieri del Divino Amore e l' arresto "memorabile" parte 2

Siamo arrivati al punto in cui tra l' udienza del 30 aprile e quella del 21 maggio cambiano il PM dal Dott. Carlo Lasperanza al Dott. Roberto Staffa.

Il PM Roberto Staffa sarà arrestato qualche tempo più avanti, per altri motivi, lo si apprende dalla cronaca.

Si parlava di "ecchimosi" la querelante aveva dei lividini sulle gambe (sotto il ginocchio) ed uno sullo zigomo destro.
Bene, dato che le due donne se le diedero di santa ragione ci sta.
Cosi dichiarano anche medici e periti. Viene infatti specificato che la natura può essere di qualunque motivo non per forza atto sessuale.

Considerando anche che la lite effettivamente avvenuta tra le due donne, non è stata praticamente sfiorata durante il processo. Per fortuna che ci sono Giudici più obiettivi, in questo caso in Appello.

Mentre veniva escussa la dottoressa che per prima ha visitato la L. Lizzi (nome di fantasia), risponde in merito alla consulenza da lei avuta quel giorno, dice, quindi, che era difforme da quella che aveva in mano li in udienza.

E dice " no, a memoria, cioè io avevo proprio una consulenza: una consulenza redatta diversamente, non come questa"

Ed essendo "questa" un' altra presunta consulenza richiesta dalla medesima dottoressa, non sfugge che non viene menzionata come eventuale altra consulenza, quindi una consulenza che non ricorda.
Nessuno in udienza chiede di risalire a quella firma indecifrabile senza timbro.

Considerando che è il documento sul quale si basa la condanna di primo grado emessa dal Giudice dott. Sante Spinaci, in cui si evince quanta importanza viene data alla medesima consulenza a firma ignota.
Mentre il documento che esclude la violenza redatta dal ginecologo e dirigente non veniva né acquisito, né menzionato.

Impossibile che possa essere sfuggito in quanto nel passaggio di escussione dell' udienza del 23 giugno (10 mesi in carcere degli imputati) il teste, ginecologo poi rintracciato, riferisce :

"....ma mi fu anche obiettato, dall' agente di pubblica sicurezza - dottore - ed io ho detto - guardi, mi spiace ma io personalmente...non mi sembra di vedete lesioni in maniera apparente. Abbiamo fatto lo striscio culturale a fresco e vediamo che cosa esce fuori da questi tamponi".
I tamponi sarebbero quelli fatti dalla biologa, quindi un documento che integrava la consulenza del ginecologo, non a se stante.

Trovo singolare che nella comunicazione dei fatti in procura, in nessun punto viene né menzionato, né riportato il parere negativo del ginecologo.

Non era un medico secondario, ma una consulenza principale.

Ricordiamo al lettore che la querelante durante il processo alterna violenza vaginale ad anale, mentre al pronto soccorso dopo l' esito negativo vaginale dichiara anale.

Si farà passare, inviandola in procura, la "consulenza" dei vetrini (tamponi) della biologa, come consulenza ginecologica.

Eppure l' agente di pubblica sicurezza OBIETTA al ginecologo l' esito, poi nemmeno qualche ora dopo dimentica persino la sua esistenza. Tra parentesi il ginecologo era un uomo, la biologa una donna.

Nella trasmissione atti dalla stazione del Divino Amore alla procura verranno spediti solo:

Il documento di primo soccorso della dottoressa che la vede per prima;
La presunta consulenza chirurgica a firma ignora e priva di timbro;
E l' esito dei vetrini (tamponi) della biologa che chiameranno consulenza ginecologica e che tale non era.

Altro dato: quando il PM Lasperanza nomina il suo perito, non avvisa le parti accusate, cosi la perizia della procura avverrà senza la presenza del perito delle parti accusate.

La perita pare fosse un "tenente colonnello" delle assicurazioni, non si è compreso. Dott.ssa Liviero.

In compenso all' udienza del giudizio direttissimo il 19/08 per decidere in merito alla convalida degli arresti sarà ascoltato l' appuntato Annibale Cicala.

Riferisce che il Giuseppe aveva un taglio sul mento (profondo) e che lo portano in ospedale per farlo medicare.
Questo durante l' arresto.

