venerdì 30 novembre 2018

Regolamento Generale del 1822 Carabinieri - art 13 della Costituzione


Nel Regolamento Generale del 1822, a otto anni dalla fondazione del Corpo, era definito delinquente il carabiniere che avesse agito «con aspra e cruda maniera» verso un arrestato, lasciandosi andar a percosse o maltrattamenti. A tale pronuncia fa eco l’art. 13 della Costituzione: «È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà».

l’arma più potente

L’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo

Nelson Mandela 

mercoledì 28 novembre 2018

Ciò che è emerso su Di Maio senior apre una riflessione

La storia di Antonio Di Maio apre una situazione nota a tantissimi.

La pressione fiscale, come tutti sappiamo, è sempre stata esagerata.

È arrivato il momento di abbassarla.
I sacrifici stavolta li facessero quelli che in tutti questi anni in cui il popolo è stato in sofferenza ed ancora lo è, ha avuto comode poltrone, benefit o lavori pagati da finanziamento pubblico, cosa che noi non abbiamo mai avuto.

Facesse attenzione anche il Governo a chi spende soldi pubblici (tema giustizia) per situazioni privatistiche o per accontentare “amici” e “amici degli amici”. Questi ultimi devono subire un regolare processo ed accertare ciò che per troppo tempo si è visto e non è mai stato punito fingendo spesso di non vedere. Non si liquida con errore materiale non si può.

Mi aspetto che queste persone subiscano un giusto processo allo stesso modo in cui volevano farlo subire ad altri che non godono degli stessi strumenti neppure via media  e dell’uso allegro di soldi pubblici!

martedì 27 novembre 2018

Diritto all’oblio

Il diritto di cronaca, secondo l’unanime insegnamento della giurisprudenza di legittimità, è un diritto pubblico soggettivo, da comprendersi in quello più ampio concernente la libera manifestazione di pensiero e di stampa. Tuttavia, non può essere considerato senza limiti.
La Cassazione riprende la sentenza n. 5259 del 18/10/1984 della Prima Sezione,  nella quale è stato affermato che il diritto di cronaca “è legittimo quando concorrono le seguenti tre condizioni:
a) utilità sociale dell’informazione;
b) verità (oggettiva o anche soltanto putativa, purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca) dei fatti esposti;
c) forma "civile" dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione, cioè non eccedente rispetto allo scopo informativo da conseguire, improntata a serena obiettività almeno nel senso di escludere il preconcetto intento denigratorio e, comunque, in ogni caso rispettosa di quel minimo di dignità cui ha sempre diritto anche la più riprovevole delle persone, sì da non essere mai consentita l’offesa triviale o irridente i più umani sentimenti” . 
Inoltre, già nell’ormai lontano 1998, la Cassazione riconosceva esplicitamente il diritto all’oblio, qualificandolo come “...giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata” (Sez. 3, Sentenza n. 3679 del 09/04/1998). In detta pronuncia – afferma la Corte – “è stato precisato che, per il legittimo esercizio del diritto di cronaca, non è sufficiente la sussistenza del requisito dell’interesse pubblico circa il fatto narrato, ma è necessaria anche l’attualità della notizia.

domenica 25 novembre 2018

Magistratura Democratica sulla prescrizione

Anche Magistratura Democratica sostiene quanto ho già espresso io in data 15/11/2018 (rif. potete trovare il mio pensiero qualche post più sotto dal titolo “la prescrizione”).

