sabato 29 dicembre 2018

Da il nuovo quotidiano di Puglia . It

Di Erasmo Marinazzo
Il Nuovo Quotidiano di Puglia . It

Interdetto per due mesi l'avvocato Augusto Conte, 77 anni, di Ceglie Messapica, da componente del Consiglio distrettuale di disciplina. Per l'ex presidente del Consiglio dell'Ordine di Brindisi, la misura arrivata dal Tribunale di Potenza dice che «si mostra servile verso Arnesano (il pubblico ministero della Procura di Lecce, Emilio Arnesano, ndr) verso la sua proposta: ha trovato il modo di farselo amico e si pone nella condizione di potergli chiedere in futuro un favore. E' evidente che essendo Conte un avvocato e lui un pubblico ministero, l'occasione si porrà presto».
Un anno, invece, la sospensione disposta per l'avvocatessa Federica Nestola, 32 anni di Copertino, dall'esercizio dell'attività forense: «Ha dimostrato di essere un soggetto disposto a tutto, pur di fare carriera: costei tanto timorosa di affrontare la prova orale dell'esame di avvocato, peraltro per non aver studiato nulla, non ha alcun timore di presentarsi nella stanza di un giudice per accordarsi con lo stesso». Questo uno dei passaggi dell'interdittiva. Che entra anche nel merito della professione legale per motivare la sospensione dell'avvocatessa: «...attesa la impreparazione professionale e la possibilità di esercitare la professione forense, ovvero di partecipare a concorsi pubblici dopo avere conseguito illegittimamente l'iscrizione all'albo».
Le misure sono quelle dell'ordinanza del giudice per le indagini preliminare, Amerigo Palma, e riguardano due episodi dell'inchiesta che con il blitz del 6 dicembre ha colpito i vertici della Asl di Lecce e il magistrato salentino: la raccomandazione che l'avvocato Conte avrebbe accettato dal pm Arnesano per non dare seguito al procedimento disciplinare a cui è sottoposta l'avvocatessa Manuela Carbone. E ancora una raccomandazione: consistente - questa l'accusa dell'inchiesta del pubblico ministero Veronica Calcagno e della Guardia di finanza di Lecce - nell'avvicinare i componenti della Commissione della prova orale per l'abilitazione forense (sessione 2017) per ottenere la promozione dell'avvocatessa Federica Nestola alla sua ultima chanche dopo cinque bocciature (la prova non può essere più ripetuta dopo la sesta volta). Perché il magistrato si sarebbe mostrato tanto benevole con la giovane avvocatessa? Perché avrebbe posto sempre come condizione quella di avere favori sessuali.
Dunque, infligge, ancora un duro colpo alla deontologia professionale di alcuni esponenti dei fori di Lecce e di Brindisi (nonché ancora al pm Arnesano) la seconda ordinanza del giudice Palma. Un atto che arriva dopo quello che il 6 dicembre ha visto finire in carcere il pm Arnesano, 61 anni di Carmiano (difeso dagli avvocati Luigi Corvaglia e Luigi Covella); e il direttore del dipartimento di Medicina del lavoro dell'ospedale Vito Fazzi, Carlo Siciliano, 62 anni di Lecce (difeso dall'avvocato Luigi Rella, giovedì scorso ha ottenuto i domiciliari). Ai domiciliari sono finiti il direttore generale della Asl, Ottavio Narracci, 59 anni, di Fasano (avvocati Ubaldo Macrì e Gianni De Pascalis); i dirigenti Asl Giorgio Trianni (avvocati Luigi Suez e Stefano Chiriatti) e Giuseppe Rollo (avvocati Marcello Pennetta e Donato Vergine), 66 e 58 anni, di Gallipoli e di Nardò; e l'avvocatessa Benedetta Martina, 32 anni, di Copertino (avvocato Stefano Prontera). Divieto di dimora a Lecce per l'avvocato Mario Ciardo, 55 anni, di Tricase (avvocato Ladislao Massari).
Il pm Arnesano e gli avvocati Augusto Conte e Manuela Carbone rispondono di tentato abuso di ufficio nel capo di imputazione sul procedimento disciplinare. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'avvocato Conte è stato avvicinato dal magistrato dopo che l'avvocatessa Carbone gli chiese di intercedere per bloccare il procedimento disciplinare. In quella circostanza il magistrato avrebbe fatto presente di aver cercato di parlare anche con il pubblico ministero facente parte del Consiglio di disciplina: con tatto largo largo. Primo contatto con l'avvocato Conte il 12 settembre. Il 25 settembre l'incontro in un bar non lontano dal Tribunale, con i finanzieri in servizio di osservazione muniti di telecamere e di macchine fotografiche.
L'ordinanza racconta ancora di incontri e scambi di telefonate: come quella del 28 settembre scorso. Il magistrato viene messo al corrente dall'avvocatessa della fissazione della data del procedimento disciplinare, il 6 dicembre. E, allora, chiama l'avvocato Conte. «La conversazione si concludeva con l'anticipazione da parte dell'avvocato Conte che egli aveva già affrontato l'argomento con uno dei commissari e che, comunque, si sarebbe incontrato nuovamente con il dottore Arnesano a ridosso dalle data fissata per la nuova udienza», dice testualmente l'ordinanza.
L'udienza disciplinare non si tenne per assenza di alcuni componenti del consiglio di disciplina. Era fissata per il 6 dicembre, giorno del blitz e della prima ordinanza in cui erano riportati gli stessi fatti approfonditi poi nell'interdittiva.
L'avvocato Conte difeso da Aldo Morlino e Federica Nestola difesa da Alberto ed Arcangelo Corvaglia, valutano ora di chiedere l'annullamento delle interdittive al Tribunale del Riesame.

