martedì 19 dicembre 2017

Fissata udienza per risarcimento di ingiusta detenzione patita in carcere negli anni 2003/2005

A seguito dell'istanza depositata direttamente al Procuratore capo di Roma nel giugno del 2016 di circa 300 pagine, in cui il Procuratore dott. Pignatone veniva reso edotto di azioni poco chiare avvenute negli anni a partire dal 1990 fino al 2015, riguardanti più procedimenti penali con conseguenti carcerazioni e assoluzioni passate in giudicato e di cui non si sapeva nulla rispetto al risarcimento spettante.
Il risarcimento del danno è obbligatorio verso chiunque subisca l' ingiusta pena patita della carcerazione senza contare l'aspetto morale e psicologico di una persona che viene privato non solo della propria libertà personale, ma anche mentale, è stata fissata, quindi, l'udienza per il risarcimento del danno per l'ingiusta carcerazione patita negli anni 2003/2005

Interrogato il teste maresciallo Sergio Bennici - in merito agli arresti su accusa violenza sessuale, sequestro di persona, lesioni

Questo post, come anche il precedente e i prossimi in pubblicazione, sono una sorta di "dietro le quinte", al fine di capire quelle notizie date dalle testate nazionali e locali e dai telegiornali appena accadono arresti eclatanti, di cui dopo tanto tempo nessun media ci farà sapere come davvero sono andate le cose.

È questo post il seguito del precedente in cui vi ho illustrato alcuni passaggi che portarono in carcere un innocente il quale, nonostante un' aspra ingiusta carcerazione durata 1 anno ed 8 mesi

Parte 1) La Stazione dei carabinieri del Divino Amore e l' arresto "memorabile"....parte 1

Nota: Racconto pubblicato sul blog Monia Lustri e in versione pubblica nell'anno 2015 prima di inviare Istanza al Procuratore Capo di Roma depositata in data 7 giugno 2016.

Ed è proprio la località Divino Amore a ripetersi più volte in vicende collegate alla medesima persona che, in questo racconto chiameremo con un nome di fantasia, Giuseppe Verdi.

Giuseppe Verdi stava scontando 8 mesi di detenzione domiciliare a seguito di un controllo al Sert sbagliato in cui relazionarono di non averlo mai visto

Parte 2) la Stazione dei Carabinieri del Divino Amore e l' arresto "memorabile" parte 2

Nota: Racconto pubblicato sul blog Monia Lustri e in versione pubblica nell'anno 2015 prima di inviare Istanza al Procuratore Capo di Roma depositata in data 7 giugno 2016.

Siamo arrivati al punto in cui tra l' udienza del 30 aprile e quella del 21 maggio cambiano il PM dal Dott. Carlo Lasperanza al Dott. Roberto Staffa.

Il PM Roberto Staffa sarà arrestato qualche tempo più avanti, per altri motivi, lo si apprende dalla cronaca.

Si parlava di "ecchimosi" la querelante aveva dei lividini sulle gambe (sotto il ginocchio) ed uno sullo zigomo destro.

Bene, dato che le due donne se le diedero di santa ragione ci sta.
Cosi dichiarano anche medici e periti. Viene infatti specificato

Esame teste perito Vincenza Liviero nominata dal pubblico ministero - udienza del 23 giugno 2004

Nota: Racconto pubblicato sul blog Monia Lustri e in versione pubblica nell'anno 2015 prima di inviare Istanza al Procuratore Capo di Roma depositata in data 7 giugno 2016.

Il Pubblico Ministero nomina il perito dell' accusa ma non viene comunicato nulla né agli imputati, né al loro legale di fiducia, per cui non potranno partecipare all' esame.

Richiamiamo il punto riportato in precedenza:

Avv. Difesa: (.....) uno dei testi indicati dall' ufficio del pubblico ministero era consulente tecnico medico legale che ha proceduto a visita della parte offesa solamente 9 giorni dopo i fatti contestati e di questi fatti, che credo debba essere qualificato .... questi fatti debbano essere ... questi accertamenti debbano essere qualificati come accertamenti tecnici irripetibili, non è stato dato alcun avviso al difensore né agli indagati e quindi non hanno potuto partecipare, come avrebbero voluto, all' indagine medico legale. 


Si riportano i punti salienti dell' esame.

In questa udienza non troviamo più il Pubblico Ministero Dott. Carlo Lasperanza ma il Dott Roberto Staffa.

Quindi serve un inciso che le carte non riportano.

All' udienza del 30/04/2004 veniva ascoltata la dottoressa del Pronto

sabato 16 dicembre 2017

Rinviato a giudizio 612bis C.p.

Il Gup ha oggi disposto il rinvio a giudizio della persona che per almeno 2 anni ha tenuto comportamenti molesti, con anche minacce di morte esplicite  ed atti persecutori continuati verso la mia persona. 

venerdì 8 dicembre 2017

Italia errori giudiziari

“Il vostro lavoro con Errorigiudiziari.com? Non è soltanto utile, è indispensabile. Negli Usa abbiamo il National Registry of Exonerations, che ha aiutato moltissimo a capire il motivo degli errori giudiziari e a individuarne le vere cause. Vi auguro di riuscire a fare lo stesso: sarebbe una grande opportunità per il sistema giudiziario italiano, perché potrebbe imparare dagli sbagli commessi”. Per capire l’importanza di un complimento del genere, basta dare un’occhiata in breve al suo curriculum: Brandon L. Garrett insegna dal 2005 procedura penale alla University of Virginia School of Law, negli Stati Uniti. I suoi studi e i suoi libri sugli errori giudiziari, sull’efficacia del test del DNA come strumento per scagionare gli innocenti in carcere, sulle scienze forensi, sull’inaffidabilità della memoria dei testimoni oculari, sono da anni ormai citati e utilizzati ai più alti livelli della giustizia americana. Lo abbiamo intervistato in esclusiva, in occasione del primo convegno internazionale sugli errori giudiziari che si è tenuto a Roma, organizzato dal professor Luca Luparia, direttore di Italy Innocence Project e docente di procedura penale nell’ateneo romano.

Professor Garrett, quali sono le cause principali degli errori giudiziari?
Sono tante, ma quelle che contano più di tutte le altre sono tre: anzitutto l’inaffidabilità dei testimoni oculari, perché la memoria delle persone e il modo con cui si ricordano i volti, l’abbigliamento e il comportamento dei presunti colpevoli, è molto labile e soggetta a errori e condizionamenti. Poi ci sono le false confessioni, attualmente un problema enorme negli Stati Uniti: pur di sottrarsi a interrogatori lunghissimi ed estenuanti, talvolta eseguiti con tecniche di pressione psicologica molto ficcanti, un innocente può arrivare ad autoaccusarsi di qualcosa che non ha commesso. E ancora: nessuna delle prove forensi oggi tenute in considerazione è scientificamente certa, così come molto spesso gli esperti che si pronunciano su di esse si attengono solo a proprie valutazioni discrezionali. Solo il test del DNA, a oggi, è scientificamente attendibile.

