giovedì 1 settembre 2016

Il declino del giornalismo e la crescita di anonimi nei social

Il giornalismo sta vivendo i suoi momenti più deprimenti che nella storia d' Italia abbia mai visto.
Sempre meno sono i professionisti, sempre minori i controlli e le sanzioni disciplinari dagli organi competenti, laddove è visibile il contrasto con il codice deontologico della professione.

Scrivere su un giornale è un conto;
farsi un nome con il supporto continuato (visibile) di dirigenti locali e nazionali di un unico partito è una scelta;
Usare il nome ottenuto dal secondo passaggio per infamare la gente, inizia a essere circostanziato in un reato decisamente grave;

Il punto di non ritorno a cui un partito, il Pd, ha portato questo paese è un male che va sradicato completamente dal sistema politico.
Ne emerge una generazione che utilizza strumenti pubblici per fini privati. Vendette personali; istigazione; intimidazione verso chi quei canali non li ha e non deve averli, perché i canali pubblici devono essere uguali per tutti e non corsie preferenziali.

Facendo seguito a un post dai contenuti diffamatori addirittura scritto dal presidente dell' odg (dal suo profilo/pagina pubblica fb condiviso su tw) verso dei cittadini che non godono di canali preferenziali di giornali e giornalisti, facendo altresì seguito ad articoli di stampa on line di due, chiamiamole, testate, una è "unità.tv", che vanno a ledere un cittadino senza attendere alcun intervento delle autorità legittimate a valutare il caso, un cittadino appartenente dai dati riprodotti da queste testate al ministero della difesa, fa comprendere un utilizzo privilegiato del canale mediatico, non accessibile a chiunque, il motivo è semplice:
Questo tipo di accuse, giornalisti professionisti, attenti al codice deontologico cui appartengono, non le pubblicano se passate da un qualsiasi pinco palla, poiché non rientrano nelle fasi indicate dal medesimo codice "accertamento fedelmente riportato del fatto, diritto di replica, la non menzione dei dati (nome e cognome), ecc"

Chiamare l' intervento del Ministro dal social e la risposta dello stesso, sul social, fa rimanere basiti.

Presupponendo quindi che i cittadini godano degli stessi privilegi pubblico quanto ho trovato su bacheca di un cittadino e lo riporto, notare che il ministro Pinotti a questo cittadino non ha risposto.

Ora comprendo la conoscenza diretta con le amiche del primo caso, continuo a non comprendere in che modo si possa utilizzare la visibilità della propria carica pubblica in modo così smaccato.

Se fosse stato un intervento normale il ministro avrebbe dovuto rispondere anche al cittadino per aver denunciato non solo sul social un fatto gravissimo in capo, pare, all' arma. Leggete:

"Spett.le Ministro della Difesa Roberta Pinotti, segnaliamo il brigadiere del Reparto Scorte e Sicurezza di Roma dell'Arma dei Carabinieri che su Facebook si nasconde dietro il profilo di Roberto Marleo. Per una serie di azioni a dir poco offensive da lui condotte per mezzo dei social network nei riguardi di più cittadini, chiediamo un Suo urgente intervento. Per garantire la privacy dell'interessato ci rendiamo disponibili a fornirne le generalità secondo la modalità che Lei ci vorrà indicare. Siamo certi che dopo il Suo recente interessamento per analoghe situazioni, Lei non vorrà lasciare inascoltata questa richiesta.
Distinti saluti,

dr.Ing. Andrea Schiavone
cittadino italiano"


Ed aggiungo un dato di non poco conto:
Può una giornalista "gridare" alla violenza del web ed agli utenti che usano nomi non reali e contestualmente retwittate un molestatore che ho denunciato 4 volte in un mese per molestie, minacce di morte, ecc e che su tw non usa nemmeno dati veri?
Beh che il pddi con le proprie amicizie abbia perso il lume della ragione mi pare assodato, quel che mi stupisce di più sono le autorità ed il mancato controllo in merito al femminicidio. Riferito al caso delle minacce alla mia persona e a chi a me vicino.