domenica 19 marzo 2017

Innocente fino al terzo grado di giudizio, ma la realtà non è proprio così

Che l'Italia sia un paese molto strano chi ci vive se ne rende conto ogni giorno.
Che chi occupa gli scettri del potere nelle varie competenze e lascia gli errori senza aver tempo o voglia di correggerli (sulla pelle di altri, a volte raramente persino di loro stessi) è un altra consapevolezza.
Siamo in un paese dove un criminale rischia meno di un innocente che capita nelle maglie della giustizia per caso o per solo di qualcuno.

Un paese che di fatto ha invertito il principio di essere innocenti fino a condanna definitiva passata in giudicato attuando negli errori giudiziari l'esatto inversi. Diventa l'accusato colui che si deve scagionare da accuse false. Nel mentre la vita gli viene rovinata.
Gli errori giudiziari a tutt'oggi noti in Italia sono 1000 ogni anno; in questi non sono contemplate le false accuse con metodi stravaganti tipo costruzione di documentazione che favorivano processi in contumacia senza che l'imputato abbia contezza di essere processato. Poi abbiamo l'azzardo. Il secondo tentativo non ha neppure la costruzione documentale che giustifichi tale rinvio a giudizio e neppure informazione alla parte di essere imputato.


A. M. F. è una tristissima realtà di cui temo chi di competenza non ha alcun interesse a sistemare nonostante si sappia e di riesca a documentare anche chi lo fa con dolo.
Stesso vale per chi ha l'onere di aggiornare i c.d. carichi di polizia, ve ne sono alcuni in cui riportano accuse mai ricevute e delle quali non si è mai stati indagati, reati gravissimi, o quelli dai quali si è stati assolti con formula piena passata in giudicato "il fatto non sussiste" (significa che l'accusa era falsa e il reato in realtà lo aveva fatto chi accusava) resta in carico a chi ne viene assolto. O sempre nei carichi di polizia "ubriachezza" senza un fermo in tale senso a persona non solo astemia ma allergica ad ogni forma alcolica da ingerimento e da contatto.
Già trovare chi ne deve rispondere di questi carichi e correggerli sarebbe un miracolo in questo paese; questi carichi di polizia hanno un valore di pregiudizio sulla persona anche se gli stessi sono falsi. Ecco perché è gravissimo che il nostro stato non faccia nulla per correggersi.

Ritorniamo a dire che in Italia uno che delinque davvero ha più possibilità di cavarsela proprio a causa dei disservizi sopra accennati, mentre si perde tempo a cercare prove verso persone in cui solo dopo anni di scopre essere innocenti.

giovedì 16 marzo 2017

Da un documento ufficiale del DAP (dipartimento amministrazione penitenziaria) emerge che...

Di recente scoperta

Su un documento ufficiale del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria di Regina Coeli non emerge la data dell'arresto del 19 agosto 2003 di cui ai miei articoli che ho sotto riportato.

Sul documento del DAP risulta invece la data di ottobre 2003 (una data che non esiste in nessuna condanna) e non vi è traccia dell'arresto avvenuto il 19 agosto 2003 con l'ingresso effettivo in carcere (di cui al documento con firma di avvenuta consegna dal carabiniere al carcere per la falsa accusa che porterà all'assoluzione piena dopo aver scontato 1 anno ed 8 mesi di ingiusta carcerazione).

Non risulta quindi solo l'errore dei due arresti laddove ce ne fu uno solo;
non risulta nessuna traccia neppure della medicazione del profondo taglio al mento in pronto soccorso riportata agli atti, taglio che dopo anni non riporta alcuna traccia di punti di sutura che dato la profondità sarebbero stati obbligatoriamente messi se vi fosse stata effettivamente una medicazione in pronto soccorso;
e non risulta traccia al DAP della data di arresto essendo invece riportata una data risalente a due mesi dopo (ottobre 2003).
Strano no?

Essendo questo documento ufficiale del DAP presente su un altro anomalo procedimento con ulteriori accuse false, documento che tra l'altro riporta la data di scarcerazione ma si guarda bene dallo scrivere che tale scarcerazione avviene per assoluzione piena da tutti i capi di imputazione,
vizierà e sarà pregiudizievole nel procedimento in cui viene acquisito per affermare una recidiva specifica che invece non esiste.
SEGUIRANNO ulteriori aggiornamenti. 

Parte 3) Stazione carabinieri Divino amore : mar. Bennici Sergio, car. Cicala Annibale, car. Spedalieri Arturo, ecc...