Tra Stati Uniti ed Europa, è diverso il modo di fronteggiare gli errori giudiziari? 
Se le cause sono le stesse in qualunque parte del mondo, a essere diversi sono i sistemi giudiziari: negli Stati Uniti pochi casi finiscono a processo, in Italia e nella maggior parte d’Europa c’è invece un sistema inquisitorio in cui conta la valutazione individuale del giudice. Dunque una delle principali differenze è che negli Usa ci si preoccupa del rischio che le prove possano confondere i giurati o del fatto che i giurati quasi mai sono esperti nella valutazione delle prove.
Nell’Europa o nei Paesi con un sistema inquisitorio c’è molta meno ansia sulla qualità delle prove, perché si parte dal presupposto che i giudici siano in grado di distinguere tra prove buone e prove non buone. In realtà sappiamo che se le prove sono contaminate, non c’è verso per il giudice di distinguere il vero dal falso, a prescindere da quanto egli sia preparato e competente.

Quali sono i rimedi più efficaci per evitare che un innocente possa finire in carcere?
Da un punto di vista delle procedure, è fondamentale che tutti i Paesi si dotino di strumenti che consentano la riapertura di casi chiusi quando si scoprono nuove prove di innocenza del condannato. Ci sono modi diversi per farlo, a seconda dei vari sistemi giudiziari, ma ciò che conta è che deve esserci un modo per correggere gli errori. Proprio come accade nel sistema inquisitorio, in cui c’è una maggiore propensione all’accuratezza e a riprendere in considerazione vicende giudiziarie concluse.

In Italia per le vittime di ingiusta detenzione o errori giudiziari c’è la possibilità di ottenere un risarcimento, a differenza che nella gran parte degli Usa.
Risarcire è sicuramente un elemento molto positivo, ma in realtà, quando una persona è stata in carcere da innocente, c’è molto poco che si possa fare per riparare a quello che ha vissuto: si può anche prevedere un risarcimento, ma la sua vita non sarà mai più la stessa. L’unica arma vera resta la prevenzione: proteggersi contro gli errori prima che accadano.

Come si può fare in concreto? 
Ci sono diverse possibilità, ma almeno tre sono molto importanti. Anzitutto bisognerebbe rendere le prove più facilmente documentabili da parte degli investigatori, usando video e registrazioni per gli interrogatori, in modo da rendere il loro lavoro più imparziale e meno a rischio di condizionamento sull’indagato o su un testimone oculare. In secondo luogo si dovrebbe fare in modo che le indagini siano più serie e affidabili dal punto di vista scientifico: negli Usa, per esempio, si cerca di limitare il più possibile le informazioni che non sono rilevanti e che potrebbero condizionare l’esperto forense. Tutto quello di cui deve preoccuparsi un consulente, insomma, sono le impronte digitali o il calco dei denti su cui sta lavorando, non gli serve di sapere che la persona ha già confessato o quanto sarebbe importante per la polizia che una certa prova coincidesse con quello che gli investigatori si aspettano. Il ruolo degli esperti chiamati a collaborare col giudice è essenziale: valutare la competenza dei consulenti forensi a priori, in modo da sapere se e quanto saranno effettivamente all’altezza del loro compito, può voler dire meno innocenti in carcere.

Professor Garrett, sapeva che ogni anno in Italia 1.000 persone vengono risarcite dallo Stato per essere stati in carcere da innocenti?
In effetti è davvero un numero molto alto, ma almeno si tratta di custodie cautelari e non di innocenti condannati con sentenza definitiva. È molto più difficile correggere gli errori se c’è già stata una condanna.

Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone

lunedì 4 dicembre 2017

Interrogatorio alla denunciante di violenza sessuale

Solo a titolo esemplificativo vi riporto un passaggio dell’interrogatorio di una donna, Nizzi Laura, che aveva denunciato una coppia di averla violentata, picchiata e sequestrata e che fu ritenuta attendibile persino dal giudice di primo grado, nonostante sin dal giorno dell’accusa l’ospedale aveva dichiarato di non esserci stata alcuna violenza sessuale.
Fu proprio quel giorno che scomparve la consulenza ginecologica che dava esito negativo e compariva un documento scritto a mano, con firma indecifrabile senza alcun timbro dell'ospedale e che nessun dirigente e medico della medesima struttura riconoscerà.

Domande relative a dopo la riferita violenza che non c’è mai stata.
Notare che attendibilità aveva la denunciante Nizzi:

Riferito alla ex compagna dell’uomo dice

Nizzi “Improvvisamente cambiava atteggiamento nei miei confronti diventando aggressiva anche nei confronti di Giuseppe”

Poi prosegue il racconto con la parte successiva della riferita violenza.

Difesa: “ha detto - dopo la violenza - prima”

Nizzi “La cena eravamo tranquilli”

Difesa: “signora Nizzi, il tavolo era ancora apparecchiato mentre si svolgeva l’eposodio da lei descritto?”

Nizzi “si”

La Nizzi aveva dichiarato di essere stata violentata sul tavolo da pranzo (l’unico presente in casa), tavolo trovato dai carabinieri ancora apparecchiato.
Immagino che se una viene violentata su un tavolo apparecchiato il tavolo non si scompone minimamente. Geniali.

Difesa “le mani ... lei ha detto che era ricurva sul tavolo e quindi le mani le teneva.....”
“una volta liberata cosa ha fatto?”
“entriamo nella seconda fase, la signora Antonia si era già arrabbiata con lei e con il signor Giuseppe, cosa faceva?

Difesa: “quindi siete rimasti in casa in due, il signor Verdi e lei.

Nizzi “si”

Difesa: “il signor Verdi cosa ha fatto, cosa ha detto è come si è comportato?”

Nizzi “praticamente m’ha Detto stai tranquilla”

Difesa: “poi?”

Nizzi “stai tranquilla e poi ha detto io con questa non c’è la faccio più”

Difesa “era aggressivo nei suoi riguardi?”

Nizzi “no”

Difesa “un passo indietro. Il cellulare stava ancora in tasca ai suoi pantaloni?”

Nizzi “si, grazie a Dio”


Difesa: “certo, grazie a Dio lo diciamo anche noi.... la signora Antonia successivamente è rientrata in casa?”


Il cellulare che stava in tasca sarebbe rimasto lì dopo che questi larghi e morbidi pantaloni le venivano forzosamente calati (dal suo fantasioso racconto) come se un cellulare dopo una azione del genere resta in tasca. La stessa che dimenticando di avere un cellulare dichiara di aver chiamato il 112 da una cabina telefonica che non c’era come riferiranno gli stessi carabinieri.
Persona attendibilissima, come no.


Nizzi “c’ha messo poco a rientrare”. (Riferito ad Antonia)

Difesa: “una volta rientrata in casa cosa ha fatto?”

Nizzi “mi ha assalita, mi ha menato”

Difesa: “e poi cosa ha fatto?”

Nizzi “mi ha gettato fuori”

Difesa: “ha chiuso la porta?”

Nizzi “si, si l’ha chiusa e infatti io sono andata sopra”...


