lunedì 29 agosto 2016

il disturbo istrionico di personalità

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Disturbo istrionico di personalità

Che cos’e’ il disturbo Istrionico?
Il disturbo istrionico di personalità è caratterizzato sostanzialmente da uno stile interpersonale drammatico e seduttivo sostenuto da un’intensa emotività esternata con modalità teatrali e da costanti tentativi di ottenere attenzione, approvazione e sostegno dagli altri, mediante comportamenti seduttivi o manipolativi. Altri elementi che caratterizzano questo disturbo sono: l’impressionabilità, la tendenza alla somatizzazione e la ricerca della novità.
Il disturbo istrionico di personalità è presente nel 2-3% della popolazione generale e nel 10-15% della popolazione clinica e sembrerebbe più diffuso tra le donne che tra gli uomini.
Come si manifesta
Le persone che soffrono di questo disturbo si sentono a disagio o non si sentono apprezzate quando non sono al centro dell’attenzione altrui. Per questo motivo cercano di catturare costantemente l’attenzione attraverso comportamenti teatrali, provocatori o seduttivi. Possono pertanto esagerare episodi di vita o indulgere in descrizioni drammatiche o in lamentele circa il proprio stato fisico o emotivo; possono alternare provocazioni e seduttività elargendo regali, adulazioni, istigazioni.
Inizialmente possono affascinare le nuove conoscenze per il loro entusiasmo, l’ipersocievolezza, la tendenza a coinvolgere, l’ostentazione di sicurezza e la seduttività. Soprattutto quest’ultimo aspetto può risultare speso inappropriato in quanto l’istrionico, in realtà, lo utilizza nei confronti di persone per cui non nutre un reale interesse sentimentale o sessuale.
Altra caratteristica distintiva di questo disturbo è l’espressione emotiva drammatica e superficiale fatta di manifestazioni emotive intense e plateali quali piangere in modo incontrollabile per un evento di scarso rilievo, abbracciare con trasporto persone conosciute da poco; tali slanci si accendono e spengono in modo rapido e non sembrano vissuti in profondità. Anche lo stile di comunicazione risulta teatrale, caratterizzato da una mimica amplificata, gestualità eccessiva, spesso impressionistico e privo di dati e dettagli che supportino le opinioni espresse.
Frequentemente, chi manifesta questo disturbo, considera le relazioni più intime di quanto lo siano in realtà, cosicché un conoscente può essere considerato un caro amico e una persona appena conosciuta può essere trattata in modo confidenziale. In realtà queste persone hanno difficoltà a raggiungere un’autentica intimità emotiva con gli altri e possono facilmente recitare una parte ad esempio la vittima, la principessa o cercare di controllare l’altro attraverso la manipolazione emotiva e la seduttività, pur non avendone consapevolezza.
La focalizzazione sull’approvazione altrui, piuttosto che sulle proprie esperienze interne, determina, nelle persone che presentano il disturbo, la propensione a considerare se stesse solo in funzione degli altri e, dunque, a sperimentare uno scarso senso d’identità personale. L’istrionico non sa bene chi è, anzi non lo sa affatto e i confini sono labili, per questo gli è facile identificarsi e proiettarsi con il personaggio ideale, un personaggio che deve primeggiare, essere ammirato, essere al centro. Dietro questa maschera è velata però la paura e la rabbia di essere squalificato, ignorato, svalutato, non riconosciuto, abbandonato. La maschera copre queste emozioni e le trasforma in seduzione, creatività, fascino, ”ti sedurrò, così avrò la tua ammirazione!“. Se fallisce, nel non essere riconosciuto, chi soffre del disturbo istrionico, rischia di cadere nel vissuto depressivo, di entrare in contatto con quella parte di sé, fragile, debole, triste, che non vuole assolutamente far vedere e provare. Per questi motivi presenta anche una marcata dipendenza affettiva e, per evitare l’interruzione di un rapporto, può ricorrere a comportamenti estremi volti ad attirare l’attenzione quali promiscuità sessuale, gesti autolesivi, tentativi di suicidio.
Nei rapporti di coppia le persone che presentano il disturbo istrionico ricercano figure con forte autorità, a cui attribuiscono doti straordinarie e la risoluzione magica dei propri problemi, spesso vengono attratte da situazioni competitive, dove la conquista di un partner, specie se difficile, ricercato, magari già impegnato, fornisce una sorta di sfida. Ma a questa fase, segue prima o poi una caduta dovuta alla delusione esperita nel momento in cui, mossi dai limiti dell’altro, lo svalutano e vedono se stessi come perdenti per non essere riusciti a raggiungere il loro scopo vitale: trovare nel partner lo specchio del proprio valore e il sostegno cui poggiarsi nella vita.
Fra le caratteristiche di chi presenta questo disturbo si evidenzia un elevato grado di suggestionabilità: le opinioni ed i sentimenti degli istrionici possono venire facilmente influenzati da convinzioni e stati d’animo altrui, da impressioni ed entusiasmi del momento, dalle semplici circostanze. I valori e gli interessi personali, ad esempio, possono variare al variare dei valori e degli interessi del partner. La conseguenza di questo atteggiamento è non essere in grado di pensare in maniera autonoma, perciò non essere capace di crescere. L’istrionico non sa riflettere sui propri stati mentali e assumersi delle responsabilità, così individua come proprio il pensiero dell’altro. Queste persone, inoltre, possono essere intolleranti alla frustrazione ed esposte alla noia, per cui possono ricercare gratificazioni immediate dei propri bisogni e stimolazioni notevoli. È facile pertanto che essi abbandonino un progetto, dopo un iniziale grande entusiasmo, perché faticoso o ricerchino attività nuove ed eccitanti, come il sesso promiscuo o trascurare un rapporto duraturo e ricercare l’eccitazione in una nuova relazione.
L’aspetto più evidente di chi presenta il disturbo istrionico di personalità è, frequentemente, l’elevata concentrazione sul proprio aspetto fisico, questi soggetti si preoccupato del proprio aspetto e lo curano molto spendendo una notevole quantità di tempo, energia e denaro per abbigliamento e cura del corpo. Frequentemente ricercano complimenti per il loro aspetto e possono essere facilmente ed eccessivamente turbate da un commento critico su di esso.
Cause
Dal punto di vista biologico, le persone che soffrono di questo disturbo presenterebbero un temperamento caratterizzato da ipersensibilità e dalla ricerca esterna di gratificazioni.
Sul piano psicosociale, si riscontrano ambienti familiari caotici, contraddittori e senza regole, dove, frequentemente i rapporti si basano sulla non autenticità, dove si considera solo l’apparire e non l’essere.
Le persone che hanno sviluppato il disturbo istrionico di personalità spesso hanno sperimentato durante l’infanzia difficoltà nella soddisfazione dei loro legittimi bisogni di attenzione e cure. Il bambino di quel nucleo familiare non è preso sul serio; è sempre troppo piccolo, troppo stupido, troppo poco importante per rispondere alle domande, potrebbe essere rimproverato per qualcosa che subito dopo non costituisce più un problema. La conseguenza di questo atteggiamento è non essere in grado di pensare in maniera autonoma. I genitori recitano una parte e il figlio si adegua, adottando gli stessi valori di conformismo, o recitando il copione opposto: la pecora nera. Il prezzo da pagare è sempre l’inautenticità, l’estraneità da se stesso, la mancanza d’identità.
Alcune di queste persone sono state apprezzate dalle figure significative, in particolare dai genitori, per il loro aspetto piacevole e per le loro doti di intrattenitori, piuttosto che per il loro modo di essere, per cui hanno imparato che, per soddisfare i propri bisogni affettivi, bisogna utilizzare l’aspetto fisico e la seduttività. Altre persone con questo disturbo hanno ricevuto da bambini attenzioni e cure solo quando ammalati, per cui hanno imparato a ricercare accudimento solo attraverso le lamentele fisiche.
Conseguenze
La principale conseguenza nella vita di chi presenta il disturbo istrionico di personalità, è soprattutto legata ai rapporti interpersonali. Molto spesso, chi presenta questo tipo di disturbo ha difficoltà a relazionarsi in maniera  adeguata con amici, colleghi, figli e partner: può essere troppo impulsivo e rompere delle relazioni, anche importanti, perché non riesce a gestire  emozioni forti; può essere molto egocentrico al punto da non riuscire  a collaborare con i colleghi di lavoro; può essere troppo preso da sé da non riuscire a sintonizzarsi con gli altri; o ancora, può pressare con le proprie drammatiche richieste di aiuto e accudimento (minacciare, attuare tentativi di suicidio, mostrarsi depresso), attuate quando ha la sensazione di non essere considerato, inducendo partner, parenti ed amici esasperati ad allontanarsi.
Tutto ciò porta ad avere dei rapporti interpersonali problematici che possono sfociare in liti furibonde, separazioni, perdita del lavoro e stima dei colleghi, difficoltà di comunicazione all’interno della coppia e della famiglia, causando una notevole sofferenza emotiva ed  una compromissione significativa delle aree più importanti della vita.
Nella maggior parte dei casi, al disturbo di personalità si associano altri sintomi che causano ulteriore sofferenza quali: stati ansiosi e/o depressivi, dipendenza da alcol o da sostanze, disturbo dell’umore.
Cura e trattamento del disturbo istrionico di personalità
Il trattamento privilegiato è la psicoterapia individuale, affiancata dalla farmacoterapia in caso di necessità.
Gli studi che attestano quali trattamenti risultano efficaci per la cura del disturbo istrionico di personalità attualmente non sono numerosi. Tra i trattamenti che presentano alcune prove di efficacia c’è il trattamento cognitivo-comportamentale per i disturbi di personalità di Beck e Freeman.
Questo tipo di trattamento si focalizza sul riconoscimento e sulla messa in discussione delle credenze disfunzionali su di sé, sugli altri e sul mondo. Queste credenze sarebbero generate da distorsioni della realtà (distorsioni cognitive) e costituirebbero gli schemi cognitivi (strutture cognitive di base che permettono di organizzare l’esperienza ed il comportamento).
Nel trattamento del disturbo istrionico di personalità, il paziente viene aiutato innanzitutto ad individuare le proprie emozioni, i propri pensieri e gli eventi a cui questi sono correlati, in quanto incontrerebbe difficoltà nell’attuare queste operazioni. Questo lavoro, unitamente alla valutazione delle conseguenze delle proprie azioni, aiuterebbe il paziente ad abbassare la propria disfunzionale impulsività.
Successivamente il terapeuta collabora col paziente al fine di individuare e modificare le sue credenze centrali disfunzionali: “Sono inadeguato e incapace di gestire la mia vita”, “Devo essere amato da tutti per avere valore” e “La perdita di una relazione è disastrosa”. Il ritenere di essere incapaci di prendersi cura di sé, infatti, porterebbe le persone che soffrono di questo disturbo a ricercare costantemente attenzione e cure da parte degli altri. La seconda credenza indurrebbe in queste persone una sensibilità al rifiuto, una ricerca di approvazione ed una spinta ad agire rispetto agli altri in modo da catturare la loro attenzione ed approvazione. Il ritenere che l’interruzione di un rapporto affettivo possa essere disastroso, inoltre, spingerebbe queste persone a mantenere rapporti insoddisfacenti e inautentici e, dunque, manterrebbe il loro senso di incapacità a farcela da soli e la loro sensazione di inautenticità. La modificazione di queste credenze viene attuata ricorrendo a diverse tecniche (es. tecniche immaginative, esperimenti comportamentali, esercizi di assertività, problem solving) che aiutano il paziente ad aumentare il proprio senso di efficacia.
Il processo terapeutico avviene attraverso il cosiddetto empirismo collaborativo, per cui è il paziente che gradualmente individua ed impara a soddisfare i propri bisogni in modi funzionali, piuttosto che aspettarsi ancora che lo facciano gli altri o che lo faccia un terapeuta onnipotente e salvatore.
Per un sottotipo di pazienti si è rivelato efficace anche un intervento comportamentale integrabile con la terapia di Beck e Freeman: un training per le abilità sociali volto, in particolare, alla modulazione delle emozioni e dei comportamenti impulsivi e allo sviluppo dell’empatia (attraverso la focalizzazione sulle emozioni e sui bisogni altrui).
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giovedì 25 agosto 2016

