sabato 29 dicembre 2018

Da il nuovo quotidiano di Puglia . It

Di Erasmo Marinazzo
Il Nuovo Quotidiano di Puglia . It

Interdetto per due mesi l'avvocato Augusto Conte, 77 anni, di Ceglie Messapica, da componente del Consiglio distrettuale di disciplina. Per l'ex presidente del Consiglio dell'Ordine di Brindisi, la misura arrivata dal Tribunale di Potenza dice che «si mostra servile verso Arnesano (il pubblico ministero della Procura di Lecce, Emilio Arnesano, ndr) verso la sua proposta: ha trovato il modo di farselo amico e si pone nella condizione di potergli chiedere in futuro un favore. E' evidente che essendo Conte un avvocato e lui un pubblico ministero, l'occasione si porrà presto».
Un anno, invece, la sospensione disposta per l'avvocatessa Federica Nestola, 32 anni di Copertino, dall'esercizio dell'attività forense: «Ha dimostrato di essere un soggetto disposto a tutto, pur di fare carriera: costei tanto timorosa di affrontare la prova orale dell'esame di avvocato, peraltro per non aver studiato nulla, non ha alcun timore di presentarsi nella stanza di un giudice per accordarsi con lo stesso». Questo uno dei passaggi dell'interdittiva. Che entra anche nel merito della professione legale per motivare la sospensione dell'avvocatessa: «...attesa la impreparazione professionale e la possibilità di esercitare la professione forense, ovvero di partecipare a concorsi pubblici dopo avere conseguito illegittimamente l'iscrizione all'albo».
Le misure sono quelle dell'ordinanza del giudice per le indagini preliminare, Amerigo Palma, e riguardano due episodi dell'inchiesta che con il blitz del 6 dicembre ha colpito i vertici della Asl di Lecce e il magistrato salentino: la raccomandazione che l'avvocato Conte avrebbe accettato dal pm Arnesano per non dare seguito al procedimento disciplinare a cui è sottoposta l'avvocatessa Manuela Carbone. E ancora una raccomandazione: consistente - questa l'accusa dell'inchiesta del pubblico ministero Veronica Calcagno e della Guardia di finanza di Lecce - nell'avvicinare i componenti della Commissione della prova orale per l'abilitazione forense (sessione 2017) per ottenere la promozione dell'avvocatessa Federica Nestola alla sua ultima chanche dopo cinque bocciature (la prova non può essere più ripetuta dopo la sesta volta). Perché il magistrato si sarebbe mostrato tanto benevole con la giovane avvocatessa? Perché avrebbe posto sempre come condizione quella di avere favori sessuali.
Dunque, infligge, ancora un duro colpo alla deontologia professionale di alcuni esponenti dei fori di Lecce e di Brindisi (nonché ancora al pm Arnesano) la seconda ordinanza del giudice Palma. Un atto che arriva dopo quello che il 6 dicembre ha visto finire in carcere il pm Arnesano, 61 anni di Carmiano (difeso dagli avvocati Luigi Corvaglia e Luigi Covella); e il direttore del dipartimento di Medicina del lavoro dell'ospedale Vito Fazzi, Carlo Siciliano, 62 anni di Lecce (difeso dall'avvocato Luigi Rella, giovedì scorso ha ottenuto i domiciliari). Ai domiciliari sono finiti il direttore generale della Asl, Ottavio Narracci, 59 anni, di Fasano (avvocati Ubaldo Macrì e Gianni De Pascalis); i dirigenti Asl Giorgio Trianni (avvocati Luigi Suez e Stefano Chiriatti) e Giuseppe Rollo (avvocati Marcello Pennetta e Donato Vergine), 66 e 58 anni, di Gallipoli e di Nardò; e l'avvocatessa Benedetta Martina, 32 anni, di Copertino (avvocato Stefano Prontera). Divieto di dimora a Lecce per l'avvocato Mario Ciardo, 55 anni, di Tricase (avvocato Ladislao Massari).
Il pm Arnesano e gli avvocati Augusto Conte e Manuela Carbone rispondono di tentato abuso di ufficio nel capo di imputazione sul procedimento disciplinare. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'avvocato Conte è stato avvicinato dal magistrato dopo che l'avvocatessa Carbone gli chiese di intercedere per bloccare il procedimento disciplinare. In quella circostanza il magistrato avrebbe fatto presente di aver cercato di parlare anche con il pubblico ministero facente parte del Consiglio di disciplina: con tatto largo largo. Primo contatto con l'avvocato Conte il 12 settembre. Il 25 settembre l'incontro in un bar non lontano dal Tribunale, con i finanzieri in servizio di osservazione muniti di telecamere e di macchine fotografiche.
L'ordinanza racconta ancora di incontri e scambi di telefonate: come quella del 28 settembre scorso. Il magistrato viene messo al corrente dall'avvocatessa della fissazione della data del procedimento disciplinare, il 6 dicembre. E, allora, chiama l'avvocato Conte. «La conversazione si concludeva con l'anticipazione da parte dell'avvocato Conte che egli aveva già affrontato l'argomento con uno dei commissari e che, comunque, si sarebbe incontrato nuovamente con il dottore Arnesano a ridosso dalle data fissata per la nuova udienza», dice testualmente l'ordinanza.
L'udienza disciplinare non si tenne per assenza di alcuni componenti del consiglio di disciplina. Era fissata per il 6 dicembre, giorno del blitz e della prima ordinanza in cui erano riportati gli stessi fatti approfonditi poi nell'interdittiva.
L'avvocato Conte difeso da Aldo Morlino e Federica Nestola difesa da Alberto ed Arcangelo Corvaglia, valutano ora di chiedere l'annullamento delle interdittive al Tribunale del Riesame.

Per leggere articolo clicca qui https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/lei_era_disposta_a_tutto_il_giudice_raccomandava_interdizione_a_due_avvocati-4195001.html

giovedì 27 dicembre 2018

La confessione di Di Pietro (giugno 2018)


“Ho fatto scelte sbagliate”
Questo lo ha ammesso da subito, peccato che durante l’aacesa Di idv, non lo ammetteva anzi. Il punto era che finché il quorum saliva non c’era alcun motivo di fare un mea culpa. Cosa che io reputo errata due volte. Anche perché oggi chi garantisce che il suo carattere non faccia si di ripetere certe scelte? E di non ascoltare le persone per bene che lui dice esserci? Ma tutti quelli di prima che si erano ben posizionati nei vari uffici se li ricorda? Può ripetersi? Cosa mi può convincere che non si ripetano medesime circostanze? Esempio lasciare i territori in mano ai gruppi locali senza seguirli e disinteressandosi dei problemi che nascono?

Considerazioni sulle quali mi dava ascolto ma che purtroppo non ha ritenuto poter essere lesive al partito come poi è invece stato. Oggi sarebbe lesivo anche gli apparentamenti con il pd che tanto venivano fatti.
In parte mi diede ascolto nei limiti di quelli che erano i tempi in cui avevamo contatti, troppo limitati.
Per alcuni mesi, gli ultimi in cui davo il mio apporto pur dovendo fingermi in un altro partito, il mio compito è stato molto delicato. Tanto che ciò che producevo doveva essere tenuto in cassaforte in attesa che lo ritirasse e mi mandasse conferma di avvenuta ricezione. Chiaramente erano raccolte di informazioni consegnate in busta chiusa. Se non erro le ceralaccavo ma solo perché mi era rimasta la vecchia ceralacca che usavo anni prima. Non perché fosse necessario.
Una volta, compito che non potevo eseguire, sarei dovuta andare ad una riunione (chiusa) per valutare quali dovevano essere i veri obiettivi. Era palese che la mia faccia e il mio nome lì non potevano passare inosservati. Era quindi impossibile. Si attuarono comunque le dovute cautele. Questo cosa fu superata perché poi avvenne nel altro.
Per cui di alcune persone che poi nn si sono rivelate idonee lui dubitava gia da prima, ma non ha avuto la prontezza di metterli alla porta. 

mercoledì 26 dicembre 2018

Scambio pareri sulla legalità atipica su fb

In uno scambio su fb parlando di legalità e di giustizia fra il mondo politico e quello vicino alla chiesa:

M. A. ti cito alcuni esempi
Per far archiviare la mia querela in cui sono stata aggredita di notte da alcuni ragazzi e ragazze del gruppo chiesa (i più legati al prete vice perché avevo parlato con il vescovo che decise il suo trasferimento) il parroco dichiara ai carabinieri che aveva assistito alla scena e che ero stata io a provocarli.
Solo che lui nella fretta o perché tanto il pm lo avalla (di fatto) senza approfondire, sbaglia location. (La falsa dichiarazione è agli atti).