In realtà dalle carte risulterebbero due arresti. E più perquisizioni in casa. Lo vediamo nel dettaglio più avanti.

Il Cicala non dice quale sia l' ospedale e nessuno glielo chiede.

Non indica neppure il giorno della medicazione. Nessuno glielo chiede.

Però gli viene chiesto più volte di essere preciso sulla sera in cui alle 23 erano passati a fare il controllo.

Le date degli arresti riportano dei passaggi poco chiari.

Intanto l' arresto è avvenuto una sola volta, non due.

Quindi si presume il primo arresto del 18 agosto per evasione e qui una serie di caserme stazioni girate, processo per direttissima, ospedale, carcere. Nessun ritorno a casa.

Come sarebbe avvenuta la perquisizione del 19 agosto alle 21,30 se alle 22,20 era stato portato in carcere a regina coeli? Son passati prima da casa?
Aveva una licenza fra un arresto e l' altro?

Il Cicala dice che al momento dell' arresto "erano le 9 e 20 e ha aperto la "moglie" .
Non specifica il giorno. Inutile dire che nessuno glielo chiede.

Riprendendo la nota di trasmissione invece si legge:

"Il G.V. veniva rintracciato presso la propria abitazione mentre la A. P. e' stata rintracciata alla stazione termini.

Interessante passaggio.

Il pubblico ministero infatti si trattiene proprio su questo singolare fatto chiedendo al Cicala se avesse aperto la porta la "moglie" e il Cicala risponde più volte si.

Perfetto ma che c' erano stati due arresti nelle carte nessuno se ne è accorto?
Nessuno fa indicare date?

Nu cazz.

Ricordiamo che gli arresti avvengono poiché si riporteranno consulenze positive alle accuse della Lizzi.

Chiaramente nessuno dirà che la Lizzi aveva già tentato altre svariate denunce per violenza sessuale altre volte.
La Lizzi era pluripregiudicata per cui nelle famose informative appare strano non esserci questa sua "abitudine".

Ma in udienza 5 mesi dopo gli arresti il Cicala dirà in riferimento agli esiti delle consulenza del 18 agosto
"Si si abbiamo atteso l' esito della ginecologica dove data esito negativo...."

Non lo ha però dichiarato in sede di convalida arresto.

Il difensore fa presente che "...gli accertamenti e quanto riferito nell' informativa è difforme dal vero".

Nelle copie del fascicolo presente in appello mancano delle pagine e si nota l' assenza poiché la numerazione è progressiva nonostante alcune pagine non ci sono.
A mancare è proprio la pagina in cui il Cicala durante interrogatorio risponde in merito alla perquisizione fatta in casa del sig Verdi.

Si capisce dall' inizio della pagina successiva a quella mancante. Ma non si sa cosa ci sia stato scritto.

Segue il Cicala all' udienza del 07 gennaio dicendo che il ciondolo (chiavi) viene ritrovato in un cofanetto di colore argento posizionato all' interno del soggiorno.
Quando il soggiorno è a vista appena si entra dalla porta di ingresso e le suddette chiavi erano in un piattino argentato, oggetto in cui si ripongono, appunto, oggetti o chiavi, sul mobile del televisore. Proprio appena entrati in casa.

Questa dichiarazione contrasta con quella del 19/08 in cui scrivono che "perquisizione domiciliare esperita consentiva di rinvenire occultate in un cassetto chiavi appartamento...."

Ma la famosa maglietta non la cerca nessuno, ne nessuno chiede alla querelante la descrizione.
La Lizzi si attribuisce la proprietà di scarpe da ginnastica. Per questo il sequestro delle scarpe ha il rifiuto della firma.

Interrogato il carabiniere Pozzuto dice di aver partecipato solo al fermo del Verdi e relativa perquisizione domiciliare. Sembrerebbe appartenere all' arresto del 19. Infatti pure lui non specifica il giorno, ne gli viene chiesto.

Il pubblico ministero rileva di voler sentire il maresciallo Bennici in merito alla presenza del "fantomatico ginecologo" (uso testuali parole).