Fatta tale premessa, non è ininfluente rilevare – sempre ai fini del giudizio complessivo sulla riforma – che, benché nel 2017 siano aumentate quelle pronunciate in appello, il 62% delle prescrizioni matura ancora prima dell’approdo al dibattimento, durante la fase delle indagini preliminari e, comunque, prima della sentenza di primo grado.”

venerdì 23 novembre 2018

Tu chiamali pure errori giudiziari per me non sono errori ma situazioni volute

Chiamiamoli errori giudiziari

1) 1980 un pentito tira dentro un processo un nome e cognome, dopo 24 anni di primo grado si accorgono che avevano sbagliato nome; vita rovinata

2) quel processo comporta misure che allontanano il giovane dalla propria terra; sorveglianza speciale; firme; divieto di dimora; obbligo di dimora altrove senza potersi spostare; nessuno lo assume a lavorare; chiunque prova viene demotivato e il giorno dell’assunzione dice alla persona “ho famiglia non posso avere casini” chi deve assumerlo veniva raggiunto probabilmente da qualcuno che lo sconsigliava;

3) accollo di un’arma - arma mai trovata ne vista; non c’è;

4) sconta anni di detenzione in carcere poi messa alla prova 8 mesi e 20 gg; 1997 esce dal carcere per essere mandato alla messa alla prova ma le carte del DAP ad oggi riportano LIBERAZIONE che non era. Finisce messa alla prova programma effettuato con ottimo esito;

5) 5 anni dopo (non si ha traccia del provvedimento di revoca ancora oggi) viene riportato in carcere a scontare una condanna già espiata di 8 mesi e 20 gg, con ingresso in carcere a mezzanotte;
Incompatibile con regime carcerario lo fanno andare ai domiciliari a giugno 2003;

6) il
23/7/2003 falsa accusa di evasione da domiciliari che infatti il Gip non convalida; assolto.

7) 17/8/2003 (fine pena il 1/9/2003) gli piomba in casa la sua ex di notte con un’amica dicono voler cenare, le due donne finiscono a picchiarsi e lui e la ex finiscono in carcere per accusa di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni; assolti con formula piena nel 2005 e scarcerati “Perché il fatto non sussiste” -  (il sequestro di persona veniva escluso già dall’inizio non parte dei capi di imputazione) si tiene però l’accusa di evasione che non aveva compiuto ma non può negarla non avendo testimoni se non una arrestata con lui e una che accusava di falsità,  strategia difensiva fa si che il reato minore venga accettato. Ricordiamo che lui non ricorda di essere mai stato al processo per direttissima per la presunta evasione.

Non ricorda di essere mai stato al processo per direttissima dell’accusa di evasione, ma fu diretto in carcere dopo 2 giorni di celle di sicurezza in più stazioni. Risultano stranamente due arresti come se fosse stato riportato a casa e poi riarrestato. 18 e 19 agosto appunto.

8 ) nell’arresto del 18-19(?)/8/2003 il comandante di stazione scrive che l’uomo era già stato condannato per evasione il 23/7/2003 ma non ci fu mai alcuna condanna; fu assolto; quindi il comandante ha mentito.

(certo pure l’avvocato difensore, devo dire, essere stata una vera pippa.
Non si è evidentemente mai studiato il caso);

9) nel 2010 due accuse di furto in supermercati, mai commessi.

Scopriremo di queste accuse con l’unica notifica che riceve: carcerazione.
Non ha mai saputo di essere sotto processo. Mai notificato nulla neppure dal legale che fu messo d’ufficio.

Nel 2015 con l’arrivo dell’arresto del primo caso, becco l’esistenza del secondo processo appellato;
il primo non fu nemmeno appellato condanna a 1 anno e 8 mesi.

Ci siamo presentati e mandato documenti in quanto era accusato di aver bevuto super alcolico nel supermercato non pagandolo euro 9; assolto

Faccio notare che lui non solo era astemio la persino allergico all’alcol.

Durante la detenzione di 1 anno ed 8 mesi 2015 in mia presenza due volte cercano di accusarlo di evasione (ho carteggio e lo ha la procura) la seconda volta viene anche spintonato dagli agenti; volevano una reazione violenta che non c’è stata.