L’aggressione si avvenne vicino al campo di calcio ma il campo non era quello della chiesa ma quello al casale per cui a circa 1 km da dove lui inserisce la sua falsa dichiarazione. Basta vedere la cella del suo cellulare ad esempio per vedere dove realmente agganciava. Considerando che a quell’orario non era nemmeno arrivato in chiesa. La cella aggancia perché risulta che abbia telefonato al ragazzo poco prima dell’aggressione fisica. Così riferisce il ragazzo prima di andarsene. E chiudendo con la frase al mio indirizzo “hanno cacciato don A. per colpa tua perche sei una Mignotta”. Il don A. si sapeva da due anni che doveva essere trasferito quell’anno e lo sapevano tutti quindi la mia conversazione con il vescovo non ha modificato nulla, ma facile che qualche adulto (e si è capito chi stava da tempo costruendo un castello di sabbia attorno al mio nome) glielo abbia invece fatto credere.

Considerando che il pm (ed altri a cui viene passata la palla)  tutela loro (di fatto e di tutti gli atti), e non la ricerca della verità, non approfondisce altrimenti scoprirebbe le tante contraddizioni rese e fa archiviare dal Gip che non è addetto ad indagare ma a valutare solo gli esiti raccolti, ma raccolti alterati, a metà e non verificati.
Si chiama depistaggio giudiziario.

Sempre nello stesso caso:
Una tizia che era in macchina, per parare le natiche a una minore, dichiarerà il falso adducendo che la minore non era scesa dalla macchina, (la falsa dichiarazione è agli atti), mentre la stessa su fb si scusa per averlo fatto. Dato che proprio il fidanzato la blocca mentre mi stava venendo addosso dal mio lato sinistro fisicamente e l’altra mi colpiva sul lato destro. Il ragazzo mi era davanti al viso e teneva la sua fronte vicino la mia pronto a colpirmi ma all’arrivo della minore le blocca entrambe. Anche perché erano tre ed io abbassai le mani poiché non avrei potuto pararli tutti e tre.

False testimonianze come fosse lecito, poi ci stupiamo che non arrestano gli assassini come nel caso di Cucchi Stefano (buon onomastico caro Stefano e mi scuso io a nome di chi ha coperto a lungo senza approfondire chi ha causato la fine della tua VITA, in una situazione normale non saresti morto e non avresti rifiutato le cure che senza botte le cure non sarebbero servite).

Al nuovo Governo non serve che dica io che la giustizia ha necessità di essere seriamente rivista se la giustizia delle diventare sinonimo di verità e non di situazioni costruite.
Il punto della certezza della pena cozza se si alterano le scene avallandone i comportamenti al fine di usare la giustizia per fini personalistici e non per ciò per cui è finanziata dai soldi della collettività e quindi anche miei. 

lunedì 3 dicembre 2018

Serena Mollicone - delitto di Arce a un passo dalla verità

Omicidio Serena Mollicone: a un passo dalla verità


Omicidio Serena Mollicone: a un passo dalla verità

Di Andrea Ponzano 
Today.it


Cinque persone nel registro degli indagati. La studentessa è stata uccisa quasi 18 anni fa. Le interviste al carrozziere Carmine Belli (in un primo momento accusato ingiustamente di aver assassinato Serena) e a Maria Tuzi, figlia del carabiniere Santino.
Omicidio Serena Mollicone: a un passo dalla verità
Potrebbe arrivare nelle prossime settimane la svolta sul delitto di Serena Mollicone. Tra depistaggi, bugie e insabbiamenti, dopo quasi 18 anni dall’omicidio della studentessa, il 13 ottobre scorso si sono concluse le indagini. Nel registro degli indagati sono finite 5 persone tra cui 3 carabinieri. Secondo gli inquirenti, l'omicidio sarebbe avvenuto all'interno della caserma di Arce. Ora sarà il Gip a decidere sugli elementi raccolti dalla Procura di Cassino. Non solo.
All’omicidio della studentessa è collegato il suicidio del carabiniere Santino Tuzi. Per gli inquirenti il brigadiere sarebbe stato istigato a uccidersi. La mattina in cui Serena è scomparsa, Tuzi avrebbe visto la ragazza entrare nella caserma di Arce da cui non sarebbe più uscita. Ma i familiari del carabiniere scomparso continuano a non credere al suicidio. Le interviste al carrozziere Carmine Belli (in un primo momento accusato ingiustamente di aver assassinato Serena) e a Maria Tuzi, figlia del carabiniere Santino. 
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Svolta nell'omicidio di Serena Mollicone: la conferma nella superperizia del Ris
Svolta nel caso di Serena Mollicone, la ragazza assassinata ad Arce nel 2001. Come riporta Angela Nicoletti su FrosinoneToday, "senza ombra di dubbio" la giovane "è stata aggredita, picchiata, stordita, legata mani e piedi nella caserma dei carabinieri di Arce". 
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CASO CUCCHI, IL GENERALE A CAPO DEI CORAZZIERI VERSO LA SOSTITUZIONE

Fonte: infodifesa.it

(di Antonio Massari e Valeria Pacelliper il Fatto Quotidiano) – La vicenda Cucchi imbarazza il Quirinale. E la Presidenza della Repubblica sta valutando di awicendare l’attuale capo dei Corazzieri, il generale dei carabinieri Alessandro Casarsa. Nel 2009 era comandante del gruppo Roma, dal quale dipendeva Francesco Cavallo, all’epoca capo dell’”ufficio comando” e oggi indagato per falso ideologico e materiale.
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https://infodifesa.it/caso-cucchi-il-generale-a-capo-dei-corazzieri-verso-la-sostituzione/

domenica 2 dicembre 2018

Timore del Gup

La mia chiave di lettura sulla strana richiesta che fece il pm nonostante tutte le storture che erano già evidenti tipo, l’assenza dell’interrogatorio richiesto nei termini, che comporta la nullità della richiesta di rinvio a giudizio, è

1) il timore che il Gup, visto il carteggio, poteva acclarare il non luogo a procedere come sicuro sarebbe stato e quindi non ci sarebbe mai stato nessun processo, portando altresì alla cancellazione dal 335;

2) il timore che i “testimoni” dell’accusa non avrebbero saputo raccontare determinate situazioni da loro già dette, (in un meraviglioso copia incolla - sta lì) ma mai spiegate, mai argomentate, ne mai circostanziate, ne mai risultate da pressione di un vero interrogatorio dinanzi al giudice, perché l’avvocato dell’imputato deve interrogarli e contro interrogarli, è un diritto inviolabile e sacro ;

Testi che si troverebbero anche di fronte ad un altro fatto da raccontare, dal momento che si proclamavano perennemente presenti, dovranno senz’altro esserci stati durante tutti i mesi in cui avvenivano altre situazioni. (Che però non conoscono perché non c’erano)

Per cui se c’erano (e non c’erano) saprebbero riconoscere terze persone (per forza presenti per mesi in alternativa emergerebbero dei reati veri e non miei) di cui a tutt’oggi i testi non conoscono: ne l’identità, ne il numero;
non la conoscono perché o c’erano e quindi saprebbero riconoscerli tutti o non c’erano questi “testi”, si scoprirà solo interrogandoli.

Dato che durante l’interrogatorio di garanzia del Gip ho depositato delle carte, è chiaro che a processo questo diverrà l’argomento principe.
Anche perché gira tutto su questa storia non su altre.
Dal quale discorso l’accusa si svicola minimizzando al pm. È agli atti.

Ed altro.

Una citazione al diretto avrebbe privato l'imputato di diritti civili e umani che non si possono assolutamente togliere.
E non vedrebbe interrogatorio dei testi che invece è indispensabile ai fini di far emergere tutta la verità.

È infatti solo durante il processo ordinario che il teste se ha dichiarato precedentemente il falso cade con tutte le scarpe.

*Il ministro Bonafede o chi lo succederà, mi dovrà spiegare questo fascicolo.
Per capire come siamo messi a Roma non possiamo continuare a non cambiare.
La maggioranza del paese ha votato il Governo del cambiamento e cambiamento deve essere. 

Giudizio immediato

È per capirci il processo che ha avuto la Sindaca di Roma Virginia Raggi e con il quale è stata assolta con formula piena.