Per leggere articolo clicca qui https://www.quotidianodipuglia.it/lecce/lei_era_disposta_a_tutto_il_giudice_raccomandava_interdizione_a_due_avvocati-4195001.html

giovedì 27 dicembre 2018

La confessione di Di Pietro (giugno 2018)


“Ho fatto scelte sbagliate”
Questo lo ha ammesso da subito, peccato che durante l’aacesa Di idv, non lo ammetteva anzi. Il punto era che finché il quorum saliva non c’era alcun motivo di fare un mea culpa. Cosa che io reputo errata due volte. Anche perché oggi chi garantisce che il suo carattere non faccia si di ripetere certe scelte? E di non ascoltare le persone per bene che lui dice esserci? Ma tutti quelli di prima che si erano ben posizionati nei vari uffici se li ricorda? Può ripetersi? Cosa mi può convincere che non si ripetano medesime circostanze? Esempio lasciare i territori in mano ai gruppi locali senza seguirli e disinteressandosi dei problemi che nascono?

Considerazioni sulle quali mi dava ascolto ma che purtroppo non ha ritenuto poter essere lesive al partito come poi è invece stato. Oggi sarebbe lesivo anche gli apparentamenti con il pd che tanto venivano fatti.
In parte mi diede ascolto nei limiti di quelli che erano i tempi in cui avevamo contatti, troppo limitati.
Per alcuni mesi, gli ultimi in cui davo il mio apporto pur dovendo fingermi in un altro partito, il mio compito è stato molto delicato. Tanto che ciò che producevo doveva essere tenuto in cassaforte in attesa che lo ritirasse e mi mandasse conferma di avvenuta ricezione. Chiaramente erano raccolte di informazioni consegnate in busta chiusa. Se non erro le ceralaccavo ma solo perché mi era rimasta la vecchia ceralacca che usavo anni prima. Non perché fosse necessario.
Una volta, compito che non potevo eseguire, sarei dovuta andare ad una riunione (chiusa) per valutare quali dovevano essere i veri obiettivi. Era palese che la mia faccia e il mio nome lì non potevano passare inosservati. Era quindi impossibile. Si attuarono comunque le dovute cautele. Questo cosa fu superata perché poi avvenne nel altro.
Per cui di alcune persone che poi nn si sono rivelate idonee lui dubitava gia da prima, ma non ha avuto la prontezza di metterli alla porta. 

mercoledì 26 dicembre 2018

Scambio pareri sulla legalità atipica su fb

In uno scambio su fb parlando di legalità e di giustizia fra il mondo politico e quello vicino alla chiesa:

M. A. ti cito alcuni esempi
Per far archiviare la mia querela in cui sono stata aggredita di notte da alcuni ragazzi e ragazze del gruppo chiesa (i più legati al prete vice perché avevo parlato con il vescovo che decise il suo trasferimento) il parroco dichiara ai carabinieri che aveva assistito alla scena e che ero stata io a provocarli.
Solo che lui nella fretta o perché tanto il pm lo avalla (di fatto) senza approfondire, sbaglia location. (La falsa dichiarazione è agli atti).

