martedì 23 agosto 2016

Il presidente dell' ordine dei giornalisti si scusa per le "diffamazioni" di ieri

Iacopino si scusa e scrive il seguente comunicato

"Apprendo SOLO ORA che questo comunicato è stato diffuso il 15 marzo 2016 e che non ci sono stati gli sviluppi che in esso vengono annunciati dalla Questura.
Anzi, emerge che uno dei 7, del quale non avevo fatto il nome (né del suo né quello degli altri 6), ha ottenuto una revoca dal Tribunale del riesame.
Non ho difficoltà a prenderne atto. Così come ritengo evidente che l'espressione "mafiosi del web" sia di immediata comprensione per chiunque frequenti la rete piena di nomi di fantasia che non consentono ad alcuno di individuare i responsabili di certe affermazioni che ritengono, quindi, di poter agire senza rispetto per alcuno.
Non ho difficoltà a scusarmi per l'incombenza del mio post, come credo sia dovere fare per un giornalista nei confronti di chiunque.".

Chiaramente ora esprimo il mio parere.
Mafiosi del web non è riferito a gente con nomi di fantasia poiché il titolo di ieri era

" SETTE "MAFIOSI SEL WEB" COLPITI. INSOPPORTABILI E VILI.
Una lezione anche per anonimi e diffamatori"

Poi però la "diffamazione" l'avrebbe fatta proprio lui.
Sì, perché nonostante nelle scuse, scrive di non aver messo nomi, i 7 sono stati ovviamente riconosciuti da decine e decine di persone. Poi basta andare in rete e trovare che una sua iscritta giornalista ha più volte pubblicato per esteso tutti i nomi in relazione sia a questo comunicato della questura, sia al perpetrarsi costante di provocazioni verso gli stessi.
In uno di essi, nel suo blog, ha menzionato persino me. E non solo in questo caso.

Inoltre, il dott. Iacopino dovrebbe sapere che per gli anonimi c'è l'autorità giudiziaria che ha il dovere di scoprire identità qualora gli anonimi compiano reati e vengano querelati.
Si chiama denuncia querela contro ignoti e se ne chiede identificazione.
La polizia postale non è stata istituita ieri.

Ora ho capito il motivo per cui Iacopino per fare il magistrato non aveva i requisiti. Però dovrebbe sapere che la legge, sebbene funzioni spesso malissimo, non ammette ignoranza.

Il comunicato di cui Iacopino si scusa, è di questuraufficiostampa.rm@poliziadistato.it del 09/03/2016 ore 16,38

Questo comunicato stampa della questura dice

" ROMA. POLIZIA DI STATO.
OSCURATO IL PROFILO FACEBOOK DI XXXXX E DI ALTRI SEI INDAGATI PER DIFFAMAZIONE AGGRAVATA....."

Un ufficio stampa manda notizie ed in questo caso come fossero già avvenute o a breve cadenza.

Quei profili però non sono mai stati chiusi, non sono mai stati oscurati, però sia dei giornali che, credo, persino in trasmissioni televisive si è fatto passare anche mesi dopo per cosa avvenuta. Con insistenza. In alcuni casi, dopo che alcuni utenti hanno fatto notare alla giornalista che non erano oscurati ma tutti attivi, la stessa giustificava dicendo che Facebook non riconosce il reato è quindi non permette oscuramento.
Ma pare non sia proprio così.
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Iacopino rispondendo a un utente @Mick_ele :
@MicK_ele @LunaNuova_2013 @giuliettmancini @FedeAngeli È verissimo. Per questo sono arrrabbbiatissssimo. Con me. Data e contenuto, comunque

Dal blog Luna Nuova:
In data 21 Agosto 2016, alle 20:45, il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, ha scritto sul suo account twitter una frase molto grave: “SETTE MAFIOSI DEL WEB colpiti. Insopportabili e vili”, allegando un comunicato della questuraufficiostampa.rm@poliziadistato.it, datato 9 marzo 2016, comunicato che è stato rimosso dalla Questura perché conteneva una serie di affermazioni false, oltre a violare il segreto istruttorio. 