- Violenza non c’è mai stata infatti Giuseppe Verdi viene assolto completamente in appello e passato in giudicato con la formula “perché il fatto non sussiste”.

- Il sequestro di persona come potete leggere non c’è mai stato essendo stata la tipa buttata fuori di casa da Antonia dopo la loro litigata. Denunciare una falsa violenza mi da tanto di vendetta.
Ma leggendo le indagini questo dettaglio veniva escluso, eppure non vedo altre ragioni perché oltre questo mi resta da pensare che la tipa fosse stata mandata in casa del Verdi proprio per farlo arrestare, a 12 giorni dal suo fine pena.

Non sarebbe il primo caso.
Esempio sempre a fine pena qualcuno potrebbe fargli occupare casa per far sì che debba uscire dai domiciliari?
O si accusa uno astemio ed allergico all’alcol di aver bevuto alcol non pagando? Ce lo vedo uno allergico all’alcol bere alcol però eh?

Geniali no? Tanto chi controllava?
E quanti casi simili esistono?

- Lesioni erano le botte tra le due donne.

Giuseppe Verdi sconterà in carcere 1 anno ed 8 mesi INGIUSTAMENTE

RILEGGETELA TUTTA. Poi RILEGGETELA.
Perché nonostante dovremmo essere un paese civilizzato, si riesce ancora a fare errori madornali sulla vita delle persone dando credito a certe donne con attendibilità zero e che lo hanno fatto più volte in precedenza e magari pure dopo... chi lo sa.

E la denuncia per calunnia la procura l'ha fatta alla tipa che ha denunciato falsamente una persona di averla violentata e sequestrata?
No. Non lo hanno fatto
Non farlo fa si che la persona lo rifaccia, come infatti lo aveva già fatto in precedenza impunemente ma nei precedenti casi diceva fossero poliziotti che poi invece erano della guardia di finanza (così dichiara sotto interrogatorio alle domande della difesa, del pm e in presenza del presidente).

Arrestare un uomo adducendo che vi fossero elementi di colpevolezza quando non c’erano?
Che bel paese fa esserne fiero proprio. Ma i genitori, i maestri, i professori, hanno insegnato questi valori? Fortuna che esistono pure i codici etici. Aho’

E questo fu un articolo che racconto’ una storia completamente diversa. Notare che non fa alcun cenno ai due arresti. Non fa cenno al pm che aveva avuto per primo il fascicolo D’Elia Nunzia che poi lo passa al pm Carlo Lasperanza il quale, stranamente, ha un altro fascicolo. Parliamo della medesima accusa e due fascicolo dati a due pm diversi.
Uno, quello alla pm D’Elia viene iscritto subito in data 19/8/2003 mentre agli atti viene indicato come contatto il pm Lasperanza solo in data 19/8 alle ore 13,30 (la denuncia portava dei fatti falsi secondo la Nizzi avvenuti dopo la mezzanotte del 17/8.

Non riporta l’articolo la sparizione della consulenza ginecologica sostituita dall’analisi della biologa (consulenza chirurgica) che sono due documenti completamente diversi e l’analisi veniva richiesta proprio dal ginecologo, un medico uomo, che dagli atti scomparirà subito appena lasciato l’ospedale.

L’articolo non scrive neppure che questa “ povera” donna aveva mentito, anzi leggete come la descrivono. A leggere questo articolo sembra quasi che questa donna fosse una vittima. Vittima di sparare cazzate e far arrestare un innocente.
Questa è la stampa che preferisco non leggere, la stampa per cui spendere anche un solo euro è solo uno spreco. Come se quell’euro lo buttassi nella fogna che trovo per strada.

L’articolo che riporta la storia falsa e che non farà seguire alcuna rettifica.

Nelle carte legali non compare in alcun punto quello che nell’articolo viene menzionato come capitano Collins. Come già segnalato però il fascicolo sebbene richiesto integralmente ha carenza di
molto moltissimo documenti.

Quando ha visto la macchina dei carabinieri passarle davanti, per lei è stata una liberazione. 


Era seduta sul marciapiede, alla fermata del bus, in un quartiere alle porte della città che neanche conosceva, scalza e con quel che rimaneva di un vestitino di cotone addosso. 
Brandelli di stoffa adagiati su un corpo che per una notte intera aveva subito gli abusi sessuali di una coppia di coniugi. «Portatemi in ospedale, vi prego, quei due, moglie e marito, mi hanno violentato per ore~». 
E' iniziata così la denuncia di una giovane donna di 34 anni, romana, proprietaria di una casa nel quartiere San Lorenzo, ma per scelta e per una lunga serie di vicissitudini personali, "residente" soprattutto alla stazione Termini. 
E' stato lì che è iniziato il suo dramma. Erano da poco passate le 21 quando la trentenne è stata avvicinata dalla coppia, che all' inizio si è mostrata molto gentile con lei. 
Una chiacchierata, un panino e una birra, e quella strana confidenza che a volte si viene a creare tra perfetti sconosciuti ha via via cementato la nuova amicizia. 
Poi, all' improvviso, la proposta di moglie e marito di riaccompagnare a casa la giovane donna, in macchina. Non ce n' era bisogno - ha detto lei - avrebbe passato la notte lì, nella stazione, così come aveva fatto tante altre volte. Ma uno sguardo fulmineo tra i due ha bloccato i discorsi della giovane: trascinata per un braccio è stata costretta con la forza a salire sull' auto. L' uomo le ha immobilizzato con una corda le braccia e ha guidato diretto fino a casa sua,nella zona del Divino Amore. Tra le mura dell' appartamento per la trentaquattrenne è iniziato il dramma. «La donna s' è denudata e ha iniziato a spogliare anche me, toccandomi nelle parti intime - ha raccontato la vittima ai carabinieri diretti dal capitano Collins Brait - poi mi ha afferrato le braccia, permettendo così al marito di iniziare a violentarmi e impedendo a me di muovermi. 
Ho cercato in tutti i modi di liberarmi ma l' uomo mi picchiava così forte che alla fine ho perso conoscenza». Sul far del giorno moglie e marito sono crollati in un sonno profondo, complice anche la quantità di alcol di cui avevano fatto uso durante la notte, e la trentenne, senza neanche raccogliere i suoi pochi averi - uno zainetto con dentro le chiavi di casa sua e un paio di scarpe - s' è infilata il vestitino strappato in più punti ed è riuscita a sgattaiolare in strada. 
Quindi l' incontro con i carabinieri della compagnia Pomezia che si sono subito messi al lavoro. 
Le immediate indagini, coordinate dal sostituto procuratore, Carlo Lasperanza, hanno portato alla cattura dei coniugi, sorpresi nel sonno. 
Le prove della notte di violenza erano lì accanto a loro, evidenti: le scarpe della vittima, i suoi oggetti e il denaro. Marito e moglie, entrambi processati per direttissima, sono finiti in carcere (anzi tornati, visto che avevano entrambi vari precedenti) con l' accusa di sequestro di persona e violenza sessuale.
FEDERICA ANGELI