L’aggressione si avvenne vicino al campo di calcio ma il campo non era quello della chiesa ma quello al casale per cui a circa 1 km da dove lui inserisce la sua falsa dichiarazione. Basta vedere la cella del suo cellulare ad esempio per vedere dove realmente agganciava. Considerando che a quell’orario non era nemmeno arrivato in chiesa. La cella aggancia perché risulta che abbia telefonato al ragazzo poco prima dell’aggressione fisica. Così riferisce il ragazzo prima di andarsene. E chiudendo con la frase al mio indirizzo “hanno cacciato don A. per colpa tua perche sei una Mignotta”. Il don A. si sapeva da due anni che doveva essere trasferito quell’anno e lo sapevano tutti quindi la mia conversazione con il vescovo non ha modificato nulla, ma facile che qualche adulto (e si è capito chi stava da tempo costruendo un castello di sabbia attorno al mio nome) glielo abbia invece fatto credere.

Considerando che il pm (ed altri a cui viene passata la palla)  tutela loro (di fatto e di tutti gli atti), e non la ricerca della verità, non approfondisce altrimenti scoprirebbe le tante contraddizioni rese e fa archiviare dal Gip che non è addetto ad indagare ma a valutare solo gli esiti raccolti, ma raccolti alterati, a metà e non verificati.
Si chiama depistaggio giudiziario.

Sempre nello stesso caso:
Una tizia che era in macchina, per parare le natiche a una minore, dichiarerà il falso adducendo che la minore non era scesa dalla macchina, (la falsa dichiarazione è agli atti), mentre la stessa su fb si scusa per averlo fatto. Dato che proprio il fidanzato la blocca mentre mi stava venendo addosso dal mio lato sinistro fisicamente e l’altra mi colpiva sul lato destro. Il ragazzo mi era davanti al viso e teneva la sua fronte vicino la mia pronto a colpirmi ma all’arrivo della minore le blocca entrambe. Anche perché erano tre ed io abbassai le mani poiché non avrei potuto pararli tutti e tre.

False testimonianze come fosse lecito, poi ci stupiamo che non arrestano gli assassini come nel caso di Cucchi Stefano (buon onomastico caro Stefano e mi scuso io a nome di chi ha coperto a lungo senza approfondire chi ha causato la fine della tua VITA, in una situazione normale non saresti morto e non avresti rifiutato le cure che senza botte le cure non sarebbero servite).

Al nuovo Governo non serve che dica io che la giustizia ha necessità di essere seriamente rivista se la giustizia delle diventare sinonimo di verità e non di situazioni costruite.
Il punto della certezza della pena cozza se si alterano le scene avallandone i comportamenti al fine di usare la giustizia per fini personalistici e non per ciò per cui è finanziata dai soldi della collettività e quindi anche miei. 