Piccolo passaggio estratto dal mio nuovo libro - maxi processo 24 anni di indagini - imputato assolto (dopo 24 anni per non aver commesso il fatto)

Un piccolo estratto del mio libro (in questa anteprima, i nomi sono stati censurati utilizzando dei nomi di fantasia, per evitare che chi già colpito da accuse fantasiose di un pentito, possano subire di nuovo mortificazione dopo aver dovuto subire 24 anni di indagine proprio a causa di certa gente è per capire l' estraneità dai fatti che il tale "pentito" o almeno così si dichiara coinvolgendo un innocente, gli aveva addebitato. La condizione di imputato in questo procedimento, ha distrutto l' intera esistenza dell' uomo ingiustamente coinvolto. Si nota infatti che il "parente" del pentito farà notare che solo il cognome è omonimo ma il nome non corrisponde alla persona accusata dal pentito. Complimenti 24 anni per scoprire omonimia e per scoprire un pentito inaffidabile).


I fatti oggetto del presente capo d'imputazione sono stati descritti dai chiamanti in correità M. I. e U. S. in modo peraltro non convergente quanto alla individuazione dell' odierno imputato (Nome di fantasia: Giiseppe Verdi).

M. I. ha sostenuto di avere conosciuto in carcere "Giuseppe Verdi" nel periodo in cui entrambi erano detenuti nel carcere romano di Rebibbia dove il M. I. aveva conosciuto anche M. P., imputato nel presente procedimento la cui posizione è già definita.

Al M. I.  venne proposto dal "Verdi" e da M.P. di trasportare delle partite di eroina in Sardegna in quanto era imminente la concessione di semilibertà.

Il M. I. accetto' l' incarico che doveva essere eseguito materialmente dal L. A., noto con il soprannome di Suor M., al quale venne consegnata, quale segno di riconoscimento per i fornitori, una fotografia in occasione di alcuni colloqui tenuti dai parenti presso il carcere di Buoncammino di Cagliari.

Mediante la citata fotografia il L. A., si era recato dalla fidanzata del M. P., di origine nuorese e poi era stato messo in contatto con i fornitori che erano di Milano.

Il L. A., aveva fatto alcuni viaggi, talvolta con cadenza settimanale e nell'arco temporale di alcuni mesi, trasportando consistenti partite di eroina anche di due o tre chili per un ammontare complessivo di circa 10-15 chilogrammi che veniva acquistata al prezzo di 40 milioni di lire al chilo.

Parte del ricavato della vendita della eroina era stato diviso tra M. I., "Giuseppe Verdi" ed il M. P. ai quali spettava la somma di 17 milioni di lire per ciascuno.

Poiché erano sorti problemi con i conti relativi al ricavato che aveva fruttato circa 500 milioni di lire, una volta uscito dal carcere "Giuseppe Verdi" aveva chiesto spiegazioni al L.A. il quale non era stato puntuale nel pagamento del ricavato al M. P. ed al "Verdi", nonostante la sostanza stupefacente fosse stata pagata dai fornitori.
                                                          ***
Le dichiarazioni del M. I. hanno trovato una parziale conferma in quelle di U. S. il quale aveva sentito parlare del "Verdi" proprio da M. I.

Il U. S. aveva sentito che il "Verdi" era in contatto con la banda della Magliana a Roma ed aveva avuto parte in un traffico di stupefacenti che il M. I.  aveva posto in essere quando il "Verdi" era ancora detenuto in carcere.

Secondo U. S., il M. I.  aveva acquistato circa due chili di eroina in concorso con il "Verdi" i cui interessi erano curati da xxxxxxxx mentre l' odierno imputato era detenuto.

