mercoledì 17 maggio 2017

C.A.R.A. di Capo Rizzuto

Ricordo che nel 2011/2012 scrissi che era finito il tempo di sacrificarsi nel lavoro, che la forza fisica e mentale era finita, era sempre più difficile lavorare nel mondo degli appalti pubblici, per motivi oramai risaputi, e che le disponibilità economiche che si pretendevano stringendo continuamente la cinghia alle ditte era di "pochi" tra di questi molti di dubbia provenienza.

Nel 2012 lo scrivevo, ma si sapeva ed in alcuni casi si subiva da decenni.
Quindi ciò che è emerso sul CARA di Capo Rizzuto onestamente non mi stupisce per niente. Mi stupisce solo che ci sia voluto così tanto tempo per scoprirlo.

Ora, non sarebbe più logico non fare in modo che i grandi numeri diano grandi guadagni?
Cioè, se per fare molto utile serve avere una calca di persone (oltre 100 ho sentito dire perché sotto di quel numero ci fanno poco), non sarebbe più coerente evitare questi grandi numeri e fare un'accoglienza più famigliare? Utilizzare ad esempio gli stessi parametri numerici delle case famiglia? Evitare i catering o mense, le lavanderie esterne, un numero massiccio di personale?
Basterebbe creare luoghi in semi autonomia e mettere in condizione gli immigrati, così come gli italiani in disagio economico, di avere un periodo breve di inserimento, possibilmente, al lavoro ed aiutarli semplicemente con un modello simile alla case famiglia (massimo 6 persone), comunità alloggio (massimo 12 persone) in semi autonomia, che significa semplicemente dividersi le spese dell'alloggio ed al massimo un paio di figure di monitoraggio.
Va distinto da persone con disabilità psichiatrici per i quali dovrebbero applicare le medesime procedure cui sono soggetti gli italiani con tali problemi. La vedo molto dura. Eppure le soluzioni sono così semplici ed economiche che neppure mi chiedo perché permettere tali business. Business talmente esosi in cui la criminalità ci si tuffa a pesce.

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