Dopo il racconto sommario dell' arresto verso un innocente, ora un articolo in cui lo stesso racconto tratta caso per caso gli eventi di quella storia.
Già la precedente, nei lettori di FB, ha aperto un serio interrogativo: a chi faceva comodo quell' arresto?

Chi dovevano accontentare? La tossica fu usata o lo fece di sua iniziativa l' accusa?

A me, Monia Lustri, questi interrogativi vengono e non escludo essere molto verosimili, molto poco credo oramai alla storiella dell' errore umano.
Con la storia degli errori umani ci si marcia un po troppo.


Parte 2) la Stazione dei Carabinieri del Divino Amore e l' arresto "memorabile" parte 2

Siamo arrivati al punto in cui tra l' udienza del 30 aprile e quella del 21 maggio cambiano il PM dal Dott. Carlo Lasperanza al Dott. Roberto Staffa.

Il PM Roberto Staffa sarà arrestato qualche tempo più avanti, per altri motivi, lo si apprende dalla cronaca.

Si parlava di "ecchimosi" la querelante aveva dei lividini sulle gambe (sotto il ginocchio) ed uno sullo zigomo destro.
Bene, dato che le due donne se le diedero di santa ragione ci sta.
Cosi dichiarano anche medici e periti. Viene infatti specificato che la natura può essere di qualunque motivo non per forza atto sessuale.

Considerando anche che la lite effettivamente avvenuta tra le due donne, non è stata praticamente sfiorata durante il processo. Per fortuna che ci sono Giudici più obiettivi, in questo caso in Appello.

Mentre veniva escussa la dottoressa che per prima ha visitato la L. Lizzi (nome di fantasia), risponde in merito alla consulenza da lei avuta quel giorno, dice, quindi, che era difforme da quella che aveva in mano li in udienza.

E dice " no, a memoria, cioè io avevo proprio una consulenza: una consulenza redatta diversamente, non come questa"

Ed essendo "questa" un' altra presunta consulenza richiesta dalla medesima dottoressa, non sfugge che non viene menzionata come eventuale altra consulenza, quindi una consulenza che non ricorda.
Nessuno in udienza chiede di risalire a quella firma indecifrabile senza timbro.

Considerando che è il documento sul quale si basa la condanna di primo grado emessa dal Giudice dott. Sante Spinaci, in cui si evince quanta importanza viene data alla medesima consulenza a firma ignota.
Mentre il documento che esclude la violenza redatta dal ginecologo e dirigente non veniva né acquisito, né menzionato.

Impossibile che possa essere sfuggito in quanto nel passaggio di escussione dell' udienza del 23 giugno (10 mesi in carcere degli imputati) il teste, ginecologo poi rintracciato, riferisce :

"....ma mi fu anche obiettato, dall' agente di pubblica sicurezza - dottore - ed io ho detto - guardi, mi spiace ma io personalmente...non mi sembra di vedete lesioni in maniera apparente. Abbiamo fatto lo striscio culturale a fresco e vediamo che cosa esce fuori da questi tamponi".
I tamponi sarebbero quelli fatti dalla biologa, quindi un documento che integrava la consulenza del ginecologo, non a se stante.

Trovo singolare che nella comunicazione dei fatti in procura, in nessun punto viene né menzionato, né riportato il parere negativo del ginecologo.

Non era un medico secondario, ma una consulenza principale.

Ricordiamo al lettore che la querelante durante il processo alterna violenza vaginale ad anale, mentre al pronto soccorso dopo l' esito negativo vaginale dichiara anale.

Si farà passare, inviandola in procura, la "consulenza" dei vetrini (tamponi) della biologa, come consulenza ginecologica.

Eppure l' agente di pubblica sicurezza OBIETTA al ginecologo l' esito, poi nemmeno qualche ora dopo dimentica persino la sua esistenza. Tra parentesi il ginecologo era un uomo, la biologa una donna.

Nella trasmissione atti dalla stazione del Divino Amore alla procura verranno spediti solo:

Il documento di primo soccorso della dottoressa che la vede per prima;
La presunta consulenza chirurgica a firma ignora e priva di timbro;
E l' esito dei vetrini (tamponi) della biologa che chiameranno consulenza ginecologica e che tale non era.

Altro dato: quando il PM Lasperanza nomina il suo perito, non avvisa le parti accusate, cosi la perizia della procura avverrà senza la presenza del perito delle parti accusate.

La perita pare fosse un "tenente colonnello" delle assicurazioni, non si è compreso. Dott.ssa Liviero.

In compenso all' udienza del giudizio direttissimo il 19/08 per decidere in merito alla convalida degli arresti sarà ascoltato l' appuntato Annibale Cicala.