A quanto appreso dall' U. S., una volta uscito dal carcere il "Verdi" aveva fatto le sue rimostranze in merito al ricavato del traffico di stupefacenti a L. A., noto Suor M, incaricato della vendita della eroina.

Peraltro, in merito alla individuazione del' odierno imputato quale responsabile del traffico in esame, U. S. ha specificato di non avere mai conosciuto personalmente "Giuseppe VERDI" ma di avere sentito parlare dal M. I.  di un certo -MASSIMO VERDI- quale soggetto coinvolto nella vicenda in esame.

Per quanto aveva compreso U. S, doveva trattarsi del cognato di un suo compagno di detenzione a
Buoncammino, certo P. di cui il dichiarante non ha indicato il nome di battesimo ma ha solo
specificato che si trattava di un detenuto che, come U. S., era occupato quale muratore all' interno del carcere di Buoncammino.
                                               ***
Le dichiarazioni di M. I.  sono rimaste isolate in quanto U. S. ha addirittura sostenuto di conoscere un certo MASSIMO VERDI e non GIUSEPPE VERDI.

Non essendovi convergenza nelle dichiarazioni dei dichiaranti circa la individuazione del concorrente del M. P. e del M. I. (le cui dichiarazioni sulla identità del complice non hanno trovato riscontri individualizzanti autonomi), l' odierno imputato deve essere assolto con la formula PER NON AVER COMMESSO IL FATTO

                        PER QUESTI MOTIVI

Visti gli artt. ...... Dichiara
Non doversi procedere contro
M.G. In ordine al reato di cui al capo 4) per essere lo stesso estinto per prescrizione;
Non doversi procedere contro
M.S. In ordine al reato di cui al capo 65) per essere lo stesso estinto per morte dell' imputato;
Assolve
M.G. Dai reati contestati al capo 1,2,36,38,39,40,41 e 42 per non aver commesso il fatto;
A.A. Dal reato di cui al capo 120 per non aver commesso il fatto;
A.L. Dal reato di cui al capo 106 per non aver commesso il fatto;
GIUSEPPE VERDI dal reato di cui al capo 26 per non aver commesso il fatto;
L.R. e S. G. Dai reati di cui ai capi 39 e 41 per non aver commesso il fatto;
F.P. Dal reato di cui al capo 75 per non aver commesso il fatto;

Dichiara M.G. responsabile dei reati contestati ai capi 3,5,6,7 e 37;
A.L. Responsabile del reato di cui al capo 77;
C.V. Responsabile dei reati di cui ai capi 59 e 64;
S.R. Responsabile del reato di cui al capo 120;

Per l'effetto Condanna:

M.G. alla pena anni 14 di reclusione ed euro 60 mila di multa;
A.L. alla pena di anni 8 di reclusione ed euro 30 mila di multa;
C.V. alla pena di anni 12 di reclusione ed euro 50 mila di multa;
S.R. alla pena di anni sei di reclusione ed euro 2 mila di multa;
Condanna M.G., A.L., C.V. e S.R. al pagamento delle spese processuali,
interdizione dai pubblici uffici ed alla interdizione legale durante l' esecuzione della pena.
.......

2009 sentenza definitiva passata in giudicato.
Presidente dott. M. G. Silvestri

Questo processo lungo circa 24 anni pur avendo assolto l' imputato GIUSEPPE VERDI
ha innescato, durante tutti questi anni fini a tutt' oggi (2016) quella che ritengo una persecuzione giudiziaria.

Sarà proprio questo processo, al tempo non ancora definito,  ad aver etichettato in maniera negativa GIUSEPPE VERDI dalla giustizia.
Dopo circa 24 anni di soggiorno obbligato e svariate accuse poi scoperte false come quella di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni nel 2002 con assoluzione piena avvenuta nel 2005 perché il fatto non sussiste (violenza sessuale e sequestro di persona) e non aver commesso il fatto (lesioni) poi scoperte essere infondate e persino calunniose anche se, in modo decisamente singolare tale azione per calunnia non è stata esercitata di ' ufficio, come io reputo avrebbe dovuto essere, sconterà altri carcere per 1 anno ed 8 mesi senza alcun risarcimento del danno ingiusto patito.
Le ripetute accuse poi rivelatesi infondate, specie in un procedimento lungo come quello sopra illustrato, hanno però portato nel tempo, non solo ingiusta carcerazione (data la condizione il Giuseppe Verdi non veniva creduto) ma anche:
 sorveglianza speciale, interdizione, fogli di via, impossibilità ad espatriare persino a recarsi nei paesi europei, insomma a nulla è servita l' assoluzione dal maxi processo del 2009 e quella dalle false accuse del 2005, avendo il continuato sospetto dell' autorità inquirente in genere, nel lunghissimo
periodo di accusa, segnato negativamente la vita di "Giuseppe Verdi".

Oggi, 2016 si spera comprendano che hanno impedito di vivere ad un uomo, prima ragazzo, poi adulto, ora più maturo che ad oggi non conosce ancora cosa sia la LIBERTÀ

In allegato il procedimento parallelo sul traffico di droga Turchia - Sardegna
http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2007/07/31/SL2PO_SL203.html




martedì 23 agosto 2016

Il presidente dell' ordine dei giornalisti si scusa per le "diffamazioni" di ieri

Iacopino si scusa e scrive il seguente comunicato

"Apprendo SOLO ORA che questo comunicato è stato diffuso il 15 marzo 2016 e che non ci sono stati gli sviluppi che in esso vengono annunciati dalla Questura.
Anzi, emerge che uno dei 7, del quale non avevo fatto il nome (né del suo né quello degli altri 6), ha ottenuto una revoca dal Tribunale del riesame.
Non ho difficoltà a prenderne atto. Così come ritengo evidente che l'espressione "mafiosi del web" sia di immediata comprensione per chiunque frequenti la rete piena di nomi di fantasia che non consentono ad alcuno di individuare i responsabili di certe affermazioni che ritengono, quindi, di poter agire senza rispetto per alcuno.
Non ho difficoltà a scusarmi per l'incombenza del mio post, come credo sia dovere fare per un giornalista nei confronti di chiunque.".

Chiaramente ora esprimo il mio parere.
Mafiosi del web non è riferito a gente con nomi di fantasia poiché il titolo di ieri era

" SETTE "MAFIOSI SEL WEB" COLPITI. INSOPPORTABILI E VILI.
Una lezione anche per anonimi e diffamatori"

Poi però la "diffamazione" l'avrebbe fatta proprio lui.
Sì, perché nonostante nelle scuse, scrive di non aver messo nomi, i 7 sono stati ovviamente riconosciuti da decine e decine di persone. Poi basta andare in rete e trovare che una sua iscritta giornalista ha più volte pubblicato per esteso tutti i nomi in relazione sia a questo comunicato della questura, sia al perpetrarsi costante di provocazioni verso gli stessi.
In uno di essi, nel suo blog, ha menzionato persino me. E non solo in questo caso.

Inoltre, il dott. Iacopino dovrebbe sapere che per gli anonimi c'è l'autorità giudiziaria che ha il dovere di scoprire identità qualora gli anonimi compiano reati e vengano querelati.
Si chiama denuncia querela contro ignoti e se ne chiede identificazione.
La polizia postale non è stata istituita ieri.

Ora ho capito il motivo per cui Iacopino per fare il magistrato non aveva i requisiti. Però dovrebbe sapere che la legge, sebbene funzioni spesso malissimo, non ammette ignoranza.

Il comunicato di cui Iacopino si scusa, è di questuraufficiostampa.rm@poliziadistato.it del 09/03/2016 ore 16,38

Questo comunicato stampa della questura dice

" ROMA. POLIZIA DI STATO.
OSCURATO IL PROFILO FACEBOOK DI XXXXX E DI ALTRI SEI INDAGATI PER DIFFAMAZIONE AGGRAVATA....."

Un ufficio stampa manda notizie ed in questo caso come fossero già avvenute o a breve cadenza.