Incomprensibile dunque la frase di Iacopino, soprattutto perché il comunicato della Questura non parlava di “mafiosi”, ma di reato di diffamazione. Non solo a distanza di quasi 6 mesi alcune delle persone citate non hanno ricevuto, contrariamente a quanto si sosteneva nel comunicato, alcuna notifica di informazione di garanzia sul diritto di difesa, ma nemmeno il decreto di sequestro preventivo dei loro profili facebook. A tutt’oggi (come avrebbe potuto facilmente verificare Iacopino a prescindere dunque dalle nostre sollecitazioni), non è stato oscurato alcun profilo, nemmeno quello di Luna Nuova che ha chiesto per ore al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di “riparare all’errore” dovere previsto dai precetti deontologici, cosa che Iacopino non ha fatto nonostante Luna Nuova avesse inviato un comunicato stampa di chiarimento il 15 marzo 2016 (LINK). Informiamo Iacopino che il reato di diffamazione esiste per facebook, anche negli Stati Uniti, che per i “7 mafiosi” non è stata mai chiesta la rogatoria internazionale e che la Polizia Postale (fonte accesso agli atti) non ha proceduto a fare alcuna indagine su nessuno dei “7 MAFIOSI” per diffamazione.

A rendere la cosa ancora più grave è il fatto che uno dei “SETTE MAFIOSI DEL WEB” è il giornalista Giulio Mancini de Il Messaggero, iscritto all’Ordine di cui Iacopino è Presidente, che ha vinto il ricorso al Tribunale di Riesame sul decreto di sequestro preventivo del suo account facebook.
A questo punto abbiamo chiesto pubblicamente a Iacopino a chi dovesse essere inviata la segnalazione all’Ordine sul suo comportamento, in palese violazione di diversi articoli del Codice Deontologico, non ricevendo alcuna risposta.

A prescindere dalla gravità dell’affermazione di Iacopino (ricordiamo che dare del mafioso è reato e che esistono delle sedi opportune per le denunce), ricordiamo che l’Ordine dei Giornalisti è un ente pubblico a struttura associativa e che il Presidente dovrebbe essere ‘super-partes’, garante del Codice Deontologico, e che non dovrebbe mai ledere la dignità professionale di un suo associato per difendere quella di un’altra associata. Inoltre, gli ricordiamo che è Presidente di un Ordine, non un Giudice dei Tribunale; che in Italia esistono tre gradi di giudizio; che non è nemmeno una portinaia che dice parole in libertà. E’ suo dovere, per il ruolo che ricopre, il rispetto della verità dei fatti. Mentre tra i “7 mafiosi” ci sono persone nel cui ex 335 (notizie di reato) non risulta alcuna iscrizione nel registro degli indagati dopo quasi 6 mesi, la sua iscritta, Federica Angeli, è indagata dal 2014 per reati commessi nei confronti di alcuni dei “7 mafiosi”, in particolare art. 595 co 3 c.p.p., art. 660 c.p.p., art. 612bis c.p.p., art. 368 c.p.p. e che le è stato notificato recentemente il 415bis c.p.p.. 
Infine, in merito alla sua battaglia contro i fake su web facciamo presente che sempre la sua iscritta ha confezionato articoli per La Repubblica utilizzando come fonte dei fake (guarda caso iscritti del PD), regolarmente denunciati all’Ordine che presiede, su cui ovviamente non ha dato risposta.
Ci pare evidente che Iacopino (che "sognava di fare il magistrato ma che forse non ne aveva le qualità", sua cit.) non sia, alla luce dei fatti, una figura di garanzia per i suoi associati, oltre che per i lettori. Oggi è toccato al giornalista Giulio Mancini, domani chissà. Poi ci sarebbero i cittadini che lottano per mantenere luoghi di resistenza, ma per Iacopino non contano, li si può definire "mafiosi" a sbafo.


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