Giudizio immediato 
Procedimento speciale disciplinato dagli artt. 453-458 c.p.p. Si contraddistingue per la mancanza dell’udienza preliminare e conseguentemente per l’accelerazione dell’instaurazione del dibattimento. 
Tipicamente il giudizio immediato viene richiesto dal Pubblico ministero quando la prova appare evidente, la persona sottoposta alle indagini viene interrogata sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova, e non sono trascorsi più di novanta giorni dall'iscrizione della notizia di reato nell'apposito registro. Tuttavia, anche l’imputato può fare istanza di giudizio immediato ai sensi dell’art. 419, co. 5, c.p.p. e rinunciare all’udienza preliminare: in tal caso il giudice dell’udienza preliminare non effettua alcun tipo di controllo ed emette il decreto di giudizio immediato.

L’udienza preliminare, in pratica è stata pensata dal Legislatore quale garanzia dell’imputato che ancora prima di vedersi giudicato nel merito davanti al Tribunale può contare nel vaglio del GUP (ovvero del Giudice dell’Udienza preliminare) che verificherà se vi sono gli elementi nel coacervo accusatorio raccolto dal PM durante le indagini, per sostenere l’accusa nel Giudizio (il processo per intenderci).

Inoltre, per la richiesta di Giudizio Immediato occorre che l’indagato sia stato chiamato a rendere INTERROGATORIO.

Avocazione processo penale

Avocazione. Diritto processuale penale 
Potere del procuratore generale di sostituirsi al pubblico ministeronei seguenti casi (art. 372 c.p.p.): quando per l’astensione o l’incompatibilità del magistrato designato non sia possibile provvedere tempestivamente alla sua sostituzione; nell’ipotesi in cui il capo dell’ufficio del pubblico ministero abbia omesso di provvedere alla sostituzione del magistrato designato per le indagini in una situazione obiettiva di inerzia dell’ufficio della procura; quando il pubblico ministero non eserciti l’azione penale o non richieda l’archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice; infine nel caso di delitti di associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, e nelle ulteriori ipotesi introdotte dalla l. n. 292/1991. Il potere di avocazione spetta anche al procuratore nazionale antimafia nei casi indicati dalla legge.

Fonte: Treccani.it

Quali sono i tempi

La richiesta deve essere depositata nella cancelleria del Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) e deve essere preceduta da un avviso di conclusione delle indagini preliminari indirizzato all’indagato.

La richiesta di rinvio a giudizio deve essere formulata dal pubblico ministero con dei tempi stabiliti. Il termine è di 6 mesi dalla data nella quale il nome dell’indagato è iscritto nel registro delle notizie di reato.

Per tipologie di delitti gravi o per quelli il cui significato fa sospettare atti di criminalità organizzata i tempi si allungano fino ad un anno. Il pubblico ministero ha in ogni caso la facoltà di richiedere una prorogasulle scadenze. Le indagini preliminari, al termine delle quali si può disporre l’archiviazione o la richiesta di rinvio a giudizio, non possono superare i 18 mesi (24 per reati gravi).


L’udienza preliminare dovrà vedere presenti il GUP, oltre che all’imputato, il suo difensore e il PM. Il suo significato è quello di filtrare, all’ingresso del processo penale, quei procedimento che non hanno una sufficienti elementi per poter procedere.
A seguito dell’udienza preliminare, se non si è fatta richiesta di rito alternativo, il giudice potrà emettere una sentenza di non luogo a procedere: in questo caso l’imputato sarà prosciolto dalle accuse. In caso contrario potrà seguire il rinvio a giudizio che darà avvio al dibattimento.

Infine, l’inosservanza del termine obbliga il procuratore generale presso la Corte d’Appello ad avocare il procedimento.

Il pm deve decidere se rinviare a giudizio o archiviare entro tre mesi dalla scadenza del termine per le indagini, pena l’avocazione del procedimento.

Alcuni pensano che, con la riforma del processo penalei tempi delle indaginisiano cambiati, ma in realtà non è così. I tempi sono gli stessi, ma sono più certiperché mentre prima, terminate le indagini, il pubblico ministero poteva conservare nel suo ufficio il fascicolo per mesi (o anni), fino quasi a dimenticarlo (in tal modo contribuendo, in alcuni casi, alla prescrizione del reato), con la riforma del processo penale, dopo la scadenza del termine previsto per le indagini preliminari, il pubblico ministero avrà solo tre mesi di tempo (prorogabili a sei su autorizzazione del procuratore generale) per decidere se definire il procedimento con la richiesta di rinvio a giudizio o con una richiesta di archiviazione. L’inerzia del pubblico ministero è punita con l’avocazione delle indagini al procuratore generale: ma vediamo nello specifico cosa significa.

Prima della riforma il pubblico ministero, scaduti i termini, aveva un solo limite: non poteva più investigare perché tutte le prove raccolte  (oltre il termine di scadenza delle indagini preliminari) sarebbero state inutilizzabili nel processo (e, quindi, di fatto, inutili). Poteva però trattenere il fascicolo presso la sua segreteria e riflettere, senza alcun limite di tempo, su come definire il procedimento (se con una richiesta di rinvio a giudizio o con una richiesta di archiviazione).

Con la riforma (ferma restando la inutilizzabilità delle prove raccolte oltre il termine di scadenza delle indagini preliminari), il pubblico ministero, decorso il termine, dovrà decidere cosa fare entro tre mesi (prorogabili a sei mesi, purché con l’autorizzazione del procuratore generale). La cosa importante è che la riforma non ha previsto solo la regola ma anche il rimedio in caso di violazione: se il pubblico ministero non decide se rinviare a giudizio l’imputato o chiedere l’archiviazione entro i tre (o i sei) mesi, il procedimento sarà avocato dal procuratore generale (cioè sarà materialmente sottratto al pm inerte) [3].


La domanda sorge spontanea

Se il Gip non concede al pm la richiesta di proroga misura a settembre 2013 e scrive notificando alla parte che le indagini sono chiuse e si rigetta la richiesta del pm alla misura motivandola così:
Si rigetta la domanda del pm non essendo la parte stata rinviata a giudizio nei termini di legge.
Settembre 2013 (seconda notifica la stessa ci fu già a giugno 2013 circa).
Come fa il pm a fare una richiesta di rinvio a giudizio altri 7 mesi dopo se era già a giugno 2013 fuori dai termini di legge? E perché da settembre 2013 non verrà più notificato nulla ne alla parte ne ai legali?

Ricordando che l’istituto della contumacia, in virtù della Legge n. 67 del 2014, non esiste più.

Premesso ciò l’interrogatorio richiesto dalla parte nei termini di 20 giorni non è mai stato notificato e non è quindi mai stato celebrato rendendo nullo, come più volte ho scritto,  qualsiasi rinvio a giudizio anche futuro.


La chiusura delle indagini preliminari costituisce un momento particolarmente importante: non solo perché è in quel momento che l’indagato viene a conoscenza di essere sottoposto ad un procedimento penale ma anche perché è proprio dalla notifica dell’avviso che l’indagato ha a disposizione un termine di 20 giorni per esercitare una serie di facoltà difensive come la richiesta di essere Interrogato dal PM (il PM è l’organo che svolge e dirige le indagini), il deposito di memorie difensive, la richiesta di compiere altre indagini.

Dopo i 20 gg.

Sarà il GUP a decidere se l’Imputato dovrà essere rinviato a giudizio – cioè essere sottoposto al vero e proprio processo dove saranno sentiti i testimoni, i consulenti e gli investigatori (polizia, carabinieri, guardia di finanza, etc) che si terrà poi davanti al Tribunale,   oppure essere prosciolto (non si farà il processo). Per completezza di informazione è utile sapere che per taluni reati manca l’udienza preliminare e si va direttamente al vero e proprio processo.

Se il p.m. non esercita l'azione penale o non richiede l'archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice, gli atti di indagine preliminare compiuti dopo la scadenza del termine non possono essere utilizzati.
Quindi le indagini preliminari si chiudono con la richiesta di archiviazione o con la richiesta di rinvio a giudizio. Con l'archiviazione il p.m. si sottrae dall'esercizio dell'azione penale. 