lunedì 3 dicembre 2018

Serena Mollicone - delitto di Arce a un passo dalla verità

Omicidio Serena Mollicone: a un passo dalla verità


Omicidio Serena Mollicone: a un passo dalla verità

Di Andrea Ponzano 
Today.it


Cinque persone nel registro degli indagati. La studentessa è stata uccisa quasi 18 anni fa. Le interviste al carrozziere Carmine Belli (in un primo momento accusato ingiustamente di aver assassinato Serena) e a Maria Tuzi, figlia del carabiniere Santino.
Omicidio Serena Mollicone: a un passo dalla verità
Potrebbe arrivare nelle prossime settimane la svolta sul delitto di Serena Mollicone. Tra depistaggi, bugie e insabbiamenti, dopo quasi 18 anni dall’omicidio della studentessa, il 13 ottobre scorso si sono concluse le indagini. Nel registro degli indagati sono finite 5 persone tra cui 3 carabinieri. Secondo gli inquirenti, l'omicidio sarebbe avvenuto all'interno della caserma di Arce. Ora sarà il Gip a decidere sugli elementi raccolti dalla Procura di Cassino. Non solo.
All’omicidio della studentessa è collegato il suicidio del carabiniere Santino Tuzi. Per gli inquirenti il brigadiere sarebbe stato istigato a uccidersi. La mattina in cui Serena è scomparsa, Tuzi avrebbe visto la ragazza entrare nella caserma di Arce da cui non sarebbe più uscita. Ma i familiari del carabiniere scomparso continuano a non credere al suicidio. Le interviste al carrozziere Carmine Belli (in un primo momento accusato ingiustamente di aver assassinato Serena) e a Maria Tuzi, figlia del carabiniere Santino. 
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Svolta nell'omicidio di Serena Mollicone: la conferma nella superperizia del Ris
Svolta nel caso di Serena Mollicone, la ragazza assassinata ad Arce nel 2001. Come riporta Angela Nicoletti su FrosinoneToday, "senza ombra di dubbio" la giovane "è stata aggredita, picchiata, stordita, legata mani e piedi nella caserma dei carabinieri di Arce". 
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CASO CUCCHI, IL GENERALE A CAPO DEI CORAZZIERI VERSO LA SOSTITUZIONE

Fonte: infodifesa.it

(di Antonio Massari e Valeria Pacelliper il Fatto Quotidiano) – La vicenda Cucchi imbarazza il Quirinale. E la Presidenza della Repubblica sta valutando di awicendare l’attuale capo dei Corazzieri, il generale dei carabinieri Alessandro Casarsa. Nel 2009 era comandante del gruppo Roma, dal quale dipendeva Francesco Cavallo, all’epoca capo dell’”ufficio comando” e oggi indagato per falso ideologico e materiale.
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https://infodifesa.it/caso-cucchi-il-generale-a-capo-dei-corazzieri-verso-la-sostituzione/

domenica 2 dicembre 2018

Timore del Gup

La mia chiave di lettura sulla strana richiesta che fece il pm nonostante tutte le storture che erano già evidenti tipo, l’assenza dell’interrogatorio richiesto nei termini, che comporta la nullità della richiesta di rinvio a giudizio, è

1) il timore che il Gup, visto il carteggio, poteva acclarare il non luogo a procedere come sicuro sarebbe stato e quindi non ci sarebbe mai stato nessun processo, portando altresì alla cancellazione dal 335;

2) il timore che i “testimoni” dell’accusa non avrebbero saputo raccontare determinate situazioni da loro già dette, (in un meraviglioso copia incolla - sta lì) ma mai spiegate, mai argomentate, ne mai circostanziate, ne mai risultate da pressione di un vero interrogatorio dinanzi al giudice, perché l’avvocato dell’imputato deve interrogarli e contro interrogarli, è un diritto inviolabile e sacro ;

Testi che si troverebbero anche di fronte ad un altro fatto da raccontare, dal momento che si proclamavano perennemente presenti, dovranno senz’altro esserci stati durante tutti i mesi in cui avvenivano altre situazioni. (Che però non conoscono perché non c’erano)

Per cui se c’erano (e non c’erano) saprebbero riconoscere terze persone (per forza presenti per mesi in alternativa emergerebbero dei reati veri e non miei) di cui a tutt’oggi i testi non conoscono: ne l’identità, ne il numero;
non la conoscono perché o c’erano e quindi saprebbero riconoscerli tutti o non c’erano questi “testi”, si scoprirà solo interrogandoli.

Dato che durante l’interrogatorio di garanzia del Gip ho depositato delle carte, è chiaro che a processo questo diverrà l’argomento principe.
Anche perché gira tutto su questa storia non su altre.
Dal quale discorso l’accusa si svicola minimizzando al pm. È agli atti.

Ed altro.

Una citazione al diretto avrebbe privato l'imputato di diritti civili e umani che non si possono assolutamente togliere.
E non vedrebbe interrogatorio dei testi che invece è indispensabile ai fini di far emergere tutta la verità.

È infatti solo durante il processo ordinario che il teste se ha dichiarato precedentemente il falso cade con tutte le scarpe.

*Il ministro Bonafede o chi lo succederà, mi dovrà spiegare questo fascicolo.
Per capire come siamo messi a Roma non possiamo continuare a non cambiare.
La maggioranza del paese ha votato il Governo del cambiamento e cambiamento deve essere. 

