sabato 30 luglio 2016

Vittime di malagiustizia conseguenze drammatiche

Perché vi sto postando uno dei processi (ve ne sono altri ancora piu inquietanti verso lo stesso uomo) in cui due persone vennero accusate da una tossicodipendente di reati gravissimi.

Tossicodipendente notevolmente inattendibile che i carabinieri in quel contesto dichiararono essere attendibile sulla base di elementi privi di logica.

Porto alla luce questo processo per più motivi:

1) che una delle due vittime di questo tipo di malagiustizia, quella che nel processo e nelle accuse definiscono "moglie" e che tale non era, non può raccontarlo essendosi (pare) tolta la vita qualche anno dopo, buttandosi sotto un treno.
(questo è ciò che si sa, di fatto in quella circostanza è deceduta non so se subito oppure in ospedale).

Questa donna era entrata in una forte condizione depressiva dopo la morte di suo figlio, avvenuta anni prima quando il bimbo aveva poco più di 10 anni.

La morte del bimbo avvenne per mano di un uomo (alcolizzato e tossicodipendente) alla guida di una macchina che investì un gruppo di bimbi e lui morì.

Suo padre non poteva essere presente ed era la madre ad occuparsene. I due erano già separati, ma non erano sposati, solo anni prima di separarsi erano conviventi.

Questa condizione della donna, di estrema depressione ha fatto si che il suo ex compagno, padre del loro bimbo ucciso da un uomo che con la macchina lo ha travolto, l' ha sempre aiutata anche se tra i due non vi erano più rapporti personali.

Per la morte del bimbo ucciso da questo alcolizzato e tossicodipendente i due genitori vennero risarciti per circa 500 milioni delle vecchie lire, verso il 1999/2000 (più o meno), il padre del bimbo lasciò tutto alla madre del bambino e chiese di avere solo 5 milioni per pagare il notaio anziché i 250 milioni a cui rinunciò perché nessun risarcimento poteva ridargli suo figlio.

Ma lei, era molto attaccata ai soldi, deve averne parlato con questa sua amica ed e come nasce sicuramente quella situazione.

Strano infatti che la donna portasse a casa del suo ex questo tipo di persona;
Eppure lo fece. Ora un altro punto importante, aprirebbe tutto un altro scenario che per ora non può essere aperto, se ne riparerà.

La ex ormai attaccata solo al denaro porta in casa di lui una donna tossicodipendente, con la scusa di fare una cena insieme e con la scusa di non avere le chiavi del suo appartamento dove vive con il Bevilacqua che non c'era, riusciva a convincerlo.
Ecco che improvvisamente la ex aggredisce verbalmente lui e dice a lei di non avercela con la stessa. Esce di casa e li lascia soli. Lui non chiude la porta, la vicenda gli puzza.
Lei rientra e si picchia con la tossica. Lui le spinge entrambe fuori e chiude la porta.
La ex prende la macchina e se ne va.
Se tutto ciò era preparato da entrambe non è dato sapere. Probabilmente se così fosse la tossicodipendente successivamente coinvolge anche la ex come supporter della violenza... Insomma può essere che la ricerca di soldi abbia portato questa furba a mentire e aime' hanno trovato dei carabinieri che nonostante l' ospedale dichiarava non esserci presenza di violenza sessuale, hanno invece scritto altro!


Lei stava con un altro uomo, poi con l' ultimo con cui conviveva allo stesso indirizzo, stesso civico che risulta al processo, solo che era un'altra palazzina e tutt' altro piano.

I carabinieri del posto sapevano benissimo questo fatto, tanto che l' uomo con cui conviveva la donna, il Bevilacqua D., era conosciuto dalle forze dell' ordine di zona i quali conoscevano
anche l' uomo che invece agli atti indicano come "marito" e dove dicono nei carteggi che siano conviventi,
quando, in più occasioni, gli stessi sono intervenuti per "sedare" la donna che inveiva contro il suo ex da cui pretendeva delle cose.

Era proprio lo stato di depressione avvenuto per la morte del loro figlio a far giustificare all' uomo il disagio, la rabbia che la sua ex aveva, ma di rapporti personali tra i due, non vi erano da tempo.

Purtroppo questo stato rendeva l' uomo fortemente dispiaciuto per la sua ex, per il dolore della perdita che aveva compito entrambi e lei da madre era vista con molta compassione da lui.

Arrivava da casa sua (l'altra), suonava, pretendeva, a faceva piazzate...a cui appunto intervenivano le forze dell' ordine del posto e chiedevano a lui se dovessero allontanarla (non vivendo con lui li, appunto).

A volte lei dava una mano, ma poi sfociava puntualmente in aggressioni verbali, se non pure fisiche, feroci.