Diciamo al giornale che quando si fanno articolo si scrivono cose vere non racconto di fantasia anche se è la fantasia di qualcuno seguito dal cim che fa uso di metadone ed eroina. Questo nell’articolo non c’è scritto.
Le persone accusate sono state completamente prosciolte PERCHÉ IL FATTO NON SUSSISTE  e la Nizzi aveva inventato sia la violenza che il sequestro. Assoluzione piena passata in giudicato, inoltre il legale ha fatto richiesta di rimozione di questo articolo eppure il potente giornale ignora ancora una volta di rispettare un diritto di cittadini comuni, non lo hanno rimosso nonostante la DIFFIDA.
Che paese di Generali. 

venerdì 1 dicembre 2017

Prete arrestato con accusa di abusi su minori

“....L’inchiesta ha accertato che uno dei ragazzini si era rifiutato di sottostare a questi «riti» e aveva rivelato gli abusi ma per questo motivo era stato isolato dalla comunità dei fedeli, molto devoti al sacerdote. Anzi, quando le voci si sono trasformate in forti sospetti da parte di alcuni genitori pronti a denunciare, padre Pio avrebbe millantato conoscenze nell’ambito della mafia, per intimorirli e farli desistere. Uno di questi genitori però è stato denunciato per favoreggiamento personale perchè, dopo che il figlio era stato sentito dagli investigatori, aveva informato dell’inchiesta il sacerdote....”

Art leggi qui https://www.google.it/amp/www.lastampa.it/2017/12/01/italia/cronache/usava-lolio-santo-per-abusare-dei-ragazzini-prete-pedofilo-arrestato-a-catania-uKpXiMn7zP0c7zOKkWZGJJ/amphtml/pagina.amp.html

mercoledì 29 novembre 2017

Istanza depositata al Procuratore Pignatone nel 2016

L’istanza depositata al Procuratore Capo di Roma dott. Pignatone da me presentata e persino scritta nei contenuti dopo un attento esame delle carte durato mesi e aver ascoltato la persona che direttamente aveva subito i danni e poneva domande esposte ed inascoltate già 13 anni prima, ha smosso alcune situazioni apparentemente collegate. Nonostante qualcuno degli addetti ai lavori, da due settimane mi dica che non vi è alcun collegamento e che a dirglielo sarebbe stato proprio un presidente di sezione.
Precisamente il collegamento sarebbe che a distanza di un anno dal deposito dell’istanza in cui si chiedevano varie cose da chiarire, veniva richiesto il motivo per cui l’indennizzo dovuto non fu mai oggetto di alcuna udienza o almeno così per tre anni mi diceva il legale a mia domanda. Persino in tribunale non risultava nulla nel merito ne risultavano provvedimenti che il legale in questi tre anni mi diceva categoricamente di non esserci.
Invece ad un anno dal deposito dell’istanza e quindi dopo 12 anni dal deposito della sentenza di assoluzione passata in giudicato improvvisamente arriva la notifica al legale di fissazione udienza per risarcimento di ingiusta detenzione patita. L’udienza dira questo:
“Il fascicolo era sospeso (nel 2007) in attesa di acquisire la sentenza di xxxxxxx (sentenza di assoluzione piena passata in giudicato nel 2009” quindi ricordiamo che siamo a luglio 2017 (dal 2009 sono passati altri 8 anni). Negli anni 2014, 2015, 2016 in cui si chiedeva al legale motivo per cui non esistesse traccia di alcuna udienza dal 2007 rispondeva vagamente di non averne idea, alla richiesta di qualche documento che mi permettesse di ricostruire diceva di non esserci nulla e che il fascicolo era troppo vecchio e lo aveva buttato. Si chiedeva al fine di una giusta ricostruzione.

All’usienza del luglio 2017, acquisita la sentenza di assoluzione del 2009 viene concesso tempo alla procura di visionarla e fare ogni tipo di verifica, si rinvia al 2 novembre 2017.
L’udienza del 2 novembre 2017 si svolge così:
Presidente da lettura dell’oggetto di udienza indennità richiesta, finito da la parola alla procura che dirà “la procura non si oppone al minimo” passa la parola al difensore che presenta il conto di indennizzo euro 350.000,00.
Il Presidente chiude l’udienza comunicando che deposita la sentenza nei termini di legge credo 30 giorni.
Lunedì 13/11/2017 vengo informata che in via non ufficiale è stato emesso provvedimento che compare nel pc per indennizzo di circa euro 150.000,00 e si decide di ricorrere e fare opposizione. Bisogna attendere però che venga emessa e notificata. Ora vediamo cos’altro accadrà.

Tornando indietro con gli anni:
Non avendo ricevuto alcun aiuto mi sono messa in autonomia a fare le ricerche a partire proprio dal tribunale in cui mi veniva detto che non vi erano documenti cioè non gli risultava nulla nel merito.

Questo fu il motivo principale per cui decidi di presentare istanza ma anche perché negli ultimi tempi erano avvenuti fatti molto gravi (provati documentalmente) e collegati nei modi o metodi ad eventi del passato.

L’istanza chiedeva quindi in primo luogo di sapere perché la persona non fu indennizzata;
2) acquisire un documento contenente false informazioni per poter procedere a querela;
3) spiegazioni in merito al contenuto del processo 2003/2005 e del motivo per cui il documento con firma ignota non riconducibile all’ospedale però utile a far smettere condanna in primo grado non fu oggetto di esame come non lo furono tante altre situazioni che platealmente emergevano durante gli interrogatori e in base alle carte presenti in esso.

Oggi mi si insiste che l’istanza non avrebbe alcun collegamento
L’alternativa se fosse vero ciò che mi viene detto è che Pignatone l’avrebbe gettata in un cestino?
I fatti invece mi dicono che così non è stato e che l’istanza ha impedito che la richiesta di indennizzo si prescrivesse (10 anni nel 2017 istanza 2016).

Non dimentichiamo questo altro post che pubblicavo due anni fa

Da un documento ufficiale del DAP (dipartimento amministrazione penitenziaria) emerge che... 

Di recente scoperta

Su un documento ufficiale del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria di Regina Coeli non emerge la data dell'arresto del 19 agosto 2003 di cui ai miei articoli che ho sotto riportato.

Sul documento del DAP risulta invece la data di ottobre 2003
(una data che non esiste in nessuna condanna) e non vi è traccia dell'arresto avvenuto il 19 agosto 2003 con l'ingresso effettivo in carcere (di cui al documento con firma di avvenuta consegna dal carabiniere al carcere per la falsa accusa che porterà all'assoluzione piena dopo aver scontato 1 anno ed 8 mesi di ingiusta carcerazione).

Non risulta quindi solo l'errore dei due arresti laddove ce ne fu uno solo;
non risulta nessuna traccia neppure della medicazione del profondo taglio al mento in pronto soccorso riportata agli atti, taglio che dopo anni non riporta alcuna traccia di punti di sutura che dato la profondità sarebbero stati obbligatoriamente messi se vi fosse stata effettivamente una medicazione in pronto soccorso;
e non risulta traccia al DAP della data di arresto essendo invece riportata una data risalente a due mesi dopo (ottobre 2003).
Strano no?