Giudizio immediato

È per capirci il processo che ha avuto la Sindaca di Roma Virginia Raggi e con il quale è stata assolta con formula piena.

Giudizio immediato 
Procedimento speciale disciplinato dagli artt. 453-458 c.p.p. Si contraddistingue per la mancanza dell’udienza preliminare e conseguentemente per l’accelerazione dell’instaurazione del dibattimento. 
Tipicamente il giudizio immediato viene richiesto dal Pubblico ministero quando la prova appare evidente, la persona sottoposta alle indagini viene interrogata sui fatti dai quali emerge l’evidenza della prova, e non sono trascorsi più di novanta giorni dall'iscrizione della notizia di reato nell'apposito registro. Tuttavia, anche l’imputato può fare istanza di giudizio immediato ai sensi dell’art. 419, co. 5, c.p.p. e rinunciare all’udienza preliminare: in tal caso il giudice dell’udienza preliminare non effettua alcun tipo di controllo ed emette il decreto di giudizio immediato.

L’udienza preliminare, in pratica è stata pensata dal Legislatore quale garanzia dell’imputato che ancora prima di vedersi giudicato nel merito davanti al Tribunale può contare nel vaglio del GUP (ovvero del Giudice dell’Udienza preliminare) che verificherà se vi sono gli elementi nel coacervo accusatorio raccolto dal PM durante le indagini, per sostenere l’accusa nel Giudizio (il processo per intenderci).

Inoltre, per la richiesta di Giudizio Immediato occorre che l’indagato sia stato chiamato a rendere INTERROGATORIO.

Avocazione processo penale

Avocazione. Diritto processuale penale 
Potere del procuratore generale di sostituirsi al pubblico ministeronei seguenti casi (art. 372 c.p.p.): quando per l’astensione o l’incompatibilità del magistrato designato non sia possibile provvedere tempestivamente alla sua sostituzione; nell’ipotesi in cui il capo dell’ufficio del pubblico ministero abbia omesso di provvedere alla sostituzione del magistrato designato per le indagini in una situazione obiettiva di inerzia dell’ufficio della procura; quando il pubblico ministero non eserciti l’azione penale o non richieda l’archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice; infine nel caso di delitti di associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, e nelle ulteriori ipotesi introdotte dalla l. n. 292/1991. Il potere di avocazione spetta anche al procuratore nazionale antimafia nei casi indicati dalla legge.

Fonte: Treccani.it

Quali sono i tempi

La richiesta deve essere depositata nella cancelleria del Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) e deve essere preceduta da un avviso di conclusione delle indagini preliminari indirizzato all’indagato.

La richiesta di rinvio a giudizio deve essere formulata dal pubblico ministero con dei tempi stabiliti. Il termine è di 6 mesi dalla data nella quale il nome dell’indagato è iscritto nel registro delle notizie di reato.

Per tipologie di delitti gravi o per quelli il cui significato fa sospettare atti di criminalità organizzata i tempi si allungano fino ad un anno. Il pubblico ministero ha in ogni caso la facoltà di richiedere una prorogasulle scadenze. Le indagini preliminari, al termine delle quali si può disporre l’archiviazione o la richiesta di rinvio a giudizio, non possono superare i 18 mesi (24 per reati gravi).


L’udienza preliminare dovrà vedere presenti il GUP, oltre che all’imputato, il suo difensore e il PM. Il suo significato è quello di filtrare, all’ingresso del processo penale, quei procedimento che non hanno una sufficienti elementi per poter procedere.
A seguito dell’udienza preliminare, se non si è fatta richiesta di rito alternativo, il giudice potrà emettere una sentenza di non luogo a procedere: in questo caso l’imputato sarà prosciolto dalle accuse. In caso contrario potrà seguire il rinvio a giudizio che darà avvio al dibattimento.

Infine, l’inosservanza del termine obbliga il procuratore generale presso la Corte d’Appello ad avocare il procedimento.

Il pm deve decidere se rinviare a giudizio o archiviare entro tre mesi dalla scadenza del termine per le indagini, pena l’avocazione del procedimento.