Quei profili però non sono mai stati chiusi, non sono mai stati oscurati, però sia dei giornali che, credo, persino in trasmissioni televisive si è fatto passare anche mesi dopo per cosa avvenuta. Con insistenza. In alcuni casi, dopo che alcuni utenti hanno fatto notare alla giornalista che non erano oscurati ma tutti attivi, la stessa giustificava dicendo che Facebook non riconosce il reato è quindi non permette oscuramento.
Ma pare non sia proprio così.
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Iacopino rispondendo a un utente @Mick_ele :
@MicK_ele @LunaNuova_2013 @giuliettmancini @FedeAngeli È verissimo. Per questo sono arrrabbbiatissssimo. Con me. Data e contenuto, comunque

Dal blog Luna Nuova:
In data 21 Agosto 2016, alle 20:45, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, ha scritto sul suo account twitter una frase molto grave: “SETTE MAFIOSI DEL WEB colpiti. Insopportabili e vili”, allegando un comunicato della questuraufficiostampa.rm@poliziadistato.it, datato 9 marzo 2016, comunicato che è stato rimosso dalla Questura perché conteneva una serie di affermazioni false, oltre a violare il segreto istruttorio. 

Incomprensibile dunque la frase di Iacopino, soprattutto perché il comunicato della Questura non parlava di “mafiosi”, ma di reato di diffamazione. Non solo a distanza di quasi 6 mesi alcune delle persone citate non hanno ricevuto, contrariamente a quanto si sosteneva nel comunicato, alcuna notifica di informazione di garanzia sul diritto di difesa, ma nemmeno il decreto di sequestro preventivo dei loro profili facebook. A tutt’oggi (come avrebbe potuto facilmente verificare Iacopino a prescindere dunque dalle nostre sollecitazioni), non è stato oscurato alcun profilo, nemmeno quello di Luna Nuova che ha chiesto per ore al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di “riparare all’errore” dovere previsto dai precetti deontologici, cosa che Iacopino non ha fatto nonostante Luna Nuova avesse inviato un comunicato stampa di chiarimento il 15 marzo 2016 (LINK). Informiamo Iacopino che il reato di diffamazione esiste per facebook, anche negli Stati Uniti, che per i “7 mafiosi” non è stata mai chiesta la rogatoria internazionale e che la Polizia Postale (fonte accesso agli atti) non ha proceduto a fare alcuna indagine su nessuno dei “7 MAFIOSI” per diffamazione.

A rendere la cosa ancora più grave è il fatto che uno dei “SETTE MAFIOSI DEL WEB” è il giornalista Giulio Mancini de Il Messaggero, iscritto all’Ordine di cui Iacopino è Presidente, che ha vinto il ricorso al Tribunale di Riesame sul decreto di sequestro preventivo del suo account facebook.
A questo punto abbiamo chiesto pubblicamente a Iacopino a chi dovesse essere inviata la segnalazione all’Ordine sul suo comportamento, in palese violazione di diversi articoli del Codice Deontologico, non ricevendo alcuna risposta.

A prescindere dalla gravità dell’affermazione di Iacopino (ricordiamo che dare del mafioso è reato e che esistono delle sedi opportune per le denunce), ricordiamo che l’Ordine dei Giornalisti è un ente pubblico a struttura associativa e che il Presidente dovrebbe essere ‘super-partes’, garante del Codice Deontologico, e che non dovrebbe mai ledere la dignità professionale di un suo associato per difendere quella di un’altra associata. Inoltre, gli ricordiamo che è Presidente di un Ordine, non un Giudice dei Tribunale; che in Italia esistono tre gradi di giudizio; che non è nemmeno una portinaia che dice parole in libertà. E’ suo dovere, per il ruolo che ricopre, il rispetto della verità dei fatti. Mentre tra i “7 mafiosi” ci sono persone nel cui ex 335 (notizie di reato) non risulta alcuna iscrizione nel registro degli indagati dopo quasi 6 mesi, la sua iscritta, Federica Angeli, è indagata dal 2014 per reati commessi nei confronti di alcuni dei “7 mafiosi”, in particolare art. 595 co 3 c.p.p., art. 660 c.p.p., art. 612bis c.p.p., art. 368 c.p.p. e che le è stato notificato recentemente il 415bis c.p.p.. 
Infine, in merito alla sua battaglia contro i fake su web facciamo presente che sempre la sua iscritta ha confezionato articoli per La Repubblica utilizzando come fonte dei fake (guarda caso iscritti del PD), regolarmente denunciati all’Ordine che presiede, su cui ovviamente non ha dato risposta.
Ci pare evidente che Iacopino (che "sognava di fare il magistrato ma che forse non ne aveva le qualità", sua cit.) non sia, alla luce dei fatti, una figura di garanzia per i suoi associati, oltre che per i lettori. Oggi è toccato al giornalista Giulio Mancini, domani chissà. Poi ci sarebbero i cittadini che lottano per mantenere luoghi di resistenza, ma per Iacopino non contano, li si può definire "mafiosi" a sbafo.


lunedì 22 agosto 2016

Il presidente dell' Ordine dei Giornalisti ieri ha usato espressioni diffamatorie verso alcune persone ho una domanda per lui

Alcuni anni fa, a seguito di un fatto grave che mi era accaduto attraverso un suo giornalista "professionista" inviavo una o due raccomandate all' ordine dei giornalisti nazionali per denunciare quanto accaduto.
In tutta risposta venivo screditata da odg regionale del luogo dove risultava iscritto tale giornalista "professionista".

Non racconto adesso ciò che mi è accaduto voglio fare una sola domanda al presidente Iacopino:
Era a conoscenza dei rapporti datato tra il "suo" (nel senso di iscritto all'odg" giornalista con Gennaro Senatore o lo è comunque stato dopo che con le mie raccomandate li ho informati?
Prendendo atto che almeno dopo le mie raccomandate ne erano a conoscenza ed i riscontri si trovano persino in rete in epoca antecedente al mio fatto, quando il suo giornalista assieme ad altre tre persone erano addetti stampa in un minuscolo partito politico, cosa ne pensa di quel rapporto?

Ricordo che Gennaro Senatore detto Rino alias Michel Upmann è poi stato arrestato.
Grazie

Magari il presidente si occupasse di fatti importanti legati ai suoi iscritti invece di diffamare la gente sul social chiamandoli "mafiosi del web".

Donna ossessionata dal dover primeggiare

Sono cose che non vedevo più dai tempi delle elementari.
Poco fa ho avuto la conferma di un atteggiamento che avevo notato oltre un anno fa.
Ho assistito in più occasioni ad una 'signora' che ha comportamenti infantili, pone argomenti falsi accusando chiunque.
Grave patologia chiamata invidia, può diventare ossessiva ed in questo caso lo è.

Tale persona utilizza profili di persone molto vicine alla stessa, utilizza profili fake (falsi), usa altri per convincere terzi a lodarla se non lo fanno lì fa 'bersagliare' da 'troll' e li fa ricoprire pubblicamente di insulti pesanti, tutto ciò per darsi più credito e più spazio raggiunge più la smania di onnipotenza cresce arrivando a minacciare chi la 'ostacola' con semplici critiche.

Evidentemente deve esserci alla base una carenza di insoddisfazione nella fase di crescita. Forse si è portata dietro un bagaglio da perdente che covando per anni ha radicato il senso ossessivo che si porta dietro.

Ne riparleremo in modo più approfondito più avanti nel frattempo voglio passare la 'pratica' ad uno specialista psichiatra affinché possa darmi un serio parere medico scritto su questa persona.

È questione di tempo e scoprirete tutti di chi parlo. Non lo scriverò io, per ora si preferisce far proseguire questa smania per vedere quante persone coinvolge e fin dove vuole arrivare. Quando uscirà questa storia ripescherò questo post è lo accosteremo al nome.
Questo post mi serve da promemoria.

sabato 20 agosto 2016

I tempi della lotta ai crimini

Ieri guardando un Tg ascoltavo le parole di un uomo che indossava una divisa, il tema era sui crimini in genere, mi è rimasto così impresso che non ricordo il tema principale perché la mia attenzione è andata ad una sua frase:

Chiedeva collaborazione dei cittadini con le forze dell'ordine.