Essendo questo documento ufficiale del DAP presente su un altro anomalo procedimento con ulteriori accuse false, documento che tra l'altro riporta la data di scarcerazione ma si guarda bene dallo scrivere che tale scarcerazione avviene per assoluzione piena da tutti i capi di imputazione,
vizierà e sarà pregiudizievole nel procedimento in cui viene acquisito per affermare una recidiva specifica che invece non esiste.

Seguiranno aggiornamenti

Se trovate la storia riportata sul blog ci sono i relativi post più sotto.

giovedì 16 novembre 2017

Capitolo 1



........" ...... Dopo 24 anni di galera, anche in isolamento, per l' accusa di un pentito, dove non sapevo quasi più distinguere il sole dalla luna, dove vedevo il mondo esterno solo dalla piccole grate del furgoncino che trasporta le detenute da un carcere all' altro, facendomi girare i carceri di tutta la penisola, o per trasporto alle udienze dei processi, vedevo le luci delle finestre delle case ed immaginavo come era una vita normale.

Il quei rari momenti in cui potevo guardare dalle sbarre del furgoncino immaginavo famiglie felici, genitori cge giocavano coi i propri figli dopo una giornata di lavoro, la mamma che preparava la cena e insieme al marito aiutavano i piccoli a fare i compiti per la scuola. Immaginavo come era portare a scuola i propri bambini, andare alle riunioni con i maestri ed ascoltare cosa mi avrebbero detto del mio bambino. Immaginavo di vivere una vita normale. Non sapevo cosa fosse.
Quelle luci delle finestre mi trasportavano per un po nella vita esterna.
Mio figlio veniva a trovarmi ai colloqui, me lo portavano fin da piccino, poi non più quando mi hanno portata in carceri molto lontani. Ricordo quando portò un criceto pensando che mi avrebbe fatto compagnia, non sapendo che non potevo tenerlo. Cosi iniziai a studiare i topi in cella. Li osservavo, avevano il loro buchino.
Quando mio figlio fece la Cresima non mi venne concessa l' autorizzazione e lui aspettava la sua mamma. Le foto che ho ancora oggi lo ritraggono triste, guardava continuamente la porta. Era un po arrabbiato con me. Mamma non è venuta me lo aveva promesso. Ma non lo diceva. Questo lo penso io vedendo le foto e da chi poi me lo ha raccontato. Aspettava me. Non mi fecero andare.
E l' autorizzazione non ci fu nemmeno per il giorno del suo funerale. Lui che avrebbe un giorno dovuto seppellire me da vecchietta, non ha avuto me al suo funerale. Non mi autorizzarono.
Oggi mio figlio è un Angelo che veglia su tutti noi.
Purtroppo l' assoluzione piena dalle accuse di quel pentito arrivò molti anni dopo... Quando avrei potuto vivere una vita normale accanto a mio figlio ........"

Segue ....








Ringrazio chi nella vita comprende il valore della vita altrui!

mercoledì 1 novembre 2017

14 mesi casa popolare occupata abusivamente

A prova dei miei sospetti, ho appena scoperto una cosa.

Apprendo da un post pubblicato dal gruppo politico di Fratelli d'Italia del municipio VI di Roma che oggi sono intervenute le forze dell'ordine per sgomberare un appartamento di edilizia popolare abusivamente occupato a  Tor Bella Monaca da dei soggetti.

Quello che non ho letto è quanto invece accaduto in una situazione simile in Via dei Papiri n. 64, nel municipio IX di Roma,

martedì 19 settembre 2017

Monia Lustri racconta (parte interrogatorio del prete di Capitano Ultimo) ....(su Zona d'ombra) - Aprile 2014


Al fine di capire di cosa si parla, faccio una piccola premessa:

Durante l'interrogatorio del querelante, il Pm gli chiede di continuare e il querelante risponde che io lo chiamo il giorno dopo
(giorno dopo dalla mia aggressione di notte, il motivo era che mi ritenevano responsabile del trasferimento che la Curia predispose per un prete a cui tali persone si erano oltremodo affezionate, al punto di prendersela con me. Un incontro con il Vescovo che era vero io avessi avuto, ma il contenuto di quell'incontro rimarrà riservato tra me ed il Vescovo),
quindi, il querelante, che è l'attuale prete don Max (don Rocco per la cronaca) di Capitano Ultimo dal 2013, sostiene che io lo abbia chiamato il giorno dopo ma lui non mi rispose.





Un nuovo video con altre "chicche" sarà pubblicato più avanti. 

venerdì 1 settembre 2017

Tor bella monaca servizio di Agorà con mia intervista del 16/06/2016

In viaggio per i Due Leoni, Tor Bella Monaca, intervista mia, di Massimo F. Ed altri.
Reportage fatto dopo le minacce di morte ricevute dalla giornalista Sara Mariani a cui va la mia più totale solidarietà.
Clicca sul link per vedere il reportage. Giugno 2016
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-44efc98a-a260-4265-b989-ca5a94e88754.html#p=0

venerdì 4 agosto 2017

Da un documento ufficiale del DAP (dipartimento amministrazione penitenziaria) emerge che...

Di recente scoperta

Nota: Dalla visura del DAP alcune detenzioni effettivamente scontate non hanno riscontro.
Si evince paragonando proprio alcuni atti in cui da un lato compare la data di arresto e detenzione mentre nell’altro non è riportato. Da verificare.

Su un documento ufficiale del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria di Regina Coeli non emerge la data dell'arresto del 19 agosto 2003 di cui ai miei articoli che ho sotto riportato.

Sul documento del DAP risulta invece la data di ottobre 2003

sabato 29 luglio 2017

La Procura di Roma ha aperto il fascicolo per occupazione abusiva

Scritto in data 24/10/2016

La Procura di Roma ha aperto il fascicolo su denuncia della parte danneggiata, per l'occupazione abusiva di casa popolare sottratta al legittimo assegnatario durante la sua assenza verso persone identificate (ROM) e con cui ero presente assieme agli agenti di polizia in data 19/09/2016. La notte in cui ero presente con gli agenti fermai un uomo straniero che li non avevo mai visto e che scendeva proprio da quella scala, bloccandolo gli chiedo dove vivesse

sabato 1 luglio 2017

I due arresti del 18 e 19 agosto 2003

Riflessione a voce alta

Perché ritengo non ci siamo stati due arresti presso il domicilio di Giuseppe Verdi ma uno solo e se la situazione è questa mi chiedo perché agli atti ne risultano due e perché durante il processo non sia stato evidenziato.

Ricordiamo che in caso di denuncia per evasione da una detenzione domiciliare, la conseguenza immediata è la traduzione immediata in carcere. Traduzione che scatta subito terminato il processo per direttissima, processo che a tutt’oggi Giuseppe Verdi non ricorda di aver visto. (E qui metto una graffetta).

