mercoledì 29 novembre 2017

Istanza depositata al Procuratore Pignatone nel 2016

L’istanza depositata al Procuratore Capo di Roma dott. Pignatone da me presentata e persino scritta nei contenuti dopo un attento esame delle carte durato mesi e aver ascoltato la persona che direttamente aveva subito i danni e poneva domande esposte ed inascoltate già 13 anni prima, ha smosso alcune situazioni apparentemente collegate. Nonostante qualcuno degli addetti ai lavori, da due settimane mi dica che non vi è alcun collegamento e che a dirglielo sarebbe stato proprio un presidente di sezione.
Precisamente il collegamento sarebbe che a distanza di un anno dal deposito dell’istanza in cui si chiedevano varie cose da chiarire, veniva richiesto il motivo per cui l’indennizzo dovuto non fu mai oggetto di alcuna udienza o almeno così per tre anni mi diceva il legale a mia domanda. Persino in tribunale non risultava nulla nel merito ne risultavano provvedimenti che il legale in questi tre anni mi diceva categoricamente di non esserci.
Invece ad un anno dal deposito dell’istanza e quindi dopo 12 anni dal deposito della sentenza di assoluzione passata in giudicato improvvisamente arriva la notifica al legale di fissazione udienza per risarcimento di ingiusta detenzione patita. L’udienza dira questo:
“Il fascicolo era sospeso (nel 2007) in attesa di acquisire la sentenza di xxxxxxx (sentenza di assoluzione piena passata in giudicato nel 2009” quindi ricordiamo che siamo a luglio 2017 (dal 2009 sono passati altri 8 anni). Negli anni 2014, 2015, 2016 in cui si chiedeva al legale motivo per cui non esistesse traccia di alcuna udienza dal 2007 rispondeva vagamente di non averne idea, alla richiesta di qualche documento che mi permettesse di ricostruire diceva di non esserci nulla e che il fascicolo era troppo vecchio e lo aveva buttato. Si chiedeva al fine di una giusta ricostruzione.

All’usienza del luglio 2017, acquisita la sentenza di assoluzione del 2009 viene concesso tempo alla procura di visionarla e fare ogni tipo di verifica, si rinvia al 2 novembre 2017.
L’udienza del 2 novembre 2017 si svolge così:
Presidente da lettura dell’oggetto di udienza indennità richiesta, finito da la parola alla procura che dirà “la procura non si oppone al minimo” passa la parola al difensore che presenta il conto di indennizzo euro 350.000,00.
Il Presidente chiude l’udienza comunicando che deposita la sentenza nei termini di legge credo 30 giorni.
Lunedì 13/11/2017 vengo informata che in via non ufficiale è stato emesso provvedimento che compare nel pc per indennizzo di circa euro 150.000,00 e si decide di ricorrere e fare opposizione. Bisogna attendere però che venga emessa e notificata. Ora vediamo cos’altro accadrà.

Tornando indietro con gli anni:
Non avendo ricevuto alcun aiuto mi sono messa in autonomia a fare le ricerche a partire proprio dal tribunale in cui mi veniva detto che non vi erano documenti cioè non gli risultava nulla nel merito.

Questo fu il motivo principale per cui decidi di presentare istanza ma anche perché negli ultimi tempi erano avvenuti fatti molto gravi (provati documentalmente) e collegati nei modi o metodi ad eventi del passato.

L’istanza chiedeva quindi in primo luogo di sapere perché la persona non fu indennizzata;
2) acquisire un documento contenente false informazioni per poter procedere a querela;
3) spiegazioni in merito al contenuto del processo 2003/2005 e del motivo per cui il documento con firma ignota non riconducibile all’ospedale però utile a far smettere condanna in primo grado non fu oggetto di esame come non lo furono tante altre situazioni che platealmente emergevano durante gli interrogatori e in base alle carte presenti in esso.

Oggi mi si insiste che l’istanza non avrebbe alcun collegamento
L’alternativa se fosse vero ciò che mi viene detto è che Pignatone l’avrebbe gettata in un cestino?
I fatti invece mi dicono che così non è stato e che l’istanza ha impedito che la richiesta di indennizzo si prescrivesse (10 anni nel 2017 istanza 2016).

Non dimentichiamo questo altro post che pubblicavo due anni fa

Da un documento ufficiale del DAP (dipartimento amministrazione penitenziaria) emerge che... 

Di recente scoperta

Su un documento ufficiale del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria di Regina Coeli non emerge la data dell'arresto del 19 agosto 2003 di cui ai miei articoli che ho sotto riportato.

Sul documento del DAP risulta invece la data di ottobre 2003
(una data che non esiste in nessuna condanna) e non vi è traccia dell'arresto avvenuto il 19 agosto 2003 con l'ingresso effettivo in carcere (di cui al documento con firma di avvenuta consegna dal carabiniere al carcere per la falsa accusa che porterà all'assoluzione piena dopo aver scontato 1 anno ed 8 mesi di ingiusta carcerazione).

Non risulta quindi solo l'errore dei due arresti laddove ce ne fu uno solo;
non risulta nessuna traccia neppure della medicazione del profondo taglio al mento in pronto soccorso riportata agli atti, taglio che dopo anni non riporta alcuna traccia di punti di sutura che dato la profondità sarebbero stati obbligatoriamente messi se vi fosse stata effettivamente una medicazione in pronto soccorso;
e non risulta traccia al DAP della data di arresto essendo invece riportata una data risalente a due mesi dopo (ottobre 2003).
Strano no?

Essendo questo documento ufficiale del DAP presente su un altro anomalo procedimento con ulteriori accuse false, documento che tra l'altro riporta la data di scarcerazione ma si guarda bene dallo scrivere che tale scarcerazione avviene per assoluzione piena da tutti i capi di imputazione,
vizierà e sarà pregiudizievole nel procedimento in cui viene acquisito per affermare una recidiva specifica che invece non esiste.

Seguiranno aggiornamenti

Se trovate la storia riportata sul blog ci sono i relativi post più sotto.