Questa è stata la frase che ha colpito la mia attenzione perché ho pensato che avrei voluto rispondergli proprio lì, dove veniva fatta quell' intervista, ma chiaramente non si poteva fare, non essendo fisicamente li al momento del pezzo.

Ora, sicuramente ci sono uomini e donne delle forze dell'ordine che gradiscono la collaborazione del cittadino, purtroppo però, ce ne sono molti altri che ne vengono, invece, infastiditi.
E mi sono capitati.

Quando presento denunce-querele sarebbe buono poter riprendere con video e audio il tutto.

Una lode positiva la faccio alla stazione dei Carabinieri di Frascati, li sono sempre stati seri, scrupolosi ed attenti, non hanno mai tentato di demotivare le denunce che legittimamente chiede la parte lesa, ma non dappertutto avviene così.
(Qualche ora fa ho postato questo pezzo ed alcuni mi hanno confermato che è accaduto anche a loro, quindi non sono casi sporadici ma, piuttosto, frequenti).

Ci sono posti in cui oggi so che non si possono depositare, altro piccolo appunto, quello che oramai evito sono più precisamente i commissariati, (mi riferisco ad uno in particolare), più avanti nel tempo, illustrerò i motivi inserendo la documentazione relativa;

Molto meglio rivolgersi o in procura direttamente, o dai carabinieri.
Mi duole doverlo scrivere, ma la mia esperienza mi ha portata a dover fare questa cernita per capire alcune cose.

Per questo vorrei fossero rese obbligatorie le riprese video ed audio in quei casi.
Perché, ad esempio, se un agente ti dice, senza leggere l'atto, che non ci sono reati, il fatto viene immortalato;

Se poi insisti e gli dici "non lo ha ancora letto"

e il tale ti risponde SCOCCIATO dopo aver letto solo la prima pagina (relativa ai dati), di nuovo:
"Non ci sono reati"
e mancano ancora altre 3 pagine da leggere (dove viene descritta la dinamica e la relativa eventuale documentazione) e te devi ripetergli:

"Prego, prosegua"
già ti scassi il cosiddetto cavolo;

Poi gli dici:
"mi sta dicendo (facendo capire) che non vuole prenderla?"
e ti risponde
"No, ci mancherebbe, non posso non prenderla, però posso dare indicazione al P.M. di archiviare"

Non ti resta che riprendi il plico ed andare altrove.
Lasciarlo lì, non mi pare proprio il caso.

E questo è un solo esempio per rispondere al signore del Tg.

La collaborazione il cittadino la da', cerca anche di tutelare i propri diritti, non sempre, però, trova correttezza da parte di chi dovrebbe essere il tutore dell'ordine pubblico.

Poi c'è un altro fattore, il nuovo numero unico:

Prima, quando si chiamava il 112 la risposta non andava oltre i 2 minuti, se tardavano.
Il 15 luglio ho chiamato e mi sono ascoltata il disco in più lingue almeno 50 volte, ho dovuto richiamare e attendere ascolto di questo stressante disco per almeno 10 minuti.

Fortunatamente non c'era un fatto grave in corso, perché se ci fosse stato il problema non sarebbe più quello di aspettare una volante libera, ma avere il tempo materiale di poter chiamare le forze dell'ordine.

Mi spiego meglio:
Se uno viene minacciato o aggredito e riesce a chiamare al volo, non può certo avere tempo di aspettare il disco.

Oppure, se uno sta fuggendo, tipo la ragazza che hanno bruciato, non avrebbe avuto il tempo di ascoltare il disco, oppure un passante che vede una scena critica, in 10 minuti può essere accaduto di tutto.

Non so se ho spiegato bene il mio parere ma credo di sì.
Se c'è un numero unico lo si faccia funzionare altrimenti c'è da rassegnarsi anche a non poter più far conto su tali chiamate. Non ci stupiamo se poi i cittadini non avvertono se vedono cose importanti. O come accadde a me una volta, per segnalare un tombino aperto alzato quasi in mezzo alla carreggiata di destra su viale di Tor bella monaca, nel punto adiacente il curvone, direzione raccordo, prima avviso il 112 e ok, mi dicono però che devo chiamare i vigili, non mi potevo fermare, avevo appena schivato il coperchio messo di traverso, alzato, del tombino e non potevo accostate essendomi dovuta buttate materialmente sulla corsia di sorpasso per evitarlo appunto.
Dunque, ero lì a tbm mi risposero che ero arrivata a piazzale Flaminio e dissi:
Se nel frattempo non si è schiantato nessuno, un ora fa, c'era ... Ecc ecc
Mi dissero perché non mi ero fermata per avvisare i passanti del problema. Forse perché era impossibile tornare indietro a retromarcia dove lo scorrimento è notevolmente ad alta velocità? O forse perché da sinistra non potevo ritornare sulla destra dato che non c'è neppure lo spazio per sostare? E come lo avrei dovuto segnalare, con il mio corpo? Stavano a pochi chilometri, bastava rispondere al telefono.

Per oltre 30 anni abbiamo subito furti ed abbiamo trovato i ladri per l'80% delle volte sul fatto.
In 30 anni, la media di arrivo delle volanti, è sempre stata di un ora o più.

I cd, più recenti, in cui li abbiamo immortalati, di cui un solo furto fu a volti coperti, tutto il resto è
stato a volti scoperti, in comitiva, non ha mai visto una sola identificazione, ne, dunque, un solo arresto.

Poi però ne vediamo altri in cui non si forniscono le riprese video (obbligatorie che ci sono per assicurazione) ma solo la "testimonianza" di una vigilantes la quale non farà mai una comparazione fra il tipo che accusa e chi invece sarà condannato. Li le riprese dovevano essere acquisite obbligatoriamente sapendo che dopo un certo numero di anni (forse 2) vengono distrutti dai proprietari.
Quel video poteva scagionare un innocente eppure nonostante le telecamere ci sono non vengono acquisiti i video.

Forse è il caso che qualcuno dia prima una linea autorevole alla giustizia ed al suo funzionamento perché altrimenti il cittadino collabora con un circuito alterato, dove incontra persino chi si infastidisce.

Oppure un recente caso in cui presento querela per molestie telefoniche notturne, contro ignoti, perché serve che l'autorità identifichi il numero anonimo.

Il pM (Vincenzo Barba) non predisporrà alcuna verifica e dopo un paio di anni chiede archiviazione che sarà accolta dal gip nonostante opposizione motivandola con un:

dato che a suo tempo il PM (era Vincenzo Barba) non fece identificare il chiamante, e dato che dopo 2 anni i gestori distruggono i dati, non si può estendere le indagini, per cui si archivia. (Non è testuale ma il senso è questo).

Questo stesso signore che qui definivo ignoto essendoci un numero anonimo a chiamare, lo ho poi querelato per un fatto più importante, questa fu la querela per cui al commissariato mi veniva detto "non ci sono reati"
così la portai al Comando dei Carabinieri di Frascati ed i reati infatti c'erano, fu rinviato a giudizio ma  fi arrestato poco tempo prima perché, grazie a delle intercettazioni scaturite dopo un tentato omicidio e dopo il deposito della mia querela in cui facevo notare con prove certe che il tizio si spacciava per capitano dei carabinieri, accedendo persino al sistema (come mi fece vedere motivo che mi fece
credere che davvero fosse capitano dei cc) scoprirono che organizzava omicidio cercando persone che dovevano vendicarsi di qualche torto subito.
Ma per il PM Barba non fu importante accertare identità del molestatore notturno.
Il tipo mi si era messo dietro, continuando a chiedermi se volevo levarmi dei sassi dalle scarpe su un certo personaggio ed io gli risposi che se gli avessi dovuto dare due sberle per le menzogne dette su me, non avevo bisogno di scemi ma le avrei date diretta, dato che non mi sporco le mani con la merda, lascio agire le autorità nonostante non siano certezza di nulla.