Il poliziotto che ha urlato tutto il tempo a un certo punto urla verso me che dovevano arrestarlo portarlo in carcere (perché???? Chi lo chiese loro?).
Ma saranno gli agenti a denunciare chi avevano aggredito.
Ho denunciato io nell’immeduato e poi portato tutto a Pignatone 7 giugno 2016. Troppi casi strani, troppo. Accanimento? Così a me pare essere e necessita di spiegazioni.

A fine pena di questo 1 anno ed 8 mesi gli occupano magicamente casa popolare a pochi giorni dal FINE PENA  e addirittura il comune gli togli la residenza dichiarandolo irreperibile (mentre era detenuto);

Ricordo l’ultima richiesta fatta alla magistratura di sorveglianza in cui si chiedeva più tempo orario per poter monitorare la casa.

Non fu concessa.
Il rigetto viene notificato la stessa notte dell’occupazione abusiva alle ore 4 del mattino.
Immaginate se il postino venisse a portarvi le raccomandate citofonando alle 4 del mattino.
Non il controllo, ma una notifica. Alle 4 del mattino facendoti saltare e prendere un colpo. 

giovedì 22 novembre 2018

Sgomberi

In merito agli sgomberi, vero che la denuncia la fece Marino, ma io contesto ai predecessori, ma anche agli attuali, il problema esecuzione, quello che ora c’è stato ma in altri casi no, esempio:

Le ordinanze di sgombero le emettono, prima come oggi, il problema è che spesso non vengono eseguite, per questo motivo oggi si mettono “in posa”, perché le hanno eseguite.

Ho un caso di una occupazione abusiva di una rom dove ad aver agito (?) è un “cugino” dei casamonica/spada (così lui si definisce).

La notte della flagranza di reato sono andata io aspettando la pattuglia che improvvisamente decide di non abbattere la porta.

Dentro non rispondeva nessuno.

Appena fatta la denuncia (stesso giorno) dopo la promessa che con la denuncia avrebbero sfondato la porta, dicono “ora serve autorizzazione del Gip” che non arriverà mai, come non arriverà mai un ordine di perquisizione per riprendersi beni valori e documenti riservati, ma scompare (?) senza arrivare mai in procura, quella denuncia di cui ho relata originale ed ora, se risulterà non inviata, si procedere a denuncia.

Parallelamente il comune a cui ci si rivolgeva, perché trattasi di edilizia popolare, sebbene il comune pagasse un affitto a società privata su palazzina vistosamente fatiscente, dice che c’è ordinanza di sgombero e che sono i vigili a dover essere sollecitati, i vigili rispondono di non aver alcuna determina.

Passano anni, si scopre che la determina non era mai stata fatta fino a dicembre 2017 (occupazione è di settembre 2016), ma da dicembre 2017 ad oggi fine novembre 2018 non hanno eseguito ancora alcuno sgombero.
Tant’è 

giovedì 15 novembre 2018

La prescrizione

Fonte:

COSA È LA PRESCRIZIONE DEL REATO?
Gentili amici, in un recente post abbiamo fornito alcuni cenni sulla prescrizione in diritto civile.
In questo post, invece, parleremo della prescrizione del reato, cercando di fornirvi informazioni basilari al riguardo, considerato anche il fatto che il tema è molto attuale.

Premettiamo che siamo consapevoli del fatto che i nostri lettori sono in gran numero persone non addette ai lavori, dunque ci perdonino gli esperti di diritto se non approfondiamo in questa sede l’argomento sul piano tecnico. Cercheremo infatti di essere sintetici e di usare un linguaggio accessibile, perché lo scopo del post è semplicemente informativo.

Ciò premesso, cosa è la prescrizione del reato? Si tratta di una cosiddetta causa estintiva del reato. Cosa significa in pratica? Significa semplicemente che, se un fatto penalmente rilevante non è giudicato con condanna definitiva entro un certo periodo di tempo stabilito dalla legge, il reato stesso si estingue, ovvero il soggetto che lo ha commesso - o che è stato indagato o imputato - non potrà essere condannato, a meno che non sia lui stesso a rinunciare alla prescrizione, pretendendo di essere giudicato nel merito.