Ora, mettiamo che l’arresto sia avvenuto il 18/08/2003 mattina, dato che viene dichiarato che apre la porta la “moglie”:

La “moglie” non poteva aprire la porta di prima mattina perché

1) non era la “moglie”;

2) la donna era convivente di un altro uomo in un appartamento in un palazzo li vicino, uomo dalle caratteristiche fisiche simili a Giuseppe Verdi;

3) (questa la verità vera, non quella processuale)
Giuseppe Verdi non poteva camminare era in casa quando si presenta la donna, sua ex e chiede di potersi fermare a cena, era circa mezzanotte e dichiara di aver avuto una discussione con il suo compagno e di non avere le chiavi della propria casa, quella sera si portava dietro una amica, i motivi per cui quella notte si presenta da Giuseppe Verdi e si porta un “amica” restano ancora un mistero;

4) dopo la lite tra le due donne Giuseppe Verdi le fa uscire entrambe e quella che viene chiamatala “moglie” si allontana con la propria auto.
La mattina probabilmente questa donna era in casa propria. Ricordiamo che viveva in una palazzina poco distante.

In una descrizione agli atti infatti risultano essere state raccolte testimonianze sulla “coppia” è il punto singolare è quando dei vicini dicono che la coppia farebbe sesso sulla veranda e gli stessi vicino li vedevano.
Ecco il punto: l’appartamentro del Verdi non ha alcuna veranda; non faceva sesso in pubblico e non stava assieme a questa “compagna”.
Probabilmente dunque o i vicini hanno sparato a casaccio oppure si riferivano ad altri soggetti. Tanto che l’appartamento in cui viveva lei con il suo vero compagno che non è il Verdi aveva una veranda.

Torniamo all’arresto per evasione che come legge insegna non dispone il rientro a casa in quanto se presa per vera l’accusa prevede immediata traduzione in carcere.

Ecco perché secondo la mia personale riflessione non può esistere alcun secondo arresto in casa e di logica tutto il contorno.

E il 18/08 viene arrestato in casa o altro

Da notare che nei documenti agli atti del processo di direttissima avvenuto nella mattina del 19/08/2003 il giudice da il rinvio al 21/08/2003 ma non c’è scritto che disponga il rientro in casa, la sera del 19/08/2003 Giuseppe Verdi verso le ore 22 viene consegnato agli agenti di Regina Coeli.
Il Pm Lasperanza viene avvisato per la prima volta dell’accusa (poi rivelatasi falsa) di violenza, sequestro di persona e lesioni, il 19/08/2003 alle ore 13,30 e lo stesso chiede al Gip la carcerazione motivandola con il fatto che il reato secondo lui compiuto sarebbe stato commesso da persona già in detenzione domiciliare. Non considerando
1) che all’uomo mancavano solo 11 giorni (dal 19 sono 11gg) a terminare la pena;
2) che le consulenze dell’ospedale non ravvisavano alcuna violenza; dando quindi pareri scritto totalmente negativi, tanto che la prova madre della consulenza ginecologica scompare misteriosamente e quindi furono messi in carcere due persone quando le prove davano alla denunciante chiara inattendibilità.
3) che l’uomo stava scontando la detenzione domiciliare per un altro errore sul quale andrà riveduta la condanna patita anche perché era una condanna già scontata 5 anni prima.
4) che la persona era stato mandato ai domiciliari poiché incompatibile con il carcere dove quindi non avrebbe dovuto essere riportato.
Tutte queste situazioni vengono urlate a processo dal Verdi ma si riassume ad essere ingabbiato in tribunale, nessuno quindi durante il processo va a far analizzare responsabilità altrui.
Fino a che anni dopo nel 2017, emergeranno essere accadute all’insapita del Verdi, situazioni ancora più strane. Una in riferimento al 2009, mai comunicata al Verdi, una sull’indulto che si scopre a fine 2017, sarà utilizzato in modo parziale solo per chiudere i conti che il ministero avrebbe invece dovuto risarcire al Verdi per la ingiusta detenzione.
Di tutta questa parte ne riparleremo.

A luglio 2003 risulta un altra denuncia di evasione a Giuseppe Verdi ma non fu convalidato. Poco meno di un mese prima.

Più avanti parleremo carte alla mano di come si è svolta la detenzione domiciliare nel 2015. E della serie infinita di misure ed accuse.
Ps. Dal 2014 tutte intercettate e dalle quali è stato assolto, dopo le assoluzioni piene del 2005 (quella di cui sopra) - del 2009 (processo iniziato nel 1980 circa) e del tritacarne giudiziario che non ha permesso per una vita intera di avere una vita normale.
Il vortice si attiva proprio con le misure detentive e con quelle coercitive.

Ricordiamo anche che ogni ipotetico reato o non reato fa spendere un mare di soldi. Anche quando si viene assolti con formula piena è passata in giudicato non si viene risarciti consideriamo anche che le perizie di parte devi pagarle di tua tasca. E quelle della procura, come mostrato in questo processo illustrato ampliamento più sotto non ha dato informazione alle parti accusate impedendo loro di poter partecipare. Rileggere il pezzo in cui si vede in modo parziale il punto.

La sintesi della mia riflessione sul punto dei due arresti è questa:
Il primo arresto per evasione non comporta un rientro a casa per cui deduco che il 19 sera non poteva essere di nuovo arrestato in casa.
Ricordiamo che la persona non ha alcun ricordo del processo per direttissima e che dopo che fu portato in carcere senza sapere nulla in merito ad una denuncia poi rilevata di mera fantasia la persona non capisce cosa sia accaduto ne il motivo per cui si trovi in carcere quando avrebbe terminato la pena domiciliare solo 12 giorni dopo.
Su come si è generata la pena domiciliare che stava scontando torneremo più avanti. Merita un capitolo a parte e sicuramente la richiesta di revisione del processo. Non solo quello sarà da far revisionare prove alla mano.


mercoledì 21 giugno 2017

Denuncio aggressioni e mi ritrovavo denunciata... da chi difende il concetto del gruppo...

Nel 2012 subivo una serie infinita e continuata di vessazioni, intimidazioni, ingiurie, diffamazioni aggravate (falsità promulgate a terzi, più di tre, in merito alla mia persona), un gruppo di circa 10 persone che mi parlavano alle spalle al fine di mettermi la cittadinanza contro (non ci sono riusciti, va detto), ed aggressioni crescenti con annesse minacce di morte ma anche

Sintesi parrocchia Santa Edith Stein Roma .. metodi e fatti

Lista aggressioni subite iniziate per mano della chiesa, tutto ciò che segue sono collegate a loro, per via traversa:

1) aggressioni verbali scritte, agosto 2011, sia sul blog, che sul mio gruppo Fb da membri stretti della parrocchia con frasi minacciose (tipo a buon intenditor poche parole; sarà infatti

lunedì 29 maggio 2017

Il bullismo dal 2000 ai giorni nostri

Del bullismo avevo scritto ampiamente alcuni anni fa. Gli episodi di bullismo non avvengono solo di nascosto ma, come spesso è accaduto, avvengono in presenza di molte persone.
Un giorno mentre ero con un avvocato assistiamo ad una scena vergognosa. Dei ragazzi

sabato 27 maggio 2017

Cosa fare se un avvocato viola il codice deontologico forense

Tempo fa abbiamo dovuto denunciare una persona assieme ad altri personaggi. I reati riscontrato dai carabinieri sono molti.
C'è un codice deontologico che un avvocato non può non conoscere.
Chiaramente non si tratta del nostro legale ma di quello della parte querelata.