Il giudice, quando non accoglie, dispone, sempre con ordinanza, che, entro due giorni dalla formulazione dell'imputazione, il giudice fissa con decreto l'udienza preliminare.
Si realizza in tal modo il controllo giurisdizionale sull'esercizio dell'azione penale indispensabile per garantirne l'obbligatorietà e nel contempo il rispetto del principio di legalità e del principio di eguaglianza.
L'ordinanza di archiviazione è ricorribile per cassazione solo nei casi di nullità previsti dall'art. 127,5 c.p.p.
L'art. 414 c.p.p. prevede una riapertura delle indagini dopo il decreto di archiviazione in quanto dopo tale provvedimento il giudice può autorizzare con decreto motivato la riapertura delle indagini su richiesta del p.m. sempreché questa richiesta sia giustificata dalla esigenza di nuove investigazioni. L'esigenza di nuove investigazioni è riferibile pure alla necessità di colmare lacune investigative mediante acquisizione di elementi probatori che avrebbero potuto essere in precedenza assunti dal p.m., mentre non pare consentita la riapertura delle indagini in seguito ad una nuova e diversa valutazione degli stessi elementi probatori in precedenza acquisiti posto che nella nozione di nuove investigazioni non può ricomprendersi una valutazione diversa delle stesse investigazioni.
Se non vi è richiesta di archiviazione, l'atto conclusivo delle indagini preliminari è dato dalla richiesta di rinvio a giudizio, la quale ai sensi dell'art. 417 c.p.p. deve contenere:
a) la generalità dell'imputato o le altre indicazioni che valgono ad identificarlo nonché le generalità della persona offesa dal reato qualora ne sia possibile l'identificazione;
b) l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare l'applicazione di misure di sicurezza con l'indicazione dei relativi articoli di legge;
c) l'indicazione delle fonti di prova acquisite;
d) la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio;
e) la data e la sottoscrizione. 
La richiesta di rinvio a giudizio comporta la formulazione dell'imputazione soggettivizzata e, di conseguenza, l'esercizio dell'azione penale determinando la chiusura del procedimento e l'instaurazione del processo penale. All'esito delle indagini preliminari il p.m., se non deve formulare richiesta di archiviazione, fa notificare alla persona sottoposta alle indagini e al difensore avviso della conclusione delle indagini preliminari. Tale avviso contiene la sommaria enunciazione del fatto per il quale si procede, delle norme di legge che si assumono violate, della data e del luogo del fatto, con l'avvertimento che la documentazione relativa alle indagini espletate è depositata presso la segreteria del p.m. e che l'indagato e il suo difensore hanno facoltà di prenderne visione e di estrarne copia. L'avviso contiene altresì l'avvertimento che l'indagato ha facoltà, entro il termine di 20 giorni, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa a investigazioni del difensore, chiedere al p.m. il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto a interrogatorio. Se l'indagato chiede di essere sottoposto a interrogatorio il p.m. deve procedervi.
La richiesta di rinvio a giudizio è nulla se non è preceduta dall'avviso, nonché dall'invito a presentarsi per rendere interrogatorio, qualora la persona sottoposta alle indagini abbia chiesto di essere sottoposta a interrogatorio.


In-Giustizia

Xxxxxxx Xxxxxxxxx
prendiamo la parte buona di ciò che mi è capitato.

Se non mi capitava non avrei mai scoperto che nella giustizia non si agisce sempre correttamente così nel 2014 sento altre vicende che partono da molti anni prima e vado ad acquisire documenti.

Lì studio, li ristudio e trovo il tutto surreale.
Accanimento; false accuse; manipolazioni; sparizioni di documenti importanti; arresti ingiusti che sono a mio parere, un sequestro di persona non un’arresto valido;
poi scopro ancora altro.

Più smucino più vengono alla luce cose scorrette e gravi, erano ancora in corso e decido di mettere uno stop e fare una istanza di 300 pagine al procuratore capo a partire da fatti lontani fino a quelli in corso.

Il lato “buono” di ciò che ho subito io è che se non lo avessi vissuto SULLA MIA PELLE non sarei mai andata a spulciare altre situazioni.

La buona giustizia è quella che usa soldi pubblici per cercare la verità, non quella che la usa per mettere in fila persone e fatti alterati per accusare qualcuno e per tentare di screditarlo anche con l’uso della stampa finanziata anch’essa da denaro pubblico. 

venerdì 30 novembre 2018

Regolamento Generale del 1822 Carabinieri - art 13 della Costituzione


Nel Regolamento Generale del 1822, a otto anni dalla fondazione del Corpo, era definito delinquente il carabiniere che avesse agito «con aspra e cruda maniera» verso un arrestato, lasciandosi andar a percosse o maltrattamenti. A tale pronuncia fa eco l’art. 13 della Costituzione: «È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà».

l’arma più potente

L’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo

Nelson Mandela 

mercoledì 28 novembre 2018

Ciò che è emerso su Di Maio senior apre una riflessione

La storia di Antonio Di Maio apre una situazione nota a tantissimi.

La pressione fiscale, come tutti sappiamo, è sempre stata esagerata.

È arrivato il momento di abbassarla.
I sacrifici stavolta li facessero quelli che in tutti questi anni in cui il popolo è stato in sofferenza ed ancora lo è, ha avuto comode poltrone, benefit o lavori pagati da finanziamento pubblico, cosa che noi non abbiamo mai avuto.

Facesse attenzione anche il Governo a chi spende soldi pubblici (tema giustizia) per situazioni privatistiche o per accontentare “amici” e “amici degli amici”. Questi ultimi devono subire un regolare processo ed accertare ciò che per troppo tempo si è visto e non è mai stato punito fingendo spesso di non vedere. Non si liquida con errore materiale non si può.

Mi aspetto che queste persone subiscano un giusto processo allo stesso modo in cui volevano farlo subire ad altri che non godono degli stessi strumenti neppure via media  e dell’uso allegro di soldi pubblici!

martedì 27 novembre 2018

Diritto all’oblio

Il diritto di cronaca, secondo l’unanime insegnamento della giurisprudenza di legittimità, è un diritto pubblico soggettivo, da comprendersi in quello più ampio concernente la libera manifestazione di pensiero e di stampa. Tuttavia, non può essere considerato senza limiti.
La Cassazione riprende la sentenza n. 5259 del 18/10/1984 della Prima Sezione,  nella quale è stato affermato che il diritto di cronaca “è legittimo quando concorrono le seguenti tre condizioni:
a) utilità sociale dell’informazione;
b) verità (oggettiva o anche soltanto putativa, purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca) dei fatti esposti;
c) forma "civile" dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione, cioè non eccedente rispetto allo scopo informativo da conseguire, improntata a serena obiettività almeno nel senso di escludere il preconcetto intento denigratorio e, comunque, in ogni caso rispettosa di quel minimo di dignità cui ha sempre diritto anche la più riprovevole delle persone, sì da non essere mai consentita l’offesa triviale o irridente i più umani sentimenti” . 
Inoltre, già nell’ormai lontano 1998, la Cassazione riconosceva esplicitamente il diritto all’oblio, qualificandolo come “...giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata” (Sez. 3, Sentenza n. 3679 del 09/04/1998). In detta pronuncia – afferma la Corte – “è stato precisato che, per il legittimo esercizio del diritto di cronaca, non è sufficiente la sussistenza del requisito dell’interesse pubblico circa il fatto narrato, ma è necessaria anche l’attualità della notizia.

domenica 25 novembre 2018

Magistratura Democratica sulla prescrizione

Anche Magistratura Democratica sostiene quanto ho già espresso io in data 15/11/2018 (rif. potete trovare il mio pensiero qualche post più sotto dal titolo “la prescrizione”).

Fatta tale premessa, non è ininfluente rilevare – sempre ai fini del giudizio complessivo sulla riforma – che, benché nel 2017 siano aumentate quelle pronunciate in appello, il 62% delle prescrizioni matura ancora prima dell’approdo al dibattimento, durante la fase delle indagini preliminari e, comunque, prima della sentenza di primo grado.”

venerdì 23 novembre 2018

Tu chiamali pure errori giudiziari per me non sono errori ma situazioni volute

Chiamiamoli errori giudiziari

1) 1980 un pentito tira dentro un processo un nome e cognome, dopo 24 anni di primo grado si accorgono che avevano sbagliato nome; vita rovinata

2) quel processo comporta misure che allontanano il giovane dalla propria terra; sorveglianza speciale; firme; divieto di dimora; obbligo di dimora altrove senza potersi spostare; nessuno lo assume a lavorare; chiunque prova viene demotivato e il giorno dell’assunzione dice alla persona “ho famiglia non posso avere casini” chi deve assumerlo veniva raggiunto probabilmente da qualcuno che lo sconsigliava;

3) accollo di un’arma - arma mai trovata ne vista; non c’è;

4) sconta anni di detenzione in carcere poi messa alla prova 8 mesi e 20 gg; 1997 esce dal carcere per essere mandato alla messa alla prova ma le carte del DAP ad oggi riportano LIBERAZIONE che non era. Finisce messa alla prova programma effettuato con ottimo esito;

5) 5 anni dopo (non si ha traccia del provvedimento di revoca ancora oggi) viene riportato in carcere a scontare una condanna già espiata di 8 mesi e 20 gg, con ingresso in carcere a mezzanotte;
Incompatibile con regime carcerario lo fanno andare ai domiciliari a giugno 2003;

6) il
23/7/2003 falsa accusa di evasione da domiciliari che infatti il Gip non convalida; assolto.