IL TEMPO NECESSARIO PER LA PRESCRIZIONE DEL REATO.
Il Codice Penale stabilisce una regola generale: un reato per il quale non si arriva a condanna definitiva entro un termine equivalente al massimo della pena stabilita per esso viene considerato prescritto.
Quindi, ad esempio, se la legge prevede che il fatto sia punito nel massimo con dieci anni di reclusione, il reato si prescrive se entro dieci anni non si arriva alla condanna definitiva. Tuttavia, non si può scendere sotto un minimo di quattro o sei anni (a seconda della categoria del reato).
I tempi si allungano in base alle vicende processuali, secondo alcuni parametri che un legale saprà calcolare con attenzione.

LE ECCEZIONI ALLA REGOLA DEL TEMPO NECESSARIO PER ARRIVARE ALLA PRESCRIZIONE.
La regola appena enunciata presenta delle eccezioni. Una tra tutte, ad esempio, è quella relativa ai reati puniti con la pena dell’ergastolo, i quali non si prescrivono, considerata la loro gravità ed il loro disvalore sociale.

PERCHÉ ESISTE LA PRESCRIZIONE
Partiamo da un dato fondamentale: in base all’articolo 27 della nostra Costituzione, “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.” Questo principio è una conquista garantista che impedisce punizioni basate solo su sospetti o dicerie.
A questo punto è necessario fare una premessa di ordine morale. In base ad una logica universalmente condivisa di giustizia, chi ha arrecato del danno con un comportamento illecito deve rimediare a tale danno, sia nei confronti delle vittime del reato, sia nei confronti della società in generale. Tuttavia la pena, oltre ad avere una funzione repressiva, dovrebbe anche essere per il condannato un’occasione di riflettere sul suo comportamento, al fine di riabilitarsi! È lo stesso articolo della Costituzione appena citato, il 27, a stabilire che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Alla luce di quanto appena messo in evidenza, ben si comprende come la rapidità del processo sia un fattore importantissimo! Più velocemente si arriverà alla definizione del processo, più ne aumenterà l’efficacia sociale di riequilibrio dei valori.
Se infatti si arriverà rapidamente ad una sentenza di condanna, il colpevole considererà magari più concretamente la pena, la collegherà al fatto commesso e ai danni arrecati con più facilità, rispetto ad una condanna intervenuta dopo tantissimi anni! E anche le vittime del reato avranno la sensazione che sia stata fatta giustizia e potranno beneficiare magari di un risarcimento, anche se tutti siamo consapevoli del fatto che, a volte, una sentenza di condanna e un risarcimento del danno non sono sufficienti a risolvere traumi e sofferenze.

Questo principio della rapidità del processo è ovviamente importantissimo anche quando il soggetto è in realtà innocente, nonostante sia stato accusato di un reato! Pensate al dramma di una persona che vede riconosciuta la sua innocenza solo dopo anni e anni di peripezie processuali!

Ecco perché esiste la prescrizione. Lo Stato deve farsi carico di amministrare la giustizia entro certi limiti di tempo, trascorsi i quali si ritiene che non sia più giusto tenere le persone vincolate ad un processo! E questo perché, ricordiamocelo, in base alla Costituzione nessuno è colpevole fino a condanna definitiva. Lo Stato dunque, tramite la prescrizione, si assume, a livello sociale, la responsabilità di amministrare la giustizia entro certi limiti di tempo!

Per concludere questo post, diamo conto del fatto che il principio della durata ragionevole del processo è di rango costituzionale. Infatti, l’articolo 111 della Costituzione afferma che la legge deve assicurare la ragionevole durata del processo. Ma vi diremo di più: la garanzia di una durata ragionevole del processo è anche un vero e proprio diritto umano, sancito dall’articolo 6 della Dichiarazione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali!