L'articolo 41 del medesimo codice forense riporta

martedì 23 maggio 2017

❤️

Se un giorno mi vedrai vecchia: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose…non mi interrompere,ascoltami, quando eri piccolo

lunedì 1 maggio 2017

Il clamoroso arresto per violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni ma l'accusatrice aveva mentito

La Stazione dei carabinieri del Divino Amore e l' arresto "memorabile"

Nota: Racconto pubblicato sul blog Monia Lustri e in versione pubblica nell'anno 2015 prima di inviare Istanza al Procuratore Capo di Roma depositata in data 7 giugno 2016.
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Nella foto stralcio della sentenza di assoluzione piena e passata in giudicato per il sig. Giuseppe Verdi.

Al sig. Giuseppe Verdi mancavano 13 giorni al fine pena! il 1 settembre 2003 finiva finalmente la detenzione.

Esatto 13 giorni, avete letto bene! e PUF: Quella sera del 17 agosto l' ex compagna di Giuseppe, Antonia, porta a casa di Giuseppe una sua amica a cena L. Nizzi.
Che caso!

Atteniamoci alla realtà oggettiva dei fatti:

Durante la cena l' amica di Antonia, L. Nizzi, tossicodipendente, malata di HIV, candidosi, epatite c, ecc ecc, ci prova con Giuseppe che la respinge.
Tale situazione scatena le ire di Antonia e le due donne finiscono a picchiarsi.

Il tentativo di Giuseppe di separarla sarà vano.
Giuseppe le fa uscire di casa entrambe.

Era notte. Dopo la lite delle donne, resta la cena sul tavolo. Cena consumata parzialmente. L'unico tavolo presente in casa.
Perché inserisco il dettaglio del tavolo apparecchiato con la cena, bicchieri, ecc tutto ancora sullo stesso?
perché l'accusatrice indica la zona della violenza sessuale proprio sul tavolino da pranzo o meglio, l'unico tavolo presente nella casa.
Lo rilevano persino i carabinieri che nonostante abbiano constatato che sulla tavola nulla manca, riterranno credibile la denunciante.

mercoledì 19 aprile 2017

Tabulati "taroccati" faranno prendere applicazione misura coercitiva - altro fascicolo da porre all'Attenzione del Procuratore capo di Roma

Ed è giunto il momento per sottoporre all'attenzione del Procuratore capo di Roma anche un altro singolare caso. Quello che fu rivolto alla mia persona. Procedimento che si è bloccato magicamente nel 2013 ma che ha al suo interno molto materiale di interesse pubblico in merito alle modalità utilizzare sia per accusarmi di qualcosa di falso, tanto che il processo non vi è mai stato, tanto per le modalità utilizzare per bloccare le querele in cui ero parte offesa arrivando a bloccarne una errata.

Laddove avevo ricevuto nei giorni di Natale Capodanno ecc telefonate moleste notturne

mercoledì 8 marzo 2017

Michel Upmann aggiornamento

C'è un motivo per cui proprio oggi posto questo articolo, anche perché è adesso che ho cercato le più recenti notizie.

Per capire leggere l'articolo che qui riporto

Altri guai per il finto prete Rino Senatore: tentata estorsione a Montezemolo

Il 45enne, noto a Bologna come padre Michel Upmann, è a processo al tribunale di Modena

Avremo modo di capire cosa c'entrava è perché era in contatto telefonico continuato con chi nel 2012 con una scusa poi scoperta non vera mi fece andare a Milano e da lì venni portata in provincia di Pavia riuscendo grazie a persone su Roma a tornare a casa solo dopo tre giorni.

Fu una volta arrivata a casa che da una ricerca in rete trovai i collegamenti di tutte e quattro le persone che nei giorni in cui ero stata trattenuta in provincia di Pavia avevo ascoltato in due casi e visto in un caso essere in contatto tra di loro. 
Non capivo, per iniziare, perché non furono mai fatti gli appuntamenti a Milano motivo per cui ero stata fatta salire, chiaramente con il senno di poi si può dire che erano appuntamenti inesistenti ed appunto una scusa;
Non capivo perché se dovevo ripartire il giorno appresso e tutto doveva essere spesato da chi mi aveva fatta salire, cosa che poi non è avvenuta, sono riuscita solo grazie a un intervento da Roma ad essere "scaraventata" alla stazione di Milano e nel tragitto mi fu impedito di usare il mio cellulare, nel viaggio fu dal tale asserito che poteva agganciare celle. Che cosa temeva il tale?
È perché venni portata in provincia di Pavia se gli incontri (falsi) dovevano  essere su Milano?
Al tempo avevo denunciato il tutto a chi doveva darmi risposte.
Le risposte furono del tutto surreali.
Ma con tempo e pazienza quella risposte arrivano. Ora ci sarà l'occasione.
È chiaro che il fatto di tenermi bloccata in provincia di Pavia per poi dirmi "a Roma ti porti io ma dobbiamo passare per Bologna" a fare cosa a Bologna? Incontrare Upmann con cui era in perpetuo contatto?
Ma Upmann che mi contattava da circa 2 anni prima c'entrava qualcosa con quel tale che dira' la genialità poi da me riscontrata falsa per farmi salire?
Se fossi stata portata a Bologna? Fortuna ha voluto che l'intervento da Roma spavento il tale che evidentemente si era sentito oramai scoperto.

sabato 18 febbraio 2017

Errori giudiziari - Gherardo Colombo

A differenza degli altri suoi ex colleghi del pool Mani Pulite, Gherardo Colombo è una persona profondamente diversa da quella che era negli anni di Tangentopoli. Si era capito già da qualche tempo, ma oggi (a 25 anni dall'arresto di Mario Chiesa) queste parole rilasciate al tg di Tv2000 ne sono la conferma più evidente.

«Sulla custodia cautelare ho cambiato il mio modo di vedere. Per quanto pensassi che il carcere dovesse essere l’extrema ratio, cioè l’ultima misura possibile e immaginabile, tuttavia pensavo che fosse educativo. Oggi non la penso più così: il carcere non solo non serve ma danneggia anche la cittadinanza. Il 70% delle persone che sono state in carcere, ci ritornano perché hanno ricommesso di nuovo il reato. Il carcere è più una scuola di criminalità che un rimedio. Per questo penso che non si possano tenere le persone in carcere per tutta la vita».

Fonte: errorigiudiziari.it


Io sostengo che il carcere è una scuola criminale da decenni. Pensavo che chi del settore lo sapesse già prima di poter solo minimamente ipotizzare che quel "mondo" con regole avverse potesse essere educativo.