Alcuni pensano che, con la riforma del processo penalei tempi delle indaginisiano cambiati, ma in realtà non è così. I tempi sono gli stessi, ma sono più certiperché mentre prima, terminate le indagini, il pubblico ministero poteva conservare nel suo ufficio il fascicolo per mesi (o anni), fino quasi a dimenticarlo (in tal modo contribuendo, in alcuni casi, alla prescrizione del reato), con la riforma del processo penale, dopo la scadenza del termine previsto per le indagini preliminari, il pubblico ministero avrà solo tre mesi di tempo (prorogabili a sei su autorizzazione del procuratore generale) per decidere se definire il procedimento con la richiesta di rinvio a giudizio o con una richiesta di archiviazione. L’inerzia del pubblico ministero è punita con l’avocazione delle indagini al procuratore generale: ma vediamo nello specifico cosa significa.

Prima della riforma il pubblico ministero, scaduti i termini, aveva un solo limite: non poteva più investigare perché tutte le prove raccolte  (oltre il termine di scadenza delle indagini preliminari) sarebbero state inutilizzabili nel processo (e, quindi, di fatto, inutili). Poteva però trattenere il fascicolo presso la sua segreteria e riflettere, senza alcun limite di tempo, su come definire il procedimento (se con una richiesta di rinvio a giudizio o con una richiesta di archiviazione).

Con la riforma (ferma restando la inutilizzabilità delle prove raccolte oltre il termine di scadenza delle indagini preliminari), il pubblico ministero, decorso il termine, dovrà decidere cosa fare entro tre mesi (prorogabili a sei mesi, purché con l’autorizzazione del procuratore generale). La cosa importante è che la riforma non ha previsto solo la regola ma anche il rimedio in caso di violazione: se il pubblico ministero non decide se rinviare a giudizio l’imputato o chiedere l’archiviazione entro i tre (o i sei) mesi, il procedimento sarà avocato dal procuratore generale (cioè sarà materialmente sottratto al pm inerte) [3].


La domanda sorge spontanea

Se il Gip non concede al pm la richiesta di proroga misura a settembre 2013 e scrive notificando alla parte che le indagini sono chiuse e si rigetta la richiesta del pm alla misura motivandola così:
Si rigetta la domanda del pm non essendo la parte stata rinviata a giudizio nei termini di legge.
Settembre 2013 (seconda notifica la stessa ci fu già a giugno 2013 circa).
Come fa il pm a fare una richiesta di rinvio a giudizio altri 7 mesi dopo se era già a giugno 2013 fuori dai termini di legge? E perché da settembre 2013 non verrà più notificato nulla ne alla parte ne ai legali?

Ricordando che l’istituto della contumacia, in virtù della Legge n. 67 del 2014, non esiste più.

Premesso ciò l’interrogatorio richiesto dalla parte nei termini di 20 giorni non è mai stato notificato e non è quindi mai stato celebrato rendendo nullo, come più volte ho scritto,  qualsiasi rinvio a giudizio anche futuro.


La chiusura delle indagini preliminari costituisce un momento particolarmente importante: non solo perché è in quel momento che l’indagato viene a conoscenza di essere sottoposto ad un procedimento penale ma anche perché è proprio dalla notifica dell’avviso che l’indagato ha a disposizione un termine di 20 giorni per esercitare una serie di facoltà difensive come la richiesta di essere Interrogato dal PM (il PM è l’organo che svolge e dirige le indagini), il deposito di memorie difensive, la richiesta di compiere altre indagini.

Dopo i 20 gg.

Sarà il GUP a decidere se l’Imputato dovrà essere rinviato a giudizio – cioè essere sottoposto al vero e proprio processo dove saranno sentiti i testimoni, i consulenti e gli investigatori (polizia, carabinieri, guardia di finanza, etc) che si terrà poi davanti al Tribunale,   oppure essere prosciolto (non si farà il processo). Per completezza di informazione è utile sapere che per taluni reati manca l’udienza preliminare e si va direttamente al vero e proprio processo.

Se il p.m. non esercita l'azione penale o non richiede l'archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice, gli atti di indagine preliminare compiuti dopo la scadenza del termine non possono essere utilizzati.
Quindi le indagini preliminari si chiudono con la richiesta di archiviazione o con la richiesta di rinvio a giudizio. Con l'archiviazione il p.m. si sottrae dall'esercizio dell'azione penale. 