L' uomo viveva da solo in quella casa. Basta prendere le relative residenze dell' epoca ed accertare. Se non specificano la palazzina identificata da una lettera e il piano (il 3 con terrazzo infatti solo gli ultimi piani hanno il terrazzo e dove viveva l' uomo, appartamento oggetto del processo, non era ne al terzo piano, ne aveva il terrazzo) e interno, perché se questi elementi non sono stati rilevati chiaramente risulta solo indirizzo e civico, ma il civico è il civico di un complesso di palazzine e non il civico di una sola palazzina. Sto mettendo in evidenza l' appartamento con il terrazzo perché nelle carte processuali ci sono testimonianze di vicini che parlano, appunto, del terrazzo e qui non inserisco a cosa si faccia riferimento, se sarà poi necessario, ne riparleremo. Il terrazzo, quindi, è un elemento fondamentale.

Per ora non mi addentro nelle mie considerazioni del processo in quanto sono lunghe, e lo dimostra l' assoluzione piena per lui dai gravi capi di imputazione violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni in concorso e l' assoluzione di colei che viene definita "moglie" e condanna a lei per lesioni.
L' assoluzione con formula
Il fatto non sussiste infatti è per entrambi ed è relativa alla violenza sessuale e al sequestro di persona.
Cosa significa "IL FATTO NON SUSSISTE"? Che la tossicodipendente ha inventato accuse verso i due per ottenere un arricchimento non dovuto, richiesta di un danno per qualcosa mai avvenuto e aver fatto fare carcere a due innocenti accusati da una mitomane.

Verso la donna già provata della perdita del bambino che già l' aveva portata a un forte disagio e stato di forte depressione, questa accusa, seppur risarcita economicamente per l' ingiusta detenzione, a una somma che va dai 50 agli 80 mila euro essendo anche stata condannata per le lesioni alla tossicodipendente (l' aveva picchiata o si erano reciprocamente picchiate) non riparerà il danno a livello morale.

In ogni caso il giorno del loro arresto o il giorno subito appresso tutti i telegiornali li riportarono come carnefici, cosi le testate giornalistiche.

Lei alcuni anni dopo si toglierà la vita. (Nota bene: non si sa se quelle accuse e quella carcerazione e la condizione in carcere sono collegate al suicidio di alcuni anni dopo).

2) Lui nello stesso periodo, o quasi, sarà ritrovato riverso sul pavimento di casa con la testa spaccata.

Sarà definita una caduta accidentale di cui l' uomo non ricorda. Operato di urgenza starà mesi in ospedale. Quando esce, si scoprirà anni dopo, essere stato accusato di più furti, uno passato in giudicato senza appello e lo scoprirà solo con la notifica di carcerazione appunto, 5 anni dopo, l' altro invece appellato, farà emergere uno scambio di persona, ripetuti fermi senza motivi allo stesso soggetto che, tra parentesi, aveva i documenti, ma sui fermi dichiarano di no, ma anche qui, leggendo gli interrogatori, molte cose non tornano e sarà condannato in primo grado per un capo di imputazione (furto) che non c'è nei capi di imputazione del rinvio a giudizio, essendoci invece questi:
 1 non aver rispettato il foglio di via (in riferimento all' altra prima condanna passata in giudicato, di cui parleremo in altri post strettamente relativi al caso)
E il
 2 capo di imputazione è di non avere il registro dei clienti dell' internet point (solo che il tizio a cui fanno riferimento è un egiziano e non colui a cui stavano facendo il processo)

Di questo fatto non ne parlerò per ora oltre.

Ad oggi, 2016, l' uomo viene ancora reso oggetto di particolari disagi in quanto con ostracismo,
gli fu impedito di sottoporsi a cure mediche
(perché la conseguenza di determinate pressioni ha portato a questo, dover smettere di sottoporsi a visite specialistiche importanti fino a che non cesserà questo "calvario")
e venne reso non poco difficile il rispettate le prescrizioni del magistrato di sorveglianza. (Su questo vi è un post più dettagliato nel mio blog).

Nonostante tutto, l' uomo ha tenuto duro ed ha rispettato, da sempre, tutto ciò che il magistrato imponeva.

Proprio il magistrato, infatti, modificò tre volte le prescrizioni, rilevando che il detenuto era autorizzato agli spostamenti per motivi di salute, ma purtroppo continuava a non specificare che il ritiro dei referti rientra nel medesimo punto.
Nessun detenuto è limitato nel poter andare a ritirare i referti, purtroppo non è colpa sua se non vengono consegnati a vista.
Il tutto perche?

Lo scopriremo più avanti.
Intanto ricordate che le accuse della tossicodipendente arrivano a 13 giorni dal fine pena
E l' ostracismo al rispetto delle prescrizioni iniziano a 5 giorni dall' inizio della pena (relativa alla condanna passata in giudicato e mai appellata giudicato in contumacia).





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