Riferisce che il Giuseppe aveva un taglio sul mento (profondo) e che lo portano in ospedale per farlo medicare.
Questo durante l' arresto.

In realtà dalle carte risulterebbero due arresti. E più perquisizioni in casa. Lo vediamo nel dettaglio più avanti.

Il Cicala non dice quale sia l' ospedale e nessuno glielo chiede.

Non indica neppure il giorno della medicazione. Nessuno glielo chiede.

Però gli viene chiesto più volte di essere preciso sulla sera in cui alle 23 erano passati a fare il controllo.

Le date degli arresti riportano dei passaggi poco chiari.

Intanto l' arresto è avvenuto una sola volta, non due.

Quindi si presume il primo arresto del 18 agosto per evasione e qui una serie di caserme stazioni girate, processo per direttissima, ospedale, carcere. Nessun ritorno a casa.

Come sarebbe avvenuta la perquisizione del 19 agosto alle 21,30 se alle 22,20 era stato portato in carcere a regina coeli? Son passati prima da casa?
Aveva una licenza fra un arresto e l' altro?

Il Cicala dice che al momento dell' arresto "erano le 9 e 20 e ha aperto la "moglie" .
Non specifica il giorno. Inutile dire che nessuno glielo chiede.

Riprendendo la nota di trasmissione invece si legge:

"Il G.V. veniva rintracciato presso la propria abitazione mentre la A. P. e' stata rintracciata alla stazione termini.

Interessante passaggio.

Il pubblico ministero infatti si trattiene proprio su questo singolare fatto chiedendo al Cicala se avesse aperto la porta la "moglie" e il Cicala risponde più volte si.

Perfetto ma che c' erano stati due arresti nelle carte nessuno se ne è accorto?
Nessuno fa indicare date?

Nu cazz.

Ricordiamo che gli arresti avvengono poiché si riporteranno consulenze positive alle accuse della Lizzi.

Chiaramente nessuno dirà che la Lizzi aveva già tentato altre svariate denunce per violenza sessuale altre volte.
La Lizzi era pluripregiudicata per cui nelle famose informative appare strano non esserci questa sua "abitudine".

Ma in udienza 5 mesi dopo gli arresti il Cicala dirà in riferimento agli esiti delle consulenza del 18 agosto
"Si si abbiamo atteso l' esito della ginecologica dove data esito negativo...."

Non lo ha però dichiarato in sede di convalida arresto.

Il difensore fa presente che "...gli accertamenti e quanto riferito nell' informativa è difforme dal vero".

Nelle copie del fascicolo presente in appello mancano delle pagine e si nota l' assenza poiché la numerazione è progressiva nonostante alcune pagine non ci sono.
A mancare è proprio la pagina in cui il Cicala durante interrogatorio risponde in merito alla perquisizione fatta in casa del sig Verdi.

Si capisce dall' inizio della pagina successiva a quella mancante. Ma non si sa cosa ci sia stato scritto.

Segue il Cicala all' udienza del 07 gennaio dicendo che il ciondolo (chiavi) viene ritrovato in un cofanetto di colore argento posizionato all' interno del soggiorno.
Quando il soggiorno è a vista appena si entra dalla porta di ingresso e le suddette chiavi erano in un piattino argentato, oggetto in cui si ripongono, appunto, oggetti o chiavi, sul mobile del televisore. Proprio appena entrati in casa.

Questa dichiarazione contrasta con quella del 19/08 in cui scrivono che "perquisizione domiciliare esperita consentiva di rinvenire occultate in un cassetto chiavi appartamento...."

Ma la famosa maglietta non la cerca nessuno, ne nessuno chiede alla querelante la descrizione.
La Lizzi si attribuisce la proprietà di scarpe da ginnastica. Per questo il sequestro delle scarpe ha il rifiuto della firma.

Interrogato il carabiniere Pozzuto dice di aver partecipato solo al fermo del Verdi e relativa perquisizione domiciliare. Sembrerebbe appartenere all' arresto del 19. Infatti pure lui non specifica il giorno, ne gli viene chiesto.

Il pubblico ministero rileva di voler sentire il maresciallo Bennici in merito alla presenza del "fantomatico ginecologo" (uso testuali parole).

Quindi il maresciallo Sergio Bennici interrogato dirà "..l' accertamento fondamentale è stato il referto medico, i referti medici anzi, perché ci sono stati due o tre referti medici...."

Poi aggiunge che le famose chiavi, che il Cicala chiama ciondolo, sarebbero state rinvenute dentro la scatola del sale. Addirittura in cucina quindi.