Il giudice, quando non accoglie, dispone, sempre con ordinanza, che, entro due giorni dalla formulazione dell'imputazione, il giudice fissa con decreto l'udienza preliminare.
Si realizza in tal modo il controllo giurisdizionale sull'esercizio dell'azione penale indispensabile per garantirne l'obbligatorietà e nel contempo il rispetto del principio di legalità e del principio di eguaglianza.
L'ordinanza di archiviazione è ricorribile per cassazione solo nei casi di nullità previsti dall'art. 127,5 c.p.p.
L'art. 414 c.p.p. prevede una riapertura delle indagini dopo il decreto di archiviazione in quanto dopo tale provvedimento il giudice può autorizzare con decreto motivato la riapertura delle indagini su richiesta del p.m. sempreché questa richiesta sia giustificata dalla esigenza di nuove investigazioni. L'esigenza di nuove investigazioni è riferibile pure alla necessità di colmare lacune investigative mediante acquisizione di elementi probatori che avrebbero potuto essere in precedenza assunti dal p.m., mentre non pare consentita la riapertura delle indagini in seguito ad una nuova e diversa valutazione degli stessi elementi probatori in precedenza acquisiti posto che nella nozione di nuove investigazioni non può ricomprendersi una valutazione diversa delle stesse investigazioni.
Se non vi è richiesta di archiviazione, l'atto conclusivo delle indagini preliminari è dato dalla richiesta di rinvio a giudizio, la quale ai sensi dell'art. 417 c.p.p. deve contenere:
a) la generalità dell'imputato o le altre indicazioni che valgono ad identificarlo nonché le generalità della persona offesa dal reato qualora ne sia possibile l'identificazione;
b) l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare l'applicazione di misure di sicurezza con l'indicazione dei relativi articoli di legge;
c) l'indicazione delle fonti di prova acquisite;
d) la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio;
e) la data e la sottoscrizione. 
La richiesta di rinvio a giudizio comporta la formulazione dell'imputazione soggettivizzata e, di conseguenza, l'esercizio dell'azione penale determinando la chiusura del procedimento e l'instaurazione del processo penale. All'esito delle indagini preliminari il p.m., se non deve formulare richiesta di archiviazione, fa notificare alla persona sottoposta alle indagini e al difensore avviso della conclusione delle indagini preliminari. Tale avviso contiene la sommaria enunciazione del fatto per il quale si procede, delle norme di legge che si assumono violate, della data e del luogo del fatto, con l'avvertimento che la documentazione relativa alle indagini espletate è depositata presso la segreteria del p.m. e che l'indagato e il suo difensore hanno facoltà di prenderne visione e di estrarne copia. L'avviso contiene altresì l'avvertimento che l'indagato ha facoltà, entro il termine di 20 giorni, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa a investigazioni del difensore, chiedere al p.m. il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto a interrogatorio. Se l'indagato chiede di essere sottoposto a interrogatorio il p.m. deve procedervi.
La richiesta di rinvio a giudizio è nulla se non è preceduta dall'avviso, nonché dall'invito a presentarsi per rendere interrogatorio, qualora la persona sottoposta alle indagini abbia chiesto di essere sottoposta a interrogatorio.


In-Giustizia

Xxxxxxx Xxxxxxxxx
prendiamo la parte buona di ciò che mi è capitato.

Se non mi capitava non avrei mai scoperto che nella giustizia non si agisce sempre correttamente così nel 2014 sento altre vicende che partono da molti anni prima e vado ad acquisire documenti.

Lì studio, li ristudio e trovo il tutto surreale.
Accanimento; false accuse; manipolazioni; sparizioni di documenti importanti; arresti ingiusti che sono a mio parere, un sequestro di persona non un’arresto valido;
poi scopro ancora altro.

Più smucino più vengono alla luce cose scorrette e gravi, erano ancora in corso e decido di mettere uno stop e fare una istanza di 300 pagine al procuratore capo a partire da fatti lontani fino a quelli in corso.

Il lato “buono” di ciò che ho subito io è che se non lo avessi vissuto SULLA MIA PELLE non sarei mai andata a spulciare altre situazioni.

La buona giustizia è quella che usa soldi pubblici per cercare la verità, non quella che la usa per mettere in fila persone e fatti alterati per accusare qualcuno e per tentare di screditarlo anche con l’uso della stampa finanziata anch’essa da denaro pubblico.