Quindi al signore in divisa dico che
Invito le forze dell'ordine e le autorità preposte quali pM gip ecc a collaborare con i cittadini, perché i cittadini già lo fanno!

lunedì 15 agosto 2016

News sul nuovo Grande fratello

Quest'anno anno temo che il Grande Fratello "vip" sarà da osservare, ho un dubbio su uno che presumo sarà tra i partecipanti (L.C- L).
Ne vedremo delle belle ;)
Tengo questo post a memoria di data (15/08/2016) 

domenica 14 agosto 2016

Camera dei Deputati... Cene sponsor come nascono

Tre anni fa un conoscente mi chiedeva una cortesia, di dare il consenso alla candidatura di servizio per le regionali. In quell’ anno non avevo ancora realizzato che i partiti erano praticamente uguali e a nessuno sembrava importare nulla dei cittadini. Al tempo non credevo neppure ci fosse una alternativa.
Diedi il mio consenso e feci il minimo indispensabile per la campagna elettorale, la mia.
Il mio nome venne messo come riempi lista anche alla camera dei deputati, al nono posto.
Il nono posto è una blindatura in un partito con un quorum alto, è il nulla in un patito con un quorum da prefisso telefonico di Roma o di Milano.
Ricevetti delle telefonate, una in particolare mi colpì in tutti i sensi, capirete il perché.
La persona che mi colpì chiamò per farmi i complimenti per la candidatura e fin qui tutto è normale, chiude la telefonata in un modo che non mi era mai capitato in tutta la mia vita, mi disse
“ovviamente puoi contare su noi tutti se vuoi fare una cena, pensiamo noi a tutto, te la offriamo e portiamo amici”
Cazzarola rimasi basita, ringraziai e chiusi la chiamata, ho riflettuto su quelle parole e mi è venuto un dubbio:
aveva forse confuso il capolista regionale con la lista alla camera? Cioè, vuoi vedere che mi credeva blindata?
ero certa che si fosse confuso. Per scrupolo gli invio un sms dicendo “il nono posto è con questo partito (dadx) non con quello grande (che era il pdl)”
Mi richiama e mi dice che aveva confuso la lista però rinnova il contributo alla mia persona modifica di poco la frase che diventa “se organizzi una cena partecipiamo ”
Fu lì che mi resi conto di tante cose. Se fossi stata blindata mica mi serviva lo sponsor. Iniziai a dare un volto a certi meccanismi e a non capire chi li accetta.

sabato 13 agosto 2016

Il mio concetto di indagini

Il mio concetto di indagini

Il mio concetto di giustizia è decisamente diverso da quello che sto osservando essere in uso.
Si differenzia nella fase iniziale, nella mia interpretazione, infatti, è indispensabile la verifica degli elementi che attestino la veridicità delle accuse, avviando indagini totali acquisendo anche gli elementi che accertino l’ eventuale menzogna. Invece sì più procedimenti ho visto la ricerca di ciò che possa essere equivocato e che quindi in via interpretativa possa avvicinarsi all’accusa.
Tale atteggiamento, oramai diventato una consuetudine, porta a far iniziare processi molto spesso inutili, porta a far arrestare persone che poi si scoprirà essere innocenti, come può portare archiviazioni a chi invece il reato lo ha compiuto.
Un potere in mano ad un solo uomo non è mai un giusto metodo perché c’è la persona onesta e c’è chi può approfittare.
Chiaramente chi ha tale potete diventa utile a chi delegato in quanto anche il delegato ha un potere in mano su apertura procedimenti o indicazioni di archiviazione.
Sarebbe il caso magari di rivedere questo tipo di metodo?
Usare la legge, gli strumenti per accertare i fatti e non per comporre puzzle, direi che sarebbe la giusta interpretazione di quello che è un lavoro destinato al pubblico.
Tali metodi attualmente in uso possono portare non solo a ingiuste detenzioni o a ingiuste misure coercitive cautelative, ma anche a far casino su responsabilità di taluni. Il caos non consente quindi di applicare l’azione penale in modo preciso sui processi, specie laddove il reato ci fosse ma le indagini sono state svolte in grande confusione, cosa che accade, purtroppo, nella maggioranza dei casi.
Non stiamo vendendo il pesce!


mercoledì 10 agosto 2016

Nuovo blog su wordpress

Ho aperto un nuovo blog anche su wordpress ha più o meno gli stessi articoli che sono qui. Andranno avanti assieme.
Provo ad inserire il link cosi potete visionarlo.
Clicca qui per vedere mio blog wordpress :
 https://monialustriblog.wordpress.com

martedì 9 agosto 2016

.......

:-)

Un posto per il futuro, lasciatelo anche per noi, in Italia la vedo davvero dura restare. Onestamente il lavoro da fare è a livelli di impossibilità. È diventato di fatto il paese della corruzione, conoscenze, incompetenze imperanti.
E non credo che in molti vorremmo perdere troppo tempo a lottare contro certi sistemi fin troppo radicati. Ovunqueeeeeeee 

sabato 6 agosto 2016

Interrogatorio art. 375 - quando la richiesta di rinvio a giudizio depositata dal PM è nulla

Se l'indagato chiede di essere sottoposto ad interrogatorio il pubblico ministero deve procedervi.

La richiesta di rinvio a giudizio verso la mia persona è NULLA e sotto è riportato l' art del codice di procedura penale che giuridicamente ne spiega il motivo.
Venni chiamata un sabato mattina dai carabinieri di TBM e mi dissero di avere una notifica per me, era una cosa veloce, cosi mi recai con una persona a ritirarla. Arrivata li, credevo di fare presto, invece l' appuntato con tali fogli in mano che non riuscivo a leggere non avendoli a vista, mi diceva che c'era qualcosa che non capiva, disse "manca un foglio, aspetti, sta arrivando il maresciallo".
Attendemmo insieme nella stanza, rimase anche un mio amico della stessa caserma presente e mi chiedeva cosa stessi a fare li. Nell' attesa, anche se il foglio era girato al contrario rispetto a me, avevo letto qualcosa e dissi all' appuntato
"Quello è accettazione del PM al mio interrogatorio, quello che ho richiesto io"
Lui mi disse
"Devo aspettare il maresciallo, farà lui, manca un foglio"
Sceso il maresciallo Rasponi si siede e mi dice
"Non possiamo darglielo, lei ha eletto domicilio presso i suoi avvocati, dobbiamo notificarlo a loro"
Io ho chiesto di averlo, la notifica dovevano farla anche alla parte, io.
Mi disse di no, dovevano farla ai legali.
Così me ne andai senza nulla, avevo letto solo una frase, che mi fu confermata, si era per interrogatorio dal PM ma a me non fu notificata. Ai miei legali non è mai arrivata.
Era il 2013 credo luglio. Sono passati 3 anni e non è mai arrivata.
Cosi il mio rinvio a giudizio è di fatto nullo. Tutto ciò che scrivo è documentato. La mancata notifica è co statabile.

Cass. n. 19948/2010
L'omesso espletamento dell'interrogatorio a seguito dell'avviso di cui all'art. 415-bis c.p.p., benché sollecitato dall'imputato, determina una nullità di ordine generale a regime intermedio che non può essere dedotta a seguito della scelta del giudizio abbreviato, in quanto la richiesta del rito speciale opera un effetto sanante della nullità ai sensi dell'art. 183 c.p.p..