La denuncia della querelante è interessante poiché porta la firma dell' ultimo foglio a oltre 20 centimetri più in basso della fine del rigo. Di solito la firma va apposta sotto la scritta DENUNCIANTE non a 20 centimetri sotto.

Dettagli.

Nella richiesta si convalida del fermo ed emissione ordinanza di custodia cautelare in carcere vi è un grande errore di trascrizione.
Nel far presente al giudice per il processo per direttissima il fine pena, non sarà scritto 1 settembre dell' anno in corso, ossia pochi giorni dopo, ma scriveranno un anno dopo.

Mentre nel foglio indagini delegate la data risulta quella effettiva, 13 giorni dopo il presunto fatto che farà fare 1 anno ed 8 mesi di carcere a Giuseppe ed Antonia.

In appello Giuseppe sarà assolto su entrambi i capi di imputazione:

Capo 1 (concorso e violenza sessuale) perché il fatto non sussiste

Capo 2 (lesioni)
Per non aver commesso il fatto

Mentre Antonia verrà condannata per il capo 2, lesioni ed assolta per il capo 1) in quanto il fatto npm sussiste.

Giuseppe non ha ottenuto alcun risarcimento per ingiusta detenzione di 1 anno ed 8 mesi di carcere a Regina Coeli, non ha avuto alcun risarcimento della pena ingiustamente patita.

Antonia ha ottenuto un risarcimento di euro 80 mila circa, pur avendo a suo carico dei precedenti penali.

Ad oggi non si è a conoscenza del reale motivo per cui non fu dato al Giuseppe il risarcimento spettante. Alla procura non risulta la motivazione.

Dalle carte invece non vi è alcun interrogatorio (forse era in malattia?) ad uno dei carabinieri presenti a più momenti, l' appuntato Arturo Spedalieri. Magari sa chi era l' operante che ha obiettato il ginecologo? O forse fu proprio lui a ritirare i documenti in ospedale da inviare in procura?
Sarebbe interessante sapere di più.

Per cui torniamo di qualche anno i dietro nel racconto, poiché quando ci fu questa curiosa accusa di violenza sessuale e sequestro di persona da chi aveva a suo carico più denunce dello stesso tipo verso agenti di pubblica sicurezza o guardia di finanza o guardia forestale, era in corso un' altra indagine. 24 anni di indagine. Probabilmente si auspicava la condanna?
A conti fatti sono circa 40 anni di accanimento giudiziario sulla medesima persona. Ma da chi parte? Quale è il motivo per distruggere la vira intera di un essere umano?

Ecco questo processo con assoluzione piena è importante per tre motivi:

1) che molte cose importanti accadute nel processo cadranno nel vuoto, tipo: dopo aver scoperto che la Lizzi ha mentito andava denunciata per calunnia, cosa che non verrà fatta da parte della procura, ne lo permetteranno a chi ha patito danno ingiusto avendo applicato l' art. 530 si è impedito di procedere verso la menzognera. E che la tipa era avvezza di questo tipo di denunce era oramai chiaro.

2) che la firma ignota di un documento importante che a questo punto non si sa se fosse vero non verrà attenzionato, motivo per cui non si cercherà il responsabile o l' autore.

3) ed infine si fa notare che nonostante l' assoluzione passata in giudicato e quindi definitiva, le informative delle forze dell' ordine, a tutt' oggi, 2016, continuano a riportare nel nominativo del signor Giuseppe Verdi precedenti quali violenza sessuale e sequestro di persona, nonostante non esistano sui carichi pendenti.
Ma c'è di più, notare che il rinvio a giudizio dei due capi di imputazione, non riportano affatto il sequestro di persona, in quanto già su questo fatto la tizia non venne creduta.
Quindi come mai le informative riportano tali "precedenti" mentre non riportavano le abitudini della Lizzi di querelare per violenza sessuale persino le "guardie".


Parte 1) La Stazione dei carabinieri del Divino Amore e l' arresto "memorabile"....parte 1

Ed è proprio la località Divino Amore a ripetersi più volte in vicende collegate alla medesima persona che, in questo racconto chiameremo con un nome di fantasia, Giuseppe Verdi.

Giuseppe Verdi stava scontando 8 mesi di detenzione domiciliare a seguito di un controllo al Sert sbagliato in cui relazionarono di non averlo mai visto (chiaramente essendo il sert sbagliato, non potevano di certo averlo visto, avendo frequentato invece quello di competenza territoriale) quindi tale relazione portò Giuseppe Verdi a scontare gli 8 mesi in detenzione dopo 5 anni dall' aver frequentato già il sert (da cui non attinsero a verifica, avendola avute da quello sbagliato).