7) 17/8/2003 (fine pena il 1/9/2003) gli piomba in casa la sua ex di notte con un’amica dicono voler cenare, le due donne finiscono a picchiarsi e lui e la ex finiscono in carcere per accusa di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni; assolti con formula piena nel 2005 e scarcerati “Perché il fatto non sussiste” -  (il sequestro di persona veniva escluso già dall’inizio non parte dei capi di imputazione) si tiene però l’accusa di evasione che non aveva compiuto ma non può negarla non avendo testimoni se non una arrestata con lui e una che accusava di falsità,  strategia difensiva fa si che il reato minore venga accettato. Ricordiamo che lui non ricorda di essere mai stato al processo per direttissima per la presunta evasione.

Non ricorda di essere mai stato al processo per direttissima dell’accusa di evasione, ma fu diretto in carcere dopo 2 giorni di celle di sicurezza in più stazioni. Risultano stranamente due arresti come se fosse stato riportato a casa e poi riarrestato. 18 e 19 agosto appunto.

8 ) nell’arresto del 18-19(?)/8/2003 il comandante di stazione scrive che l’uomo era già stato condannato per evasione il 23/7/2003 ma non ci fu mai alcuna condanna; fu assolto; quindi il comandante ha mentito.

(certo pure l’avvocato difensore, devo dire, essere stata una vera pippa.
Non si è evidentemente mai studiato il caso);

9) nel 2010 due accuse di furto in supermercati, mai commessi.

Scopriremo di queste accuse con l’unica notifica che riceve: carcerazione.
Non ha mai saputo di essere sotto processo. Mai notificato nulla neppure dal legale che fu messo d’ufficio.

Nel 2015 con l’arrivo dell’arresto del primo caso, becco l’esistenza del secondo processo appellato;
il primo non fu nemmeno appellato condanna a 1 anno e 8 mesi.

Ci siamo presentati e mandato documenti in quanto era accusato di aver bevuto super alcolico nel supermercato non pagandolo euro 9; assolto

Faccio notare che lui non solo era astemio la persino allergico all’alcol.

Durante la detenzione di 1 anno ed 8 mesi 2015 in mia presenza due volte cercano di accusarlo di evasione (ho carteggio e lo ha la procura) la seconda volta viene anche spintonato dagli agenti; volevano una reazione violenta che non c’è stata.

Il poliziotto che ha urlato tutto il tempo a un certo punto urla verso me che dovevano arrestarlo portarlo in carcere (perché???? Chi lo chiese loro?).
Ma saranno gli agenti a denunciare chi avevano aggredito.
Ho denunciato io nell’immeduato e poi portato tutto a Pignatone 7 giugno 2016. Troppi casi strani, troppo. Accanimento? Così a me pare essere e necessita di spiegazioni.

A fine pena di questo 1 anno ed 8 mesi gli occupano magicamente casa popolare a pochi giorni dal FINE PENA  e addirittura il comune gli togli la residenza dichiarandolo irreperibile (mentre era detenuto);

Ricordo l’ultima richiesta fatta alla magistratura di sorveglianza in cui si chiedeva più tempo orario per poter monitorare la casa.

Non fu concessa.
Il rigetto viene notificato la stessa notte dell’occupazione abusiva alle ore 4 del mattino.
Immaginate se il postino venisse a portarvi le raccomandate citofonando alle 4 del mattino.
Non il controllo, ma una notifica. Alle 4 del mattino facendoti saltare e prendere un colpo. 

giovedì 22 novembre 2018

Sgomberi

In merito agli sgomberi, vero che la denuncia la fece Marino, ma io contesto ai predecessori, ma anche agli attuali, il problema esecuzione, quello che ora c’è stato ma in altri casi no, esempio:

Le ordinanze di sgombero le emettono, prima come oggi, il problema è che spesso non vengono eseguite, per questo motivo oggi si mettono “in posa”, perché le hanno eseguite.

Ho un caso di una occupazione abusiva di una rom dove ad aver agito (?) è un “cugino” dei casamonica/spada (così lui si definisce).

La notte della flagranza di reato sono andata io aspettando la pattuglia che improvvisamente decide di non abbattere la porta.

Dentro non rispondeva nessuno.

Appena fatta la denuncia (stesso giorno) dopo la promessa che con la denuncia avrebbero sfondato la porta, dicono “ora serve autorizzazione del Gip” che non arriverà mai, come non arriverà mai un ordine di perquisizione per riprendersi beni valori e documenti riservati, ma scompare (?) senza arrivare mai in procura, quella denuncia di cui ho relata originale ed ora, se risulterà non inviata, si procedere a denuncia.

Parallelamente il comune a cui ci si rivolgeva, perché trattasi di edilizia popolare, sebbene il comune pagasse un affitto a società privata su palazzina vistosamente fatiscente, dice che c’è ordinanza di sgombero e che sono i vigili a dover essere sollecitati, i vigili rispondono di non aver alcuna determina.

Passano anni, si scopre che la determina non era mai stata fatta fino a dicembre 2017 (occupazione è di settembre 2016), ma da dicembre 2017 ad oggi fine novembre 2018 non hanno eseguito ancora alcuno sgombero.
Tant’è 

giovedì 15 novembre 2018

La prescrizione

Fonte:

COSA È LA PRESCRIZIONE DEL REATO?
Gentili amici, in un recente post abbiamo fornito alcuni cenni sulla prescrizione in diritto civile.
In questo post, invece, parleremo della prescrizione del reato, cercando di fornirvi informazioni basilari al riguardo, considerato anche il fatto che il tema è molto attuale.

Premettiamo che siamo consapevoli del fatto che i nostri lettori sono in gran numero persone non addette ai lavori, dunque ci perdonino gli esperti di diritto se non approfondiamo in questa sede l’argomento sul piano tecnico. Cercheremo infatti di essere sintetici e di usare un linguaggio accessibile, perché lo scopo del post è semplicemente informativo.

Ciò premesso, cosa è la prescrizione del reato? Si tratta di una cosiddetta causa estintiva del reato. Cosa significa in pratica? Significa semplicemente che, se un fatto penalmente rilevante non è giudicato con condanna definitiva entro un certo periodo di tempo stabilito dalla legge, il reato stesso si estingue, ovvero il soggetto che lo ha commesso - o che è stato indagato o imputato - non potrà essere condannato, a meno che non sia lui stesso a rinunciare alla prescrizione, pretendendo di essere giudicato nel merito.

IL TEMPO NECESSARIO PER LA PRESCRIZIONE DEL REATO.
Il Codice Penale stabilisce una regola generale: un reato per il quale non si arriva a condanna definitiva entro un termine equivalente al massimo della pena stabilita per esso viene considerato prescritto.
Quindi, ad esempio, se la legge prevede che il fatto sia punito nel massimo con dieci anni di reclusione, il reato si prescrive se entro dieci anni non si arriva alla condanna definitiva. Tuttavia, non si può scendere sotto un minimo di quattro o sei anni (a seconda della categoria del reato).
I tempi si allungano in base alle vicende processuali, secondo alcuni parametri che un legale saprà calcolare con attenzione.

LE ECCEZIONI ALLA REGOLA DEL TEMPO NECESSARIO PER ARRIVARE ALLA PRESCRIZIONE.
La regola appena enunciata presenta delle eccezioni. Una tra tutte, ad esempio, è quella relativa ai reati puniti con la pena dell’ergastolo, i quali non si prescrivono, considerata la loro gravità ed il loro disvalore sociale.

PERCHÉ ESISTE LA PRESCRIZIONE
Partiamo da un dato fondamentale: in base all’articolo 27 della nostra Costituzione, “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.” Questo principio è una conquista garantista che impedisce punizioni basate solo su sospetti o dicerie.
A questo punto è necessario fare una premessa di ordine morale. In base ad una logica universalmente condivisa di giustizia, chi ha arrecato del danno con un comportamento illecito deve rimediare a tale danno, sia nei confronti delle vittime del reato, sia nei confronti della società in generale. Tuttavia la pena, oltre ad avere una funzione repressiva, dovrebbe anche essere per il condannato un’occasione di riflettere sul suo comportamento, al fine di riabilitarsi! È lo stesso articolo della Costituzione appena citato, il 27, a stabilire che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Alla luce di quanto appena messo in evidenza, ben si comprende come la rapidità del processo sia un fattore importantissimo! Più velocemente si arriverà alla definizione del processo, più ne aumenterà l’efficacia sociale di riequilibrio dei valori.
Se infatti si arriverà rapidamente ad una sentenza di condanna, il colpevole considererà magari più concretamente la pena, la collegherà al fatto commesso e ai danni arrecati con più facilità, rispetto ad una condanna intervenuta dopo tantissimi anni! E anche le vittime del reato avranno la sensazione che sia stata fatta giustizia e potranno beneficiare magari di un risarcimento, anche se tutti siamo consapevoli del fatto che, a volte, una sentenza di condanna e un risarcimento del danno non sono sufficienti a risolvere traumi e sofferenze.