Quindi il maresciallo Sergio Bennici interrogato dirà "..l' accertamento fondamentale è stato il referto medico, i referti medici anzi, perché ci sono stati due o tre referti medici...."

Poi aggiunge che le famose chiavi, che il Cicala chiama ciondolo, sarebbero state rinvenute dentro la scatola del sale. Addirittura in cucina quindi.

La denuncia della querelante è interessante poiché porta la firma dell' ultimo foglio a oltre 20 centimetri più in basso della fine del rigo. Di solito la firma va apposta sotto la scritta DENUNCIANTE non a 20 centimetri sotto.

Dettagli.

Nella richiesta si convalida del fermo ed emissione ordinanza di custodia cautelare in carcere vi è un grande errore di trascrizione.
Nel far presente al giudice per il processo per direttissima il fine pena, non sarà scritto 1 settembre dell' anno in corso, ossia pochi giorni dopo, ma scriveranno un anno dopo.

Mentre nel foglio indagini delegate la data risulta quella effettiva, 13 giorni dopo il presunto fatto che farà fare 1 anno ed 8 mesi di carcere a Giuseppe ed Antonia.

In appello Giuseppe sarà assolto su entrambi i capi di imputazione:

Capo 1 (concorso e violenza sessuale) perché il fatto non sussiste

Capo 2 (lesioni)
Per non aver commesso il fatto

Mentre Antonia verrà condannata per il capo 2, lesioni ed assolta per il capo 1) in quanto il fatto npm sussiste.

Giuseppe non ha ottenuto alcun risarcimento per ingiusta detenzione di 1 anno ed 8 mesi di carcere a Regina Coeli, non ha avuto alcun risarcimento della pena ingiustamente patita.

Antonia ha ottenuto un risarcimento di euro 80 mila circa, pur avendo a suo carico dei precedenti penali.

Ad oggi non si è a conoscenza del reale motivo per cui non fu dato al Giuseppe il risarcimento spettante. Alla procura non risulta la motivazione.

Dalle carte invece non vi è alcun interrogatorio (forse era in malattia?) ad uno dei carabinieri presenti a più momenti, l' appuntato Arturo Spedalieri. Magari sa chi era l' operante che ha obiettato il ginecologo? O forse fu proprio lui a ritirare i documenti in ospedale da inviare in procura?
Sarebbe interessante sapere di più.

Per cui torniamo di qualche anno i dietro nel racconto, poiché quando ci fu questa curiosa accusa di violenza sessuale e sequestro di persona da chi aveva a suo carico più denunce dello stesso tipo verso agenti di pubblica sicurezza o guardia di finanza o guardia forestale, era in corso un' altra indagine. 24 anni di indagine. Probabilmente si auspicava la condanna?
A conti fatti sono circa 40 anni di accanimento giudiziario sulla medesima persona. Ma da chi parte? Quale è il motivo per distruggere la vira intera di un essere umano?

Ecco questo processo con assoluzione piena è importante per tre motivi:

1) che molte cose importanti accadute nel processo cadranno nel vuoto, tipo: dopo aver scoperto che la Lizzi ha mentito andava denunciata per calunnia, cosa che non verrà fatta da parte della procura, ne lo permetteranno a chi ha patito danno ingiusto avendo applicato l' art. 530 si è impedito di procedere verso la menzognera. E che la tipa era avvezza di questo tipo di denunce era oramai chiaro.

2) che la firma ignota di un documento importante che a questo punto non si sa se fosse vero non verrà attenzionato, motivo per cui non si cercherà il responsabile o l' autore.

3) ed infine si fa notare che nonostante l' assoluzione passata in giudicato e quindi definitiva, le informative delle forze dell' ordine, a tutt' oggi, 2016, continuano a riportare nel nominativo del signor Giuseppe Verdi precedenti quali violenza sessuale e sequestro di persona, nonostante non esistano sui carichi pendenti.
Ma c'è di più, notare che il rinvio a giudizio dei due capi di imputazione, non riportano affatto il sequestro di persona, in quanto già su questo fatto la tizia non venne creduta.
Quindi come mai le informative riportano tali "precedenti" mentre non riportavano le abitudini della Lizzi di querelare per violenza sessuale persino le "guardie".


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