Mancavano 13 giorni al fine pena. Il 1 settembre sarebbe stata la data di liberazione.

Esatto 13 giorni, avete letto bene.

Quella sera del 17 agosto l' ex compagna di Giuseppe, Antonia, porta a casa di Giuseppe una sua amica a cena.
Che caso.

Atteniamoci ora ai documenti giudiziari ed alla realtà oggettiva dei fatti.

Durante la cena l' amica di Antonia, Lina Lizzi, tossicodipendente, malata di HIV, candidosi, epatite c, ecc ecc ecc ecc, ci prova con Giuseppe che la respinge.

Tale situazione scatena le ire di Antonia che discutendo con la Lina finisce in rissa. Le due donne si picchiano.

Il tentativo di Giuseppe di separarla sarà vano.

Antonia butta fuori la porta Lina.
Dopo la lite delle due donne, la Antonia va via prendendo la sua macchina. Anche perché viveva in un altra casa, stesso indirizzo, stesso civico, scala diversa.

Era notte. Dopo la lite delle donne, resta la cena sul tavolo. Cena consumata parzialmente.

I fatti giudiziari proseguiranno cosi:
Lina Lizzi resta sotto casa di Giuseppe per molto tempo, chiama il 112 e all' arrivo della pattuglia, dopo quasi un ora, dichiarerà di essere stata sequestrata, violentata e picchiata dalla coppia.

Nessuno sale da Giuseppe nonostante fosse in detenzione domiciliare, dichiareranno gli operatori successivamente che non salirono per non destare sospetti.

La Lizzi, sara' portata prima in caserma della Stazione del Divino Amore, poi al pronto soccorso all' ospedale Sant' Eugenio a Roma.

Le visite riportano esito negativo a violenza sessuale. A seguito della negatività del risultato la Lizzi dirà:
"te credo me l' ha messo nell' ano"....

Viene cosi richiesta, dopo la consulenza ginecologica che dava esito negativo in zona vulvo-perineo-anale, anche una consulenza chirurgica in cui a parte emorroidi non trovano nulla. Nessuna traccia di liquidi ne di alterazioni da violenza sessuale subita. Nulla. Il ginecologo farà fare anche i vetrini, di prassi, dalla biologa. Nessuna traccia di liquidi, nulla.

Ripetiamo la biografia della querelante Lina Lizzi: tossicodipendente, con diverse e molteplici malattie a trasmissione altamente infettive specie per via sessuale.

Ah, dimenticavo, la querelante dichiara rapporto sessuale senza protezione.
Con emorroidi che anche solo con sforzetto di cacchina si rompono facendo uscire sangue, il contaggio è garantito.

Una Lizzi con alle spalle altre 2 o 3 querele dal contenuto identico di violenza sessuale verso "guardie" (spiegheranno i periti in udienza che avesse riferito loro essere guardie forestali o guardia di finanza), le predette querele furono tutte archiviate. Chiaramente sicuramente infondate.

Questo era il biglietto da visita con cui la Lizzi si presentava a querelare una nuova denuncia di violenza sessuale e sequestro di persona. Venendo considerata attendibile. Le informative non riportavano le pregresse denuncie simili, identiche, infondate?
Inoltre la signora Lizzi accusa la coppia di aver fumato hashish e di averle strappato la maglietta, tanto che la pattuglia dichiara di averla trovata con una maglia che la stessa dichiara esserle stata data da due che abitavano al piano di sotto.

Due considerazioni mi vengono al volo:
Perché non è stata fatta un analisi per constatare se la coppia avesse davvero fumato hashish? Questo avrebbe subito stanato la querelante. Nessuno aveva infatti fumato hashish. Consideriamo che il signor Verdi non fuma nemmeno le sigarette.

Perché in nessun punto trovo domande circa la descrizione di questa presunta maglia strappata? E nessuno la cerca.

Il motivo per cui mi faccio queste semplici domande lo capirete più avanti.

Era la notte del 17 agosto, passata la mezzanotte era il 18.

Durante la notte nessuna pattuglia è salita dai presunti violentatori.
Lui, Giuseppe, era in detenzione domiciliare e tra 12 giorni finiva la pena. Sarebbe stato finalmente libero.

Quindi uno a cui mancano 13 giorni a finire la detenzione, sequestra, violenta, picchia, una donna tossicodipendente carica di malattie, e se ne sta beato in casa ad aspettare l' arresto. Ah, senza nemmeno "occultare" prove della presenza in casa della tipa.