Questo principio della rapidità del processo è ovviamente importantissimo anche quando il soggetto è in realtà innocente, nonostante sia stato accusato di un reato! Pensate al dramma di una persona che vede riconosciuta la sua innocenza solo dopo anni e anni di peripezie processuali!

Ecco perché esiste la prescrizione. Lo Stato deve farsi carico di amministrare la giustizia entro certi limiti di tempo, trascorsi i quali si ritiene che non sia più giusto tenere le persone vincolate ad un processo! E questo perché, ricordiamocelo, in base alla Costituzione nessuno è colpevole fino a condanna definitiva. Lo Stato dunque, tramite la prescrizione, si assume, a livello sociale, la responsabilità di amministrare la giustizia entro certi limiti di tempo!

Per concludere questo post, diamo conto del fatto che il principio della durata ragionevole del processo è di rango costituzionale. Infatti, l’articolo 111 della Costituzione afferma che la legge deve assicurare la ragionevole durata del processo. Ma vi diremo di più: la garanzia di una durata ragionevole del processo è anche un vero e proprio diritto umano, sancito dall’articolo 6 della Dichiarazione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali!

Ci auguriamo che il post vi abbia fornito qualche nozione interessante e, magari, qualche spunto di riflessione.
Cordiali saluti!

Fonte: Studio legale Del Core

martedì 13 novembre 2018

Errori giudiziari in Italia in crescita


Si passa dai 989 del 2016 ai 1.013 dello scorso anno, con l'ammontare dei risarcimenti che sale a 34 milioni di euro. Lo riporta ErroriGiudiziari.com, che tiene un archivio dei casi di “malagiustizia”. La città con più casi è Catanzaro, seguita da Roma e Napoli
Aumentano in Italia i casi di ingiusta detenzione, dai 989 registrati nel 2016 ai 1.013 dello scorso anno: a dirlo è il sito ErroriGiudiziari.com, che da tempo tiene un archivio dei casi di “malagiustizia”. Di conseguenza è aumentato anche l'ammontare complessivo dei relativi risarcimenti,che supera i 34 milioni di euro. La città con il maggior numero di casi indennizzati è stata Catanzaro, con 158. Subito dopo ci sono Roma (137) e Napoli (113), che per il sesto anno consecutivo si conferma nei primi tre posti. Nella classifica per il numero di casi di ingiusta detenzione si registra una prevalenza delle città del sud, che occupano 8 delle prime 10 posizioni. Secondo la onlus Antigone, che si occupa di tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, i risarcimenti per ingiusta detenzione dal 1992 al 2016 ammontano a 648 milioni di euro, mentre ErroriGiudiziari.com riferisce che sono 26.412 le persone ad aver subito un’ingiusta detenzione dal 1992 a oggi.

Fonte: https://www.google.it/amp/s/tg24.sky.it/cronaca/2018/01/29/ingiusta-detenzione-aumentano-casi-italia-errori-giudiziari.amp.html

sabato 10 novembre 2018

Né parlo’ Emiliano Fittipaldi nel 2014

Estratto da articolo di Emiliano Fittipaldi su l’Espresso

....BUSINESS GIUDIZIARIO «Ciò che può costituire reato per i magistrati non è la corruzione per denaro: di casi in cinquant’anni di esperienza ne ho visti tanti che si contano sulle dita di una sola mano. Il vero pericolo è un lento esaurimento interno delle coscienze, una crescente pigrizia morale», scriveva nel 1935 il giurista Piero Calamandrei nel suo “Elogio dei giudici scritto da un avvocato”. A ottant’anni dalla pubblicazione del pamphlet, però, la situazione sembra assai peggiorata. La diffusione della corruzione nella pubblica amministrazione ha contagiato anche le aule di giustizia che, da luoghi deputati alla ricerca della verità e alla lotta contro il crimine sono diventati anche occasione per business illegali.

Nello Rossi, procuratore aggiunto a Roma, prova a definire caratteristiche e contorni al fenomeno: «La criminalità del giudiziario è un segmento particolare della criminalità dei colletti bianchi. Una realtà tanto più odiosa perché giudici, cancellieri, funzionari e agenti di polizia giudiziaria mercificano il potere che gli dà la legge».

Se la corruzione è uno dei reati più diffusi e la figura del giudice comprato è quella che desta più scandalo nell’opinione pubblica, il pm che ha indagato sulla bancarotta Alitalia e sullo Ior ricorda come tutti possono cadere in tentazione, e che nel gran bazar della giurisdizione si può vendere non solo una sentenza, ma molti altri articoli di enorme valore. «Come un’informazione segreta che può trasformare l’iter di un procedimento, un ritardo che avvicina la prescrizione, uno stop a un passaggio procedurale, fino alla sparizione di carte compromettenti». Numeri ufficiali sul fenomeno non esistono. Per quanto riguarda i magistrati, le statistiche della Sezione disciplinare del Csm non fotografano i procedimenti penali ma la più ampia sfera degli illeciti disciplinari. Nell’ultimo decennio, comunque, non sembra che lo spirito di casta sia prevalso come un tempo: se nel 2004 le assoluzioni erano quasi doppie rispetto alle condanne (46 a 24) 

domenica 4 novembre 2018

Ministro Bonafede e Ministro Salvini e CSM iniziamo a vagliare

In un dialogo con persone che lavorano con la legge, avvocati, giudici, pm ho espresso questa situazione:

Ciò che non mi spiego è se lo facciano per avere più “lavoro” e incasinamento o proprio per incompetenza? Il dubbio mi viene più evidenziato quando leggo atti in cui si persegue qualcuno per decenni quando già inizio di tutto non contiene alcuna ipotesi di reato

A me accadde una cosa stranissima presento assieme ad altra persona offesa una querela con più azioni dal pedinamento ad appostamento a aggressioni fisiche a minacce sia telefoniche che dirette. Chi la prende emette chiede ed ottiene il divieto avvicinamento e di contatto e al tipo ritirano il porto d’armi (per la caccia aveva un fucile). Ma lo stesso pm contestualmente si dichiara incompetente inviando il fascicolo al giudice di pace penale. Per un primo grado sono slittate con motivi irrisori arrivando a prescrizione. La sentenza in cui dichiarano che non vi dono abbastanza prove non mi consente dati i tempi stretti (pochi giorni alla prescrizione) di chiedere appello. Le ultime 6 udienze in tre anni veniva promesso che saremmo stati i primi e puntualmente all’udienza venivamo portati alle ore 14 per poi mandarci a casa assieme ai soli 2 testi da sentire.

Questo non è scritto lì ma lo posto qui:
Il pm che dopo aver chiesto ed ottenuto la misura è poi si è dichiarato incompetente o meglio ha derubricato i reati facendo sì che la competenza slittasse al gdp, era il dott. Vincenzo Barba.
Alcuni mesi prima che gli arrivasse la querela del prete.
Ma ciò che mi chiedo è: se voleva derubricare perché ha prima chiesto applicazione di misura coercitiva cautelativa al tizio che ci minacciava, pedinava, aggrediva, ecc?
Se derubrichi non applichi la misura. O una o l’altra.

Detto questo e tornando allo strano caso giudiziario, uno dei tanti che ho visto e di cui ho carteggio completo, perché per ovvie ragioni si attua ora la legge Pinto, chiaramente in questo caso bloccare la prescrizione dopo il primo grado mi avrebbe fatto senz’altro comodo.
Ma il problema a mio parere è prima, fra il rinvio a giudizio e il primo grado, non allungando ulteriormente i decenni per i processi laddove per appello passa oggi un solo anno.
Vedi ad esempio il mio caso, sta arrivando in prescrizione senza alcun grado di giudizio.