Ci auguriamo che il post vi abbia fornito qualche nozione interessante e, magari, qualche spunto di riflessione.
Cordiali saluti!

Fonte: Studio legale Del Core

martedì 13 novembre 2018

Errori giudiziari in Italia in crescita


Si passa dai 989 del 2016 ai 1.013 dello scorso anno, con l'ammontare dei risarcimenti che sale a 34 milioni di euro. Lo riporta ErroriGiudiziari.com, che tiene un archivio dei casi di “malagiustizia”. La città con più casi è Catanzaro, seguita da Roma e Napoli
Aumentano in Italia i casi di ingiusta detenzione, dai 989 registrati nel 2016 ai 1.013 dello scorso anno: a dirlo è il sito ErroriGiudiziari.com, che da tempo tiene un archivio dei casi di “malagiustizia”. Di conseguenza è aumentato anche l'ammontare complessivo dei relativi risarcimenti,che supera i 34 milioni di euro. La città con il maggior numero di casi indennizzati è stata Catanzaro, con 158. Subito dopo ci sono Roma (137) e Napoli (113), che per il sesto anno consecutivo si conferma nei primi tre posti. Nella classifica per il numero di casi di ingiusta detenzione si registra una prevalenza delle città del sud, che occupano 8 delle prime 10 posizioni. Secondo la onlus Antigone, che si occupa di tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, i risarcimenti per ingiusta detenzione dal 1992 al 2016 ammontano a 648 milioni di euro, mentre ErroriGiudiziari.com riferisce che sono 26.412 le persone ad aver subito un’ingiusta detenzione dal 1992 a oggi.

Fonte: https://www.google.it/amp/s/tg24.sky.it/cronaca/2018/01/29/ingiusta-detenzione-aumentano-casi-italia-errori-giudiziari.amp.html

sabato 10 novembre 2018

Né parlo’ Emiliano Fittipaldi nel 2014

Estratto da articolo di Emiliano Fittipaldi su l’Espresso

....BUSINESS GIUDIZIARIO «Ciò che può costituire reato per i magistrati non è la corruzione per denaro: di casi in cinquant’anni di esperienza ne ho visti tanti che si contano sulle dita di una sola mano. Il vero pericolo è un lento esaurimento interno delle coscienze, una crescente pigrizia morale», scriveva nel 1935 il giurista Piero Calamandrei nel suo “Elogio dei giudici scritto da un avvocato”. A ottant’anni dalla pubblicazione del pamphlet, però, la situazione sembra assai peggiorata. La diffusione della corruzione nella pubblica amministrazione ha contagiato anche le aule di giustizia che, da luoghi deputati alla ricerca della verità e alla lotta contro il crimine sono diventati anche occasione per business illegali.

Nello Rossi, procuratore aggiunto a Roma, prova a definire caratteristiche e contorni al fenomeno: «La criminalità del giudiziario è un segmento particolare della criminalità dei colletti bianchi. Una realtà tanto più odiosa perché giudici, cancellieri, funzionari e agenti di polizia giudiziaria mercificano il potere che gli dà la legge».

Se la corruzione è uno dei reati più diffusi e la figura del giudice comprato è quella che desta più scandalo nell’opinione pubblica, il pm che ha indagato sulla bancarotta Alitalia e sullo Ior ricorda come tutti possono cadere in tentazione, e che nel gran bazar della giurisdizione si può vendere non solo una sentenza, ma molti altri articoli di enorme valore. «Come un’informazione segreta che può trasformare l’iter di un procedimento, un ritardo che avvicina la prescrizione, uno stop a un passaggio procedurale, fino alla sparizione di carte compromettenti». Numeri ufficiali sul fenomeno non esistono. Per quanto riguarda i magistrati, le statistiche della Sezione disciplinare del Csm non fotografano i procedimenti penali ma la più ampia sfera degli illeciti disciplinari. Nell’ultimo decennio, comunque, non sembra che lo spirito di casta sia prevalso come un tempo: se nel 2004 le assoluzioni erano quasi doppie rispetto alle condanne (46 a 24) 

domenica 4 novembre 2018

Ministro Bonafede e Ministro Salvini e CSM iniziamo a vagliare

In un dialogo con persone che lavorano con la legge, avvocati, giudici, pm ho espresso questa situazione:

Ciò che non mi spiego è se lo facciano per avere più “lavoro” e incasinamento o proprio per incompetenza? Il dubbio mi viene più evidenziato quando leggo atti in cui si persegue qualcuno per decenni quando già inizio di tutto non contiene alcuna ipotesi di reato

A me accadde una cosa stranissima presento assieme ad altra persona offesa una querela con più azioni dal pedinamento ad appostamento a aggressioni fisiche a minacce sia telefoniche che dirette. Chi la prende emette chiede ed ottiene il divieto avvicinamento e di contatto e al tipo ritirano il porto d’armi (per la caccia aveva un fucile). Ma lo stesso pm contestualmente si dichiara incompetente inviando il fascicolo al giudice di pace penale. Per un primo grado sono slittate con motivi irrisori arrivando a prescrizione. La sentenza in cui dichiarano che non vi dono abbastanza prove non mi consente dati i tempi stretti (pochi giorni alla prescrizione) di chiedere appello. Le ultime 6 udienze in tre anni veniva promesso che saremmo stati i primi e puntualmente all’udienza venivamo portati alle ore 14 per poi mandarci a casa assieme ai soli 2 testi da sentire.

Questo non è scritto lì ma lo posto qui:
Il pm che dopo aver chiesto ed ottenuto la misura è poi si è dichiarato incompetente o meglio ha derubricato i reati facendo sì che la competenza slittasse al gdp, era il dott. Vincenzo Barba.
Alcuni mesi prima che gli arrivasse la querela del prete.
Ma ciò che mi chiedo è: se voleva derubricare perché ha prima chiesto applicazione di misura coercitiva cautelativa al tizio che ci minacciava, pedinava, aggrediva, ecc?
Se derubrichi non applichi la misura. O una o l’altra.

Detto questo e tornando allo strano caso giudiziario, uno dei tanti che ho visto e di cui ho carteggio completo, perché per ovvie ragioni si attua ora la legge Pinto, chiaramente in questo caso bloccare la prescrizione dopo il primo grado mi avrebbe fatto senz’altro comodo.
Ma il problema a mio parere è prima, fra il rinvio a giudizio e il primo grado, non allungando ulteriormente i decenni per i processi laddove per appello passa oggi un solo anno.
Vedi ad esempio il mio caso, sta arrivando in prescrizione senza alcun grado di giudizio.

Invece in un altro procedimento fu fatto un processo durato circa 24 anni in primo grado per appurare che la persona che fu trascinata dentro era persona errata aveva lo stesso cognome ma nome diverso. Non si è mai saputo se il vero nominativo abbia mai avuto il giudizio dato che per 24 anni mentre rovinavano la vita alla persona sbagliata, quello vero stava beato e tranquillo. Semmai esista ovviamente. Ma anche qui nonostante la prescrizione era sovraggiunta e ringraziando Dio la persona viene assolta con formula piena e non per intervenuta prescrizione.

Chiamali errori umani io li chiamo incompetenza superficialità o addirittura in alcuni casi abuso 

venerdì 2 novembre 2018

Ilaria

Trovo importante condividere le seguenti parole anche per rimettere ordine alle tante bugie e distorsioni che sono circolate in questi anni.

“Ritengo che la libertà di espressione e quella della libera manifestazione del pensiero rappresentino cardini di uno Stato di diritto.