Nell'ordine:

Risulta agli atti una perquisizione personale effettuata al sig. Giuseppe Verdi (nome di fantasia) alle ore 09,50 del 18/08 del mattino negli uffici del comando Divino Amore.
Esito negativo.

Il 18/08 alle ore 12,25 la stazione invia il fax al comando di Pomezia ed in Procura "nr. 32/33 p.to ore 09,30 circa 18 ago in Roma interno complesso vrg militari quest' arma traevano arresto detenuto domiciliari G.V. vrg per evasione perché seguito controllo propria abitazione ore 23,00 circa di ieri 17 cormes predetto risultava assente... Famigliari (quali?) informati atto arresto p.to prevenuto provvisoriamente trattenuto camera sicurezza arma T. D. C. Sarà tradotto mattina 19 cormes presso aule giudiziaria per udienza convalida et rito direttissimo p.to fine"
A firma del maresciallo aiitamts s. U.P.S. Sergio Bennici.

Con protocollo del 19/08 ore 09,15 ufficio arrestati si trasmettono atti p.g.

Verbale arresto
Verbale nomina difensore ufficio
Verbale perquisizione personale
Copia del provvedimento di concessione agli arresti domiciliari
(Qui si nota il fine pena 12 giorni dopo il presunto fatto).

Con data 19/08 ore 21,30 verbale perquisizione personale a G.V. effettuata nella propria abitazione.

19/08 ore 21,30 verbale di sequestro che Giuseppe rifiuta di firmare

19/08 ore 21,30 verbale di perquisizione domiciliare per ricerca sostanze stupefacenti esito negativo

Fax del 19/08 ore 23,04
Da stazione Divino Amore a procura ufficio arrestati:
" ore 04,00 circa di ieri 18 cormes vrg Lina Lizzi p.to veniva soccorsa e accompagnata presso ospecives s. Eugenio di Roma, dove refertata e giudicata guaribile in GG 4 per ecchimosi zigomo DX - 2 piccole ecchimosi coscia DX e una coscia SX (erano si scoprirà in seguito due lividi sotto il ginocchio non sulle coscie)
P.to peraltro ESAME CONSULENZA CHIRURGICA ALLEGATA REFERTO SUDDETTO DEPONEVA A FAVORE IPORESI DELITTUOSA DENUNCIATA - sentito concorde parere PM. Turno esterno tribunale Roma dr Carlo La speranza vrg contattato prima volta ore 13,30 et informato esito operazione ore 21,30 - venivano sottoposti a fermo di indiziato delitto
Giuseppe V. È stato rintracciato presso l' abitazione mentre Antonia P. È stata rintracciata alla stazione termini.
Perquisizione domiciliare esperita consentiva di rinvenire OCCULTATE IN UN CASSETTO chiavi appartamento et scarpe proprietà Lizzi. (Le chiavi erano sul mobile del televisore a vista dove la stessa le aveva messe andando a cena).
Prevenuti dopo formalità rito associati rispettivamente Verdi at casa circondariale regina cielo Roma et P. Antonia at casa circondariale Roma rebibbia femminile."

Soffermiamici qui.

In questo documento non si può far a meno di notare due punti fondamentali:
1) la consulenza chirurgica che dichiarano essere positiva alla denunciante quando nel medesimo ospedale le consulenza sono state tutte negative.
2) la scomparsa della consulenza ginecologica che ricomparirà oltre un anno dopo durante l' interrogatorio del medico di pronto soccorso che non vedendola lo espone in udienza del 30/04. Con la sparizione di detta consulenza, non si era a conoscenza neppure del nome del ginecologo, ne della sua esistenza.

A tal proposito si riporta il commento sul passaggio dell' udienza del 30 aprile (8 mesi dopo) della Dott.ssa di pronto soccorso:

La Dott.ssa fu la prima a visitare la Lizzi e a chiedere le consulenze specialistiche.

Orbene, la consulenza chirurgica che si trova agli atti e che sarà inviata in procura dalla stazione cc Divino Amore il giorno 18/19 agosto è quella scritta a mano sotto la richiesta della Dott.ssa. Su questa consulenza si trova una firma i decifrabile e priva di timbro. Per cui per tutto il processo nessuno si farà venire lo scrupolo di rintracciare l' autore. Ma sarà fondamentalmente questo documento a far emettere la sentenza di condanna al Giudice Sante Spinaci.

La stessa Dott.ssa non riconosce né questo tipo di metodo di redigere consulenze senza timbro, ne la firma.