Invece in un altro procedimento fu fatto un processo durato circa 24 anni in primo grado per appurare che la persona che fu trascinata dentro era persona errata aveva lo stesso cognome ma nome diverso. Non si è mai saputo se il vero nominativo abbia mai avuto il giudizio dato che per 24 anni mentre rovinavano la vita alla persona sbagliata, quello vero stava beato e tranquillo. Semmai esista ovviamente. Ma anche qui nonostante la prescrizione era sovraggiunta e ringraziando Dio la persona viene assolta con formula piena e non per intervenuta prescrizione.

Chiamali errori umani io li chiamo incompetenza superficialità o addirittura in alcuni casi abuso 

venerdì 2 novembre 2018

Ilaria

Trovo importante condividere le seguenti parole anche per rimettere ordine alle tante bugie e distorsioni che sono circolate in questi anni.

“Ritengo che la libertà di espressione e quella della libera manifestazione del pensiero rappresentino cardini di uno Stato di diritto.

Il dissenso rispetto a fatti, vicende, sentimenti trova ogni sua giusta dimensione nella continenza verbale e ideologica.

Quando però esso travalica tali limiti e invade la sfera personale, quella familiare, quella intima della persona e dei suoi cari allora si evolve in squadrismo, mafia, rappresaglia, vandalizzando la democrazia e ogni libertà costituzionalmente garantita.

Nella mia vicenda personale ho dovuto convivere a lungo col terrore, col lutto, con la sospensione prolungata dei diritti elementari della persona.

Mi sono ripromessa di consegnare ai miei figli un paese  migliore, dove reclamare un diritto non esponga a forme di giustizia sommaria, ad insulti, umiliazioni, minacce, violenze, forme di garrota ideologica, a manipolazioni e travisamenti della realtà.

1. Mio fratello non è mai stato abbandonato ed ha lavorato fino al giorno del suo arresto con me e mio padre come decine di testimoni hanno raccontato ai magistrati.
2. Vedevamo Stefano tutti i giorni io, mio padre, mia madre ed i miei figli. Lo abbiamo anche aiutato ad acquistare a rate un’Alfa Romeo Mito che purtroppo ci è stata consegnata solo dopo la sua morte.
3. Pochi giorni prima del suo arresto vi sono state alcune feste di compleanno nella nostra famiglia alle quali tutte lui ha partecipato.
4. Come previsto dal suo programma di recupero i miei genitori gli avevano preso anche una casa a Morena ove gradualmente recuperasse la sua indipendenza.
5. Anche nei momenti più bui mia madre non ha mai pronunciato quelle orrende parole che le vengono attribuite da imputati o testimoni che presto verranno indagati anche loro.
6. Mio fratello è stato arrestato in perfette condizioni fisiche, come certificato dalle cartelle cliniche e da numerosi testimoni. Era solo molto magro. E a quel qualcuno che si affanna a dire che era anoressico io chiedo: la miglior cura è pestarlo in modo selvaggio provocandogli una commozione celebrale e due fratture alla colonna vertebrale? Sicuramente con un anoressico è più facile.
7. Quando accettammo il risarcimento da parte dell’assicurazione dei medici, che ha comportato di fatto un’assunzione di responsabilità, abbiamo imposto che espressamente fosse esclusa la responsabilità di coloro che lo avevano pestato e quindi ciò significa che non smetteremo mai di combattere, anche usando quei soldi, per vedere condannati gli autori di quelle brutalità e tutti coloro che li hanno coperti depistando in questi anni. La vita di Stefano Cucchi non è in vendita. Per qualcuno avremmo dovuto tenerci i soldi e stare zitti ma noi questo non lo faremo mai. Evidentemente chi scrive così pensa che il proprio figlio, il proprio fratello o il proprio genitore abbiano un prezzo che si possa incassare per il sacrificio della sua vita. Noi non siamo così. Quando ti hanno ucciso un caro nessuno te lo potrà mai restituire e l’unica forma riparatoria è il carcere per i responsabili e l’obbligo al pagamento dei danni.

I miei genitori stanno attraversando un periodo molto difficile, reso ancor più doloroso da questi haters sciacalli.

Ho presentato ieri presso un Ufficio di polizia le prime denunce contro di loro, ovvero contro soggetti che attraverso social e non solo, si sono resi e si rendono ancora protagonisti di minacce, insulti, calunnie nei confronti miei e della mia famiglia. Su questa via proseguirò quotidianamente a tutela dei miei cari, instancabilmente.

Io ho paura. La paura è un sentimento che mi accompagna da tanto tempo. Ho paura degli stupidi, degli ignoranti, dei violenti, dei vigliacchi, dei mitomani, dei fascisti.
Ma continuerò a girare a testa alta, armata delle mie idee, della mia storia, della mia dignità. E a difenderla fino all’ultimo respiro. Piaccia o meno.”

Ilaria 

mercoledì 31 ottobre 2018

25 Dicembre 2002 - Maggio 2004 - Agosto 2010 - Giugno 2011 - Ottobre 2018

Le date riportate nel titolo sono fondamentali.

Lo schema:

Il 25 dicembre 2002 sono entrata in coma, avvenne nella notte fra il 24 dicembre ed il 25 passata la mezzanotte della vigilia. Ed è proprio qui che ha tutto inizio.
Poi indotto affinché avessero effetto le cure a cui fui sottoposta; le conseguenze sono state di una leggera debilitazione fisica nulla di più; data importante Natale.

Maggio 2004 nella notte che precedeva il mio secondo intervento chirurgico accade una cosa (una cosa molto importante, precisamente mi viene detta una cosa importantissima) che mi gratifica e mi trasmette moltissima forza spirituale; mese importante maggio mese Mariano.

Agosto 2010 viaggio in Africa - Malawi - Balaka. Esperienza che mi lascia il segno. Lì, dove vivevo in quei giorni, tutti i pomeriggi partecipo alla messa e ciò che trovo incredibile è la partecipazione di tantissimi bambini che venivano non in una chiesa ma dentro la dimora del sacerdote che aveva questa piccola stanza in cui si celebrava una allegra messa. I bambini e gli adulti cantavano felici.
Fu proprio lì che quelle messe iniziamo ad entrarmi dentro. Lì comprendo che tutte le messe in cui avevo partecipato precedentemente non le sentivo. Io c’ero ma non con il cuore. Per questo mi ritenevo “atea” perché non volevo sentire. Avevo persino dimenticato l’evento importante della notte di maggio 2004.

Giugno 2011 fu proprio un benvenuto in un luogo spiritualmente unico. Fu un dono bellissimo proprio per me e immagino io proprio perché ero di coccio a sentire nonostante chiedevo e chiedevo e chiedevo. Non sentivo le risposte eppure c’erano. Fu allora quel giorno del 16 giugno 2011 al tramonto che per potermi mettere in ascolto vedo qualcosa di assolutamente spettacolare. E fu lì che iniziano all’istante dei ripetuti brividi che mi prenderanno dalla testa sino ai piedi. Si ripetevano a distanza di pochi minuti. Tutti i giorni dal mattino alla sera alla notte. Brividi visibili sulle braccia, sulle gambe, sul torace. Ma mi percorrevano tutto il corpo in alcuni punti erano molto pressanti.
Questi brividi intendi durarono mesi, man mano iniziavano a diminuire, oggi li ho ancora ma solo quando parlo con alcune persone. Non con tutti. Sono ancora visibili. Non è solo una cosa che sento la di vede ad occhio nudo.

Quel 16 giugno 2011 precede di evento che accadrà in Italia e che mi riguarderà. Io non ero in Italia. La mattina del 17 mi arrivano sms dall’italia. Sms che mi dicono “sei stata grande, bravissima, complimenti per il coraggio” uno mi arriva da un esponente politico capo di un noto partito politico.
Ma cosa era accaduto in Italia che mi riguardava? Lo scopro quando rientro in hotel e mi collego da una zona Wi-Fi. Era uscito su una testata nazionale una mia intervista che materialmente avevo rilasciato nel 2009. Tanto che il giornalista, scrive che era un po’ che lo teneva nel cassetto (2 anni).
Era solo l’inizio. Cosa doveva colpirmi ma che in quel contesto non percepii?
Che tutto ciò che avverrà di lì in poi vedrà persone che cercano di colpirmi sempre con la politica in mezzo. Ci sarà la chiesa per prima a colpirmi, ma non come Chiesa, ci mancherebbe altro, chi lo fa è uno che in un certo senso rappresenta parte di chiesa ma non è un ruolo apicale.
Ciò che mi sconcerterà è il tanto male che chi predica il bene riuscirà a fare.
Le modalità e le giustificazioni. Gli screditamenti che si è cercato di affibbiarmi.
ottenendo l’effetto inverso, rafforzandomi sia nello spirito che agli occhi della gente, sia di chi mi conosceva che di chi non mi conosceva.
Ho visto materializzarsi una concentrazione di tutto ciò per cui ogni giorno si combatte. Il tutto e tutti gli attori concentrati in una sola azione dannosa, non forza del bene, anzi l’esatto contrario.