Il dissenso rispetto a fatti, vicende, sentimenti trova ogni sua giusta dimensione nella continenza verbale e ideologica.

Quando però esso travalica tali limiti e invade la sfera personale, quella familiare, quella intima della persona e dei suoi cari allora si evolve in squadrismo, mafia, rappresaglia, vandalizzando la democrazia e ogni libertà costituzionalmente garantita.

Nella mia vicenda personale ho dovuto convivere a lungo col terrore, col lutto, con la sospensione prolungata dei diritti elementari della persona.

Mi sono ripromessa di consegnare ai miei figli un paese  migliore, dove reclamare un diritto non esponga a forme di giustizia sommaria, ad insulti, umiliazioni, minacce, violenze, forme di garrota ideologica, a manipolazioni e travisamenti della realtà.

1. Mio fratello non è mai stato abbandonato ed ha lavorato fino al giorno del suo arresto con me e mio padre come decine di testimoni hanno raccontato ai magistrati.
2. Vedevamo Stefano tutti i giorni io, mio padre, mia madre ed i miei figli. Lo abbiamo anche aiutato ad acquistare a rate un’Alfa Romeo Mito che purtroppo ci è stata consegnata solo dopo la sua morte.
3. Pochi giorni prima del suo arresto vi sono state alcune feste di compleanno nella nostra famiglia alle quali tutte lui ha partecipato.
4. Come previsto dal suo programma di recupero i miei genitori gli avevano preso anche una casa a Morena ove gradualmente recuperasse la sua indipendenza.
5. Anche nei momenti più bui mia madre non ha mai pronunciato quelle orrende parole che le vengono attribuite da imputati o testimoni che presto verranno indagati anche loro.
6. Mio fratello è stato arrestato in perfette condizioni fisiche, come certificato dalle cartelle cliniche e da numerosi testimoni. Era solo molto magro. E a quel qualcuno che si affanna a dire che era anoressico io chiedo: la miglior cura è pestarlo in modo selvaggio provocandogli una commozione celebrale e due fratture alla colonna vertebrale? Sicuramente con un anoressico è più facile.
7. Quando accettammo il risarcimento da parte dell’assicurazione dei medici, che ha comportato di fatto un’assunzione di responsabilità, abbiamo imposto che espressamente fosse esclusa la responsabilità di coloro che lo avevano pestato e quindi ciò significa che non smetteremo mai di combattere, anche usando quei soldi, per vedere condannati gli autori di quelle brutalità e tutti coloro che li hanno coperti depistando in questi anni. La vita di Stefano Cucchi non è in vendita. Per qualcuno avremmo dovuto tenerci i soldi e stare zitti ma noi questo non lo faremo mai. Evidentemente chi scrive così pensa che il proprio figlio, il proprio fratello o il proprio genitore abbiano un prezzo che si possa incassare per il sacrificio della sua vita. Noi non siamo così. Quando ti hanno ucciso un caro nessuno te lo potrà mai restituire e l’unica forma riparatoria è il carcere per i responsabili e l’obbligo al pagamento dei danni.

I miei genitori stanno attraversando un periodo molto difficile, reso ancor più doloroso da questi haters sciacalli.

Ho presentato ieri presso un Ufficio di polizia le prime denunce contro di loro, ovvero contro soggetti che attraverso social e non solo, si sono resi e si rendono ancora protagonisti di minacce, insulti, calunnie nei confronti miei e della mia famiglia. Su questa via proseguirò quotidianamente a tutela dei miei cari, instancabilmente.

Io ho paura. La paura è un sentimento che mi accompagna da tanto tempo. Ho paura degli stupidi, degli ignoranti, dei violenti, dei vigliacchi, dei mitomani, dei fascisti.
Ma continuerò a girare a testa alta, armata delle mie idee, della mia storia, della mia dignità. E a difenderla fino all’ultimo respiro. Piaccia o meno.”

Ilaria