2. Disciplina codicistica

La normativa di riferimento è sancita agli art. 416-433 c.p.p..
La richiesta di rinvio a giudizio è depositata dal Pubblico Ministero nella cancelleria del giudice ed è nulla se non è preceduta dall'avviso previsto dall'art. 415-bis c.p.p., nonché dall'invito a presentarsi per rendere l'interrogatorio ai sensi dell'art. 375, comma3 c.p.p., qualora la persona sottoposta alle indagini abbia chiesto di essere sottoposta ad interrogatorio entro il termine di cui all'art.415-bis, comma 3 c.p.p.. Con la richiesta è trasmesso il fascicolo contenente la notizia di reato , la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari. Il corpo del reato e le cose pertinenti al reato sono allegati al fascicolo, qualora

determina una nullità di ordine generale a regime intermedio

Udienza dal GUP sul caso di Non luogo a procedere

chiusa la discussione, il giudice procede alla deliberazione pronunciando sentenza di non luogo a procedere o decreto che dispone il giudizio. Il giudice dà immediata lettura del provvedimento. La lettura equivale a notificazione per le parti presenti. Il provvedimento è immediatamente depositato in cancelleria. Le parti hanno diritto di ottenerne copia. Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi della sentenza di non luogo a procedere, il giudice provvede non oltre il trentesimo giorno da quello della pronuncia.
Se sussiste una causa che estingue il reato o per la quale l'azione penale non doveva essere iniziata o non deve essere proseguita, se il fatto non è previsto dalla legge come reato ovvero quando risulta che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o che si tratta di persona non punibile per qualsiasi causa, il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere, indicandone la causa nel dispositivo. Ai fini della pronuncia della sentenza di cui al comma 1, il giudice tiene conto delle circostanze attenuanti. Il giudice pronuncia sentenza di non luogo a procedere anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l'accusa in giudizio. 

venerdì 5 agosto 2016

Il caso sulla parrocchia Santa Edith Stein (Roma) aggiornamenti

In merito alla querela mossa dal prete don Rocco Massimiliano Caliandro e le querele a carico dei fedelissimi parrocchiali, gli aggiornamenti sono i seguenti.
La querela mossa dal suddetto prete è ancora ferma al 2013, e serviva a impedire che le aggressioni che avevo subito dentro e fuori la parrocchia dai suoi "fedelissimi" arrivasse davanti ad un giudice, appunto querela che nonostante "le urgenze" che durante le indagini continuavano a indicare si bloccherà magicamente pensando di volgere alla prescrizione. Non ho ancora sollecitato la questione al procuratore capo che giustamente deve vedere come un tribunale opera.
La richiesta del PM di rinvio a giudizio è nulla verso la mia persona. "Furbi" e predicatori la sintesi dell'italianità media.
In grandi linee la vicenda è simile alla storia che vi ho pubblicato nei post precedenti, dove la tossicodipendente accusava due persone di violenza sessuale e sequestro di persona, quando invece si era solo picchiata con la sua conoscente.

Nel procedimento di cui al caso parrocchia Santa Edith Stein vi sono agli atti notevoli incoerenze.
Basti vedere il riepilogativo di tabulati completamente sbagliato.
Tali riepilogativi fatti dai carabinieri (come da timbro sul primo foglio degli stessi) non è tanto in numero di chiamate imputate malamemte a carico della donna che dati i rapporti intercorsi, specie lavorativi, avallati appunto da mail reciproche, a essere incoerenti ma quelle ridotte al prete. Perche?
Perche la pagina iniziale da cui nasce un ordinanza riporta al prete 38 telefonate alla donna, proprio sul suo cellulare e non in ufficio, mentre i fogli interni ne riportano circa 85.
Queste 85 telefonate sono degli ultimi tre mesi, ossia quando lei non lo chiama più.
Solo dopo le aggressioni che la stessa riceve, ne chiede conto a lui il quale svicola. Il punto è semplice: ed è trattato interamente nel libro.

Non ci sono solo i "tabulati" come argomento da approfondire in udienza, ma c'è quel rapporto di lavoro che va chiarito.

Va poi chiarito il perché all' interrogatorio il prete dice al PM Barba che lo interroga, che la donna lo ha chiamato il giorno dopo, riferendosi al giorno dopo che fu aggredita di notte da alcuni ragazzi del gruppo parrocchiale del prete i quali la accusano che per colpa sua, il loro prete, don Alberto Donai, sarebbe stato mandato via e non quindi aggredita per lui ma per un altro prete imputando alla donna il trasferimento dello stesso. Trasferimento che invece era slittato di un anno e deciso dal vicariato e non per causa di donne ma per scadenza mandato.

Quindi il prete dice al PM che la donna lo ha chiamato il giorno dopo (21 giugno-giorno dopo aggressione subita) ma lui non le risponde.

Risulterà dagli stessi "tabulati" estratti dai suddetti carabinieri che il 21 la donna lo chiama appunto in merito all' aggressione subita avendolo già avvertito via SMS durante la stessa aggressione, e risulta che lui risponde e parlano per almeno 7 minuti. Poi fino al 30 giugno ci sono molte telefonate che il prete fa a lei.
Fino alla lite scatenata dal fatto che la donna andò in chiesa con Domenico Napoleone Orsini, nel giorno di San Pietro e Paolo, e da li al 30 il prete inveisce non solo verso la donna, ma anche verso suoi conoscenti. Il tema fu proprio questo: si cercherà di capire a processo cosa ha scatenato essersi presentata accompagnata.

Ad oggi su quel procedimento non vi è stato alcun passo, essendo fermo al mancato interrogatorio richiesto dalla donna, interrogatorio mai notificato né ai suoi legali, né a lei.
Per cui, manca ancora l' udienza dal GUP che stabilisce il luogo o non luogo a procedere, manca interrogatorio per cui si rende nullo il procedimento fin li e si deve sanare. Poi si tornerà dal GUP dopo sanato interrogatorio mancante richiesto dalla donna secondo legge e secondo o suoi diritti e poi forse il processo inizierà.

Non esiste ancora nessuna sentenza che li da vincenti, il processo deve ancora iniziare e se non inizia non può esistere sentenza che sarà invece emessa dopo il termine del processo in primo gradi, eventuale appello e cassazione.

Al 05/08/2016 tutto è ancora fermo al 2013. Non esistono sentenze, non ha ancora vinto nessuno, perche la vicenda deve ancora essere dibattuta e le udienze non sono state ancora fissate, né vi è alcun rinvio a giudizio verso la donna accusata dal prete.

Per dovere di informazioni e tanto è dovuto. 

martedì 2 agosto 2016

Impedirono di recarsi all' UEPE vietandolo - ma il loro compito era....

Il compito della vigilanza è quello di verificare che le prescrizioni dettate dal magistrato di sorveglianza siano rispettate. Non rientra in questi compiti autorizzare o vietare ciò che le prescrizioni chiaramente dettano (per iscritto e con notifica). A questo primo tentativo di incastrare il detenuto con false accuse prontamente smontate è seguita circa 3 mesi dopo una vera e propria aggressione in casa. Il tutto è nelle mani del Procuratore Capo. Le carte parlano. Specie se gli autori sono i medesimi del medesimo ufficio.

" destinatari:
Commissariato omissis
Tribunale di Sorveglianza omissis

Egr. Sig. Dirigente,
Sono stata informata dalla mia assistita, dott.ssa "omissis", che in data di ieri è stata "esortata" a non recarsi presso l' Ufficio UEPE fuori dall' orario (omissis)
Vorrei richiamare la Sua attenzione per la
attenta lettura del provvedimento di affidamento in prova concesso alla (omissis) dal Tribunale (omissis) - che si allega per facilità - in base al quale la dott.ssa (omissis) è autorizzata ad assentarsi dalla propria abitazione negli orari indicati per "provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita" (punto1), mentre, per recarsi presso l'Ufficio UEPE non deve farlo negli orari indicati ma ha solamente il dovere di avvisare prima di recarvisi (punto3).
Vorrà, pertanto, invitare i preposti dell' Ufficio in intestazione a non fornire erronee indicazioni alla mia assistita circa le prescrizioni imposte dal tribunale di sorveglianza di (omissis), impedendogli, di fatto, di avere contatti con UEPE.
..... Saluti "

Tra qualche tempo tratteremo meglio anche questo capitolo come anteprima.


lunedì 1 agosto 2016

La corruzione e non solo, c'è anche la legge che non funziona, non garantisce sempre il giusto.

La corruzione, quella che, al pari dello spaccio di droga, si sono decisi a vedere.
Non uso a caso la parola vedere e non fermare, sia chiaro.