Ilaria Cucchi

Sono partita da sola, quel pomeriggio, all'obitorio di Roma.
Le urla dei miei genitori nelle orecchie quando hanno visto quella salma protetta da una teca di vetro. Quella visione di fronte a me di quel corpo che non era più Stefano.

La corsa a trovare l'avvocato che avevo visto per

venerdì 17 febbraio 2017

Oggi Filippo Narducci assolto

"Filippo Narducci è stato definitivamente assolto dalle accuse mossegli da tre agenti di polizia di Stato. Lo ha deciso la Corte Suprema di Cassazione oggi
Respinto il ricorso del procuratore generale e delle parti civili con condanna alle spese.
Giustizia è fatta.
Ora ci rivedremo al tribunale di Forlì dove gli agenti saranno processati per calunnia, falso, falsa testimonianza e sequestro di persona". 

giovedì 16 febbraio 2017

Stefano Cucchi - chiesto il rinvio a giudizio per i 5 carabinieri -m

Articolo di Edoardo Izzo
La Stampa

A 8 anni dalla morte del giovane picchiato e ucciso il 22 ottobre 2009. Ai tre militari dell’Arma è contestato di aver provocato la morte di Stefano «con schiaffi, calci e pugni»


EDOARDO IZZO14/02/2017


ROMA

https://www.google.it/amp/www.lastampa.it/2017/02/14/italia/cronache/caso-cucchi-chiesto-nuovo-processo-per-carabinieri-per-tre-di-loro-accusa-di-omicidio-BFW7zAVwqCsQRhGooNAYAL/amphtml/pagina.amp.html?client=safari


Un passo verso la giustizia. A distanza di otto anni dalla sua morte è più vicina la verità sulla fine di Stefano Cucchi, picchiato e ucciso il 22 ottobre 2009 da tre servitori dello stato. I carabinieri coinvolti sono gli stessi

lunedì 13 febbraio 2017

Sindacato SAP contro il cittadino Narducci le iene provano ad intervistare Tonelli ma....

Riporto il commento di un utente

"......http://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/cronaca/cesena-narducci-poliziotti-1.1416392

http://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/cronaca/narducci-poliziotti-1.1797050

narducci, l'accusato dai poliziotti, è stato assolto sia in primo grado che in appello e i poliziotti che si erano costituiti per chiedere (loro!) i danni, condannati al pagamento delle spese di giudizio. questa sentenza è definitiva.
di fatto i giudici hanno smentito i verbali dei poliziotti bollandoli come falsi, tanto è vero che i tre hanno subito una prima condanna (per le lesioni arrecate al cittadino) e sono ora sotto processo per le false accuse e per le false affermazioni sui verbali...
...se gli avvocati non avessero trovato il video il processo si sarebbe basato solo sui verbali e la condanna sarebbe stata certa...e ci sarebbe stato anche il danno oltre la beffa visto che i tre aggressori avevano avuto la sfacciataggine di chiedere anche i risacimenti...

per quanto riguarda tonelli (che pure mi fa simpatia) non posso che rilevare che il confronto sul video lo evita come la peste fino alla fine nascondendosi dietro il mancato confronto con le affermazioni della vittima (che pare essere nelle vicinanze) ma è solo una scusa perchè il punto non è cosa ha detto la vittima (vero o falso che sia anche se immagino abbia detto più verità visto che tre processi gli hanno dato ragione) ma cosa hanno messo a verbale i poliziotti e se questo corrisponde al vero. i poliziotti hanno uno specifico dovere di verità hanno fatto un giuramento (non a caso la loro parola vale più di quella di un normale cittadino ed è vera fino a querela di falso) che non è stato rispettato e per questo sono stati condannati e , probabilmente, lo saranno ancora...
...a mio parere i sindacati (anche quelli di polizia) devono fare il loro lavoro e difendere i lavoratori come fece lo stesso tonelli per la questione degli equipaggiamenti inadeguati ma quando un sindacato si mette a difendere anche chi sbaglia solo perchè "è uno di loro", fa il male suo e degli altri lavoratori......"

domenica 8 gennaio 2017

Quando la "giustizia" italiana usata per gli amici, come...

Cosa permette di abusare della giustizia a chi può metterci le mani?
Il fatto che queste persone invece di essere punite vengano promosse.
Quindi abbiamo alcune persone che dovrebbero dare l'esempio del rispetto della legge che della stessa possono abusare per accontentare amici a danno di altri in cambio di qualcosa di preciso.
Un esempio: venne da me una persona e mi disse:
"Hai saputo cosa ha avuto il collega "Pinco Pallo" in cambio del servizietto che ti ha fatto?"
Ebbene ho poi saputo come fu "pagato" questo personaggio poi promosso. Chiaramente quel "pagamento" deve essere verificato poiché a me è stato riferito da più persone e non visto materialmente.

Questo per dire come vengono svolte le indagini. Credo ora sia chiaro il motivo per cui venni costretta a sottrarmi a quelle azioni dovendo cambiare residenza per alcuni anni finché questo personaggio non è stato allontanato, un cambio di residenza con tutti i disagi e danni che ne sono derivati sulla mia vita. Trasferire la mia residenza in un posto dove non vivevo provoca problemi di notifiche, problemi che saranno imputabili a chi me li ha provocato e che dovrà rispondere nelle sedi competenti al momento in cui qualche ente mi presenterà dei reclami o conti. Se per anni sono stata privata di poter essere legittimamente rintracciata a rispondere sarà chi questo movimento documentato lo ha provocato.

Ecco cosa è diventato per alcuni fare indagini "tarocche" aiutare amici di amici in cambio di qualcosa . Ottimo esempio per tutti i cittadini. Così si rispetta la legge?

Aiutare amici di amici in concertino con altri personaggi investiti di potere. Uno dei 3 ha continuato nel tempo su altre vicende. Ecco il motivo per cui ho fatto un fascicolo in cui ho raccolto tutte le carte apparentemente scollegate seguire dagli stessi nominativi ed il metodo utilizzato.

Il problema è semplice da risolvere: se la corruzione e'vietata e perseguita dalla legge, non solo per alcuni, va punita, quale che sia la forma utilizzata.

Quando si svolge un compito in un modo irregolare, pur facendolo passare a posteriori per comune errore, e ciò avviene in cambio di qualcosa come un posto di lavoro per un famigliare, ha un solo nome ed è corruzione. A cui va aggiunto abuso d'ufficio e omissione atti d'ufficio. A seconda del caso trattato. Finché queste persone piuttosto che venire perseguire, vengono coperte, il futuro del paese sarà in mano a quello che abbiamo visto con mafia capitale le cui persone prese e condannate con molta leggerezza rispetto a condanne di reati lievi persino mai compiuti ed in alcuni casi con false accuse,  che hanno visto condanne pesanti o carcerazioni ai danni di innocenti senza alcun risarcimento.

Uno stato che non vuole far cessare la corruzione non la combatte.