A non riconoscere il medico a cui apparterrebbe la firma è lo stesso ginecologo e dirigente dell' ospedale Sant' Eugenio.
Si precisa che il ginecologo verrà ascoltato e citato tra i testi molto tempo più avanti nel processo in quanto la scomparsa della sua consulenza aveva prodotto anche che nessuno fosse a conoscenza della sua stessa esistenza.

Un dettaglio particolare:
Tra l' udienza del 30 aprile e la successiva del 21 maggio accade una cosa inattesa, viene cambiato il PM, dal Dott. Carlo Lasperanza al Dott. Roberto Staffa.

Segue su seconda parte







Art in rete



5 persone collegate (non sono presenti in questo articolo ma in altri "reperti") ne parleremo più avanti.

” . . . Cominciamo con un quiz: cosa hanno in comune il nobile Gennaro di Borbone, lo chef dell’imperatore giapponese, il finto telefonista del Partito comunista combattente, il sindaco di Pantelleria, l’oste Rino Senatore, l’inviato di guerra svizzero Michel Upmann e il superiore generale dell’Opera San Michele Arcangelo di via de’ Monari? Semplice, sono esattamente la stessa persona.Gennaro Senatore detto Rino, nato ad Aarau, in Svizzera, il 24 agosto 1969, oggi indossa un abito clericale e si firma padre Michel Upmann. È scomunicato dalla Chiesa cattolica, ma detiene la carica di superiore generale dell’ordine religioso di cui la Diocesi ha invitato i fedeli a diffidare.
In effetti, il passato di Senatore non l’aiuta: sta scontando, affidato in prova ai servizi sociali, una condanna a tre anni in seguito alle vicende che nella primavera 2007 tennero col fiato sospeso tutta Bologna e non solo.
Una raffica di lettere minatorie firmate Partito comunista combattente fece tremare i rappresentanti delle istituzioni e il sindaco Cofferati, anche perché sotto casa del suo portavoce Massimo Gibelli vennero incendiate due auto e il gesto, con una telefonata anonima al Carlino, fu rivendicato proprio dal sedicente Pcc. In realtà, si scoprì ai primi di novembre, dietro lo stillicidio di allarmi non c’era una cellula terroristica, ma solo il risentimento di Rino Senatore, all’epoca titolare dell’osteria ‘Naso & Gola’ di via Portanova, indispettito dalle sanzioni dei vigili.
OGGI, lo ‘Zelig’ Senatore ha scontato circa metà della pena e, spiega l’avvocato difensore Antonio Petroncini, «si sta comportando molto bene». Allora, dalle indagini emerse che l’oste amava ‘colorare’ le sue relazioni sociali con racconti particolarmente creativi: ad esempio, si qualificava come chef della casa imperiale giapponese e annunciava il menù preparato per il banchetto di nozze fra il principe delle Asturie, erede al trono di Spagna, e Letizia Ortiz, precisando di essere parente del primo e aggiungendo al suo cognome la parola Bourbon. Poi, l’arresto del novembre 2007, le prime pagine dei giornali e il lento ritorno nell’ombra.
IN QUESTI sette lunghi anni lontano dai riflettori deve essere maturata la conversione. Ma il percorso seguito da Senatore per arrivare alla consacrazione è stato tortuoso ed è transitato per lo pseudonimo di Michel Upmann e la qualifica di giornalista investigativo e inviato di guerra, autore del libro La Chiesa cattolica e la massoneria. Ecco la biografia dell’autore: «Michel Upmann, svizzero, da 25 anni in Italia, giornalista investigativo, corrispondente di guerra, esperto in simbolismo satanico-massonico. Cattolico praticante, papista, consacrato, autore di diversi studi sulla massoneria. Fa parte di una organizzazione delicatissima che è al servizio della Santa Sede, in una sfida continua verso il nemico numero uno della Chiesa Cattolica: la massoneria». Upmann (l’inviato speciale, s’intende) l’11 febbraio 2011 viene addirittura ferito da un colpo d’arma da fuoco nell’inferno del Cairo ed è lui stesso, naturalmente, a far circolare la notizia in rete. Del resto, fare il giornalista investigativo è un mestiere pericoloso. E quel proiettile vagante non sa di avere ferito pure uno chef, un sindaco, un oste, un nobile spagnolo e, infine, un prete. . . . “

Art in rete pantelvoice.it

mercoledì 8 marzo 2017

Michel Upmann aggiornamento

C'è un motivo per cui proprio oggi posto questo articolo, anche perché è adesso che ho cercato le più recenti notizie.