Eppure tutto quel male non mi ha affatto indebolita anzi il contrario. Mi ha, paradossalmente, permesso di iniziare a scoprire molte altre situazioni e scavare, cercare, indagare, senza sosta, senza alcuna esitazione.

Chiaramente sono tornata in quel posto almeno altre 4 volte. Ogni volta perché dovevo andarci e non per una volontà egoistica ma così è se devi andare vai.
La strada da percorrere, la guida, non mi era ancora del tutto chiara e probabilmente serviva anche per rafforzare lo spirito. L’apertura totale del cuore.
Il secondo viaggio avrà un altro importante segno, era semplice talmente semplice che non ne ero certa: una freccia a punta argentata con tre palle argentate dietro grande mediava piccola avanzava sempre dritto. Dritto dritto sempre dritto.
Una signora mi disse “come ti è andato lì lo sguardo?” Pensai dentro di me “ma che domanda è? Mi ci è andato lo sguardo”
Ci siamo confrontate ed effettivamente non poteva essere nulla di realmente esistente. Non ne parlammo più. Poi una signora al mio fianco fa una serie di scatti, riguardiamo le foto e su una appare qualcosa di fantastico. Impressionante. Nella seguenza appare solo su una. Se ne accorge una ragazza che era lì a guardare con noi. Io non avevo notato l’impressionante figura che appariva in un solo scatto della seguenza. Con il mio telefono fotografai quello scatto. L’ho più volte pubblicata e sarà con me sempre.

Gli altri viaggi che ho fatto erano più spirituali da vedere non c’è stato altro ma andava benissimo perché le risposte mi venivano date non più in modo visibile ma ad un passo superiore. Le senti. La carica di spiritualità.
Credo un totale di almeno 4 viaggi e poi presumo non servisse più. Perché era qui che dovevo stare, comprendi e senti che ciò che dovrai fare lo farai probabilmente nel modo giusto e non mancheranno sicuramente gli attacchi.
Ti troverai in posti giusti al momento giusto, accadrà qualcosa che è brutta da ricevere in quel momento ma che permetterà di scoperchiare mari di pentole.
Scoprirai che chi cade nella tentazione di agire nel nome del male prima o poi gli si ritorce contro senza che fai molto. Non nulla ma senza sprecarti più di tanto. Lo fai con la coscienza pulita e con una totale serenità di spirito.
Come se qualcuno ti picchia e tu non senti le botte che ti colpiscono. Mi è accaduto non scherzo. Venni sbattuta ripetutamente contro un muro nel 2012, afferrata per le spalle eppure nonostante piangessi per la disperazione del gesto che mi stava impressionando mi rendevo conto che quando la mia schiena e la testa venivano sbattute contro il muro io non sentivo il muro.
Vuoi o non vuoi se uno ti sbatte contro un muro un minimo si sente. Non si può dire che mi sbatteva piano. Non esiste piano in un aggressione così feroce da una persona che non sapeva contenere quella rabbia. Non esiste piano. Esiste che qualcuno mi ha protetta. Esiste che quando sono stata scaraventata sulle sedie alla mia sinistra ed ho sbattuto il fianco della coscia, il livido è sparito in pochissime ore. Non era dolente. Ed essere scaraventati lanciati non esiste che lo si fa piano.
Il dolore forte che provai era dentro il mio cuore come se fossi stata colpita dal male. Però protetta completamente protetta.

Una volta nel 2014 stavo spostando in vetro alto due metri. Mi sfugge dalle mani e questo vetro mi precipita in faccia. Non mi colpisce, non si rompe. La persona accanto a me riesce ad afferrarlo ma dice che il vetro mi aveva oltrepassato il viso invece se lo ritrova a 1 centimetro dal mio naso.

Ora con questo non voglio dire che possa fare qualsiasi cosa, anche perché quando sono caduta dalle scale mi son fatta un male cane, ancora oggi dopo anni il ginocchio mi duole quando cambia il tempo, soprattutto mentre dormo. Sento lo stesso dolore di allora. Svenni dal dolore. Riuscii a raggiungere casa, guidare, parcheggiare in garage, raggiungere casa, mettermi il pigiama e mettermi a letto Due giorni dopo dovetti chiamare l’ambulanza perché il ginocchio pareva una zampogna e non potevo camminare. Mi portarono in ospedale e li tutti gli accertamenti e alcuni antinfiammatori. Fortuna non era grave.

Ottobre 2018
Un percorso molto lungo e nonostante tutti gli attacchi, un percorso decisamente bello. Ho scoperto quanto è importante combattere il male. Quanto male alberga in alcune persone. Le persone che mentono, quelle che tramano, quelle che guardano il proprio tornaconto, quelle che si associano per danneggiare un singolo. Bruttissime persone, completamente prive di spiritualità. E per queste persone che chiedo una benedizione affinché siano in grado di riconoscere il male ed evitarlo. Combatterlo.

La strada è ancora lunga. Io accettai e continuo e farlo, fiera di aver accettato la “missione”. Altri sono sempre in tempo ma importante il cuore deve essere sincero. Non c’è spazio per i compromessi. O si sta dalla parte del bene completamente o stai dall’altra parte. L’apparenza non inganna nessuno se non chi vuole farsi ingannare.





domenica 28 ottobre 2018

Nico la polizia postale....

Nico la polizia postale ha poi svelato i nomi di Leandro e del Parrocchiano Anonimo?
no perché sto ancora attendendo di saperli per parlarne assieme a loro e te.

Il primo non ricordo bene che interventi faceva, devo rileggermeli degli screen che feci e dalle mail (perché per per ogni notifica c’erano anche i tracciati via mail),
il secondo mi dava molto sostegno e scriveva da persona ben addentrata, potrebbero essere anche la stessa persona, ma non avrebbe senso.

È il nome che usa il primo che mi portava a pensare che era quel tipo perché altrimenti usare un nome che sembra e che è usato pochissimo? Non un nome comune quindi.

Potevano farlo solo due tipi di soggetti:
Uno, lo stesso per far capire la correlazione del nome;  l’altro tipo, uno che voleva deviare e far credere fosse quella persona.

Così come portarmi nella cassetta della posta le copie usate dell’avvenire premurandosi di strappare il numero di abbonato, ma in uno ci si era risaliti perché scordo’ di strapparne un pezzo.
Anche qui poteva benissimo essere uno o un altro.

Io conoscendo i soggetti so chi poteva essere così come si può notare dai tabulati stessi quando il mio telefono di notte riceveva chiamate anonime durata pochissimi secondi.
Quindi non credo affatto di aver sbagliato nel percepire chi c’era dietro a quel nomignolo.

Come dice la Blasi
“Io quelli come te li sgamo prima che parlano”.

Attacchi politici? Analizziamo

In una foto che ho riportato sul blog a lato scrivo che una denuncia che mi fu fatta nel 2012 sembra più un attacco politico ma per dirlo ho degli elementi abbastanza circostanziati. Elementi che tra i tanti portano un aggancio fra tizio e caio fatto proprio da un politico (non di altre cariche) che per ovvie ragioni non comparirà mai nelle carte.
Mette solo in contatto tizio con il suo amico caio.
Un altro elemento è che nelle dichiarazioni spontanee al pm, il mio accusatore butta dentro un nome politico invece molto importante e che in quel periodo doveva essere messo fuori dai giochi (politici). Non immaginando che già da alcuni anni di era varata una concreta alternativa che poi porterà finalmente ad uno stravolgimento totale di ciò che negli anni la politica da destra a sinistra aveva combinato.

Ma la storia si ripete a distanza di anni così a luglio 2018 scopro grazie alla notifica della richiesta del pm di archiviazione, che mi fu fatta un’altra querela basata su un fatto non penale di 4 anni prima.
Il Gip approva la richiesta del Pm all’opposizione fatta archivia scrivendo in sentenza che il mio comportamento non costituisce reato. Non era una cosa riguardante Roma. Allora vado a verificare due elementi e scopro che questa denuncia viene fatta ad ottobre 2017 subito dopo un mio attacco pubblico e motivato ad un partito. Scopro anche che questo legale è di quel partito ed aveva anche una posizione di rilievo. Prima, ora non più.

Oh, per fortuna non ho mai fatto politica sul serio 😂😂😂 se avessi fatto politica seriamente con qualche poltrona sotto il sedere chi altri mi si sarebbe scagliato addosso? 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