Non la uso a caso perché più leggo la cronaca su questi fatti, più mi fanno sorridere (in modo amaro).

La corruzione è ai massimi livelli proprio nel circuito degli spacciatori, non dico pesci grossi, perché ormai han fatto diventare "pesci grossi" le scorribande. Quindi tutti i "pesci" che con tale attività illecita muovono quei famosi 24 mila euro al giorno (piccoli clan) figuriamoci quanto muovono i "medi" clan e i "grossi" clan.
24 mila euro al giorno è una macchina nuova al giorno completa di tutti gli optional.

Questa riflessione mi è venuta con i recenti fatti di cronaca ascoltati che pero, va ricordato, essere pubblicati molto prima che avvenga un processo e una condanna o una assoluzione definitiva.
Senza dover fare l' esempio del processo di cui ho pubblicato parte saliente dei carteggi che dimostrano l' alterazione, probabilmente, volontaria dello stesso nella fase di indagine e protratta fino al primo grado,

Faccio l' esempio dell' ordinanza restrittiva che fu emessa nei miei confronti, anche li, in fase di indagine alterandone la verità per costruirne una a qualcuno utile, e decisamente alterata.

Tanto che l' ordinanza contro di me, fu in tempi brevi tolta dal GIP poco dopo il mio interrogatorio di garanzia.

Il perché che ipotizzo è semplice: quando io racconto le vicende, non lo faccio mai su fatti che non siano riscontrabili. Facile sarebbe dire senza dover provare, io dico e porto prova. Risparmio loro i lavori di verifica che, seppur la effettuano, hanno già i riscontri che restano solo da verificare.

Le accuse che vennero mosse su di me, hanno la stessa base delle accuse fatte dalla tossica. Anche nel mio caso il comandante dei carabinieri maresciallo Di S. diede una forte mano al mio accusatore. Chiaramente non trattandosi di un tossico bugiardo poteva anche starci, ma ci sarebbe stato se lo stesso avesse ricevuto tutti, come fa il comandante attuale. Invece no, ricordo che quando chiesi il suo aiuto, per denunciare le ripetute aggressioni che ricevevo da quegli elementi, lui si è sempre fatto dare per assente per me.

Quando ho letto le carte delle accuse contro me, ho potuto vedere la sua piena partecipazione. Cosi con il PM V. B. che ha interrogato l' accusatore per lungo tempo e di fatto ha negato a me interrogatorio che richiesi (secondo termini di legge e che lui non poteva negarmi) dato che lui non mi aveva mai chiamata. L' interrogatorio che per legge avrei dovuto fare su mia richiesta non ci fu, perché l' accettazione del PM che mi mostrarono, mi dissero di non potermela notificare, ma dovevano notificarla ai miei legali che non riceveranno mai questa notifica. Per cui questa "dimenticanza" farà si che il mio interrogatorio non ci sarà. Probabilmente non era utile all' accusa.

Venivo accusata di aver fatto troppe chiamate al tipo, come se lui non me avesse fatte.

Al GIP narravo che erano reciproche, tanto che le mie erano prese in un anno di tempo, quelle del prete negli ultimi 3 mesi.

A me accusarono essere 400 quando si scopri essere 124 (di cui più di 1/3 alla segreteria non al cellulare) lui negli ultimi 3 mesi me ne fece 85 sul mio cellulare privato (non in ufficio) e non 38 come i carabinieri riportano.
85 sono prese proprio dai loro stessi "tabulati" che poi tali non erano.

Ma quali erano i motivi delle telefonate che il prete farà scrivere per molestie sessuali?

Erano per dei lavori che mi fece fare in parrocchia, per questo depositai i preventivi di settembre, le fatturazioni di qualche mese dopo i lavori, le note di credito di dicembre e le riemissioni di marzo.
In mezzo il sollecito pagamento fatto da me con due raccomandate urgenti costate euro 9,00 l'una, perche' non mi stava pagando le fatture per un importo di circa 15 mila euro.

E non piccoli lavoretti come lui glissera al PM per dire e non approfondire, come non disse il tempo e i carteggi che accompagnarono questi lavori. A riscontro vi era, infatti, anche uno scambio di mail nei mesi. Oltre quelle in cui mi lamentavo di come mi importunavano i suoi fedelissimi, queste lamentele fu proprio lui a chiedermi di scrivergliele per sfogarmi (furbo il prete eh? Il bello è che predicano pure onestà)

In tutto ciò c'è anche una raccomandata al comune di Roma che io invio e loro rinviano a lui che mi si presenterà in ufficio a marzo appunto. Proprio l' 8 marzo si presenta al mio ufficio con la mimosa e poi mi mostra ciò che ga ricevuto dal comune.
Questo verrà meglio spiegato a processo.

Quando fecero le "indagini" vennero fatte inserendo accuse degli amici intimi del prete che mi calunniarono, trasformando situazioni, manipolandola per scrivere altro. Gli stessi che avevo già querelato per le aggressioni che mi fecero. Prima di esporre le accuse sono state fatte riunioni tra di loro. Una di queste mi querelò poi davanti all' ispettore quando lei chiese se accettavo la sua proposta di rimetterla (ritirarla) emergerà che non conosceva le accuse che mi aveva mosso in quella querela. I motivi e come andò lo esporremo a processo.

Tutto serviva a far archiviare le mie querele e non potete capire l' intervento del pm sulle altre mie querele, come parte offesa, quanto è servito persino quando una me la mandò al giudice di pace dichiarandosi incompetente in materia, cosi fece ricominciare tutto, ma dentro abbiamo trovato una colossale "toppa" che sarà sottoposta alla cortese attenzione del Procuratore Capo assieme a tutto il resto.
E lo fece dopo che io dovetti chiedere l' Avocazione delle indagini
in quanto da 9 mesi le mie querele le stava tenendo a bagno Maria, procedendo solo con quella del prete contro me, senza minimamente farle camminare assieme e senza interrogarmi perche se lo avesse fatto avrebbe acquisito gli elementi probatori inversi a quanto detto dall' accusa.
La legge glielo consente.

Ecco il punto:
La legge consente cose strane che, come visto, non danno alcuna garanzia di far uscire alla luce degli illeciti.
Quindi, la legge non funziona.

Non funziona quando chi rivestito di potere ha in mano carta bianca per indagare solo in un senso e non in entrambi i sensi. Bisognerebbe avere persone corrette, ma pare che possano essere (non tutti chiaramente) dalla parte offesa come se fossero i loro avvocati difensori. Faccio notare che l' obiettività del Tribunale e di chi fa le indagini dovrebbe essere per la ricerca della verità vera non per offrire il piatto all' accusa o toglierlo se chi è l' accusa deve essere "abbattuta" altrimenti le sue querele spiazzano quella fatta contro per salvarsi il cu..

Insomma tutta l' urgenza che c'era ci sarà solo per ottenere articoli a mezzo stampa che diranno su di me una serie di menzogne ma che mi screditeranno. La loro urgenza su di me finira' qui.

Lo so bene perché al tempo si lamentavano che io scrivevo ciò che mi facevano sul mio blog e pretendevano il mio silenzio. Cosi venni minacciata: "noi possiamo dire che molestavi il prete, e lui sta con noi".
Cosi decisero di farmi pubblicare infamate dai giornali ma avallati da un ordinanza: "lo dice il giudice, mica noi"

Cosi secondo loro la gente non mi avrebbe più creduta. Pensavano. Ma la gente conosce la verità e conosce anche questi metodi, per cui mi hanno dato solidarietà specie su cosa è la chiesa.
Non è salvabile. Troppi menzogneri.

L' urgenza di rinviarmi a giudizio non ci fu più, e tutto si è bloccato al 2013.

Tornando al resto, quindi, chi dispone di cifre inverosimili, nel caso dello spaccio,  può attirare tanta gente, a molti fanno gola i soldi oppure in casi diversi dallo spaccio, far lavorare la propria moglie in posti convenzionati con il comune, ad esempio, per farne solo uno.

Magari per farlo dai la mia testa? ;)