Per capire leggere l'articolo che qui riporto

Altri guai per il finto prete Rino Senatore: tentata estorsione a Montezemolo

Il 45enne, noto a Bologna come padre Michel Upmann, è a processo al tribunale di Modena

Avremo modo di capire cosa c'entrava è perché era in contatto telefonico continuato con chi nel 2012 con una scusa poi scoperta non vera mi fece andare a Milano e da lì venni portata in provincia di Pavia riuscendo grazie a persone su Roma a tornare a casa solo dopo tre giorni.

Fu una volta arrivata a casa che da una ricerca in rete trovai i collegamenti di tutte e quattro le persone che nei giorni in cui ero stata trattenuta in provincia di Pavia avevo ascoltato in due casi e visto in un caso essere in contatto tra di loro. 
Non capivo, per iniziare, perché non furono mai fatti gli appuntamenti a Milano motivo per cui ero stata fatta salire, chiaramente con il senno di poi si può dire che erano appuntamenti inesistenti ed appunto una scusa;
Non capivo perché se dovevo ripartire il giorno appresso e tutto doveva essere spesato da chi mi aveva fatta salire, cosa che poi non è avvenuta, sono riuscita solo grazie a un intervento da Roma ad essere "scaraventata" alla stazione di Milano e nel tragitto mi fu impedito di usare il mio cellulare, nel viaggio fu dal tale asserito che poteva agganciare celle. Che cosa temeva il tale?
È perché venni portata in provincia di Pavia se gli incontri (falsi) dovevano  essere su Milano?
Al tempo avevo denunciato il tutto a chi doveva darmi risposte.
Le risposte furono del tutto surreali.
Ma con tempo e pazienza quella risposte arrivano. Ora ci sarà l'occasione.
È chiaro che il fatto di tenermi bloccata in provincia di Pavia per poi dirmi "a Roma ti porti io ma dobbiamo passare per Bologna" a fare cosa a Bologna? Incontrare Upmann con cui era in perpetuo contatto?
Ma Upmann che mi contattava da circa 2 anni prima c'entrava qualcosa con quel tale che dira' la genialità poi da me riscontrata falsa per farmi salire?
Se fossi stata portata a Bologna? Fortuna ha voluto che l'intervento da Roma spavento il tale che evidentemente si era sentito oramai scoperto.

lunedì 6 marzo 2017

Tonelli sap non accetta confronto e blocca ;)

Vedi screeen sul laterale del blog.
È sempre più un dato di fatto quello di vedere intolleranze in alcuni utenti presenti sui social, luogo in cui molti si sentono delle star, si sentono in "televisione".
Per ovvie ragioni, certi soggetti vengono ripresi dai media e ciò alimenta un uso del social completamente diverso da quello per cui nasce. In alcuni casi diventa una vetrina priva di assoluta utilità sociale (appunto - social) ed in altri casi sfogatoio di frustrazioni che avvengono ai danni di altri utenti. Imparare ad ignorare certi soggetti resta l'unica cosa sensata da fare.

Si perdono i più basilari principi del rispetto reciproco che è poi il requisito che io ritengo prioritario quando lo applico nel nostro regolamento interno in cui devono convivere uomini in stato di fragilità.
È mio parere che il rispetto reciproco debba essere la base su cui si poggia tutto un discorso di valori e principi. Senza la base tutto il resto non può trovare accoglienza.
In fondo è semplice comprendere da cosa sono scaturiti i maggiori problemi in questo paese, mancando infatti il valore del rispetto altrui ed elevandosi esponenzialmente il discorso dell' IO, del proprio egocentrismo, del primeggiare a tutti i costi, viene inevitabilmente a mancare, nel discorso culturale della persona,  tutta una serie di valori che fin dai tempi nascono con lo scopo di organizzare il civile vivere comune, appunto, in un paese, in una città, in una regione, quanto in una nazione.
Uno degli esempio lo ho appena postato.

Quanto illustrato nella sua più totale semplicità si vede anche da posizioni che alcune Istituzioni assumono nei confronti di cittadini italiani per i quali, vi assicuro, molto spesso vi sono prese per i fondelli.
Quando per prima le Istituzioni che ci dovrebbero garantire servizi sono coloro che impunemente lasciano agire indisturbati chi le leggi non le rispetta, ad esempio non intervengono con gli sgomberi di chi abusivamente occupa una casa popolare, si lasciano che questi soggetti siano allacciati abusivamente si contatori del gas e della corrente, beh il buon esempio non lo danno affatto.
Non regge neppure che non siamo a conoscenza dei reati perpetrati da quei soggetti. Tutto è documentato nelle loro